L’India trova nell’AI una nuova via di dialogo con il Sud Globale

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Dopo l’edizione di Parigi nel 2024, la scelta di Nuova Delhi come sede dell’AI Impact Summit rappresenta un segnale politico preciso. Il dibattito globale sull’intelligenza artificiale approda nel Paese più popoloso al mondo e in uno degli interlocutori più attivi del Sud globale.A Delhi si sono riuniti Narendra Modi, Emmanuel Macron, Sam Altman, Sundar Pichai, Dario Amodei e altri leader dell’ecosistema tecnologico globale. La presenza dei vertici di OpenAI, Google e Anthropic conferma che la frontiera dell’innovazione resta in larga parte statunitense. Ma la cornice indiana modifica il contesto del confronto: non più solo regolazione europea e competizione sino-americana, ma accesso, infrastrutture e scala demografica.Con 1,4 miliardi di abitanti, l’India non è soltanto un mercato, è un moltiplicatore. Integrare centinaia di milioni di persone nella digital economy significa incidere su lavoro, servizi pubblici, formazione e governance dei dati. In questo quadro si inserisce anche l’intervento del presidente francese Emmanuel Macron, che ha richiamato la necessità di un’intelligenza artificiale capace di tutelare la sovranità e orientata al bene comune, in linea con l’impostazione europea dell’AI Act e con il rafforzamento del partenariato tecnologico tra UE e India.Per Nuova Delhi, però, il summit è soprattutto uno strumento di posizionamento. Durante il G20 del 2023, l’India aveva già cercato di accreditarsi come ponte tra Occidente e Sud globale. Ospitare un forum sull’AI significa estendere quella funzione alla tecnologia che più di ogni altra inciderà sugli equilibri economici. Il nodo non è solo chi sviluppa i modelli, ma chi controlla infrastrutture, capacità computazionale e flussi di dati nei Paesi emergenti.Nel discorso pubblico del summit ricorre l’idea di un’AI al servizio dello sviluppo e del rispetto della sovranità. È un messaggio che parla al Global South, interessato ai benefici della trasformazione digitale ma attento a non dipendere esclusivamente da piattaforme e standard definiti altrove.È il contesto internazionale a rendere questa scelta ancora più significativa. Negli stessi giornidell’AI Summit, la Cina ha fatto una grande dimostrazione di robot umanoidi capaci di eseguire arti marziali durante lo Spring Festival Gala, una dimostrazione simbolica della propria capacità tecnologica. Se Pechino vuole mostrare superiorità tecnologica, Delhi si pone come mediatrice offrendo una piattaforma di confronto tra governi e aziende.Nuova Delhi si presenta dunque come una sorta di “terza via” nell’intelligenza artificiale,distinta sia dall’approccio cinese che da quello statunitense. Secondo un’analisi pubblicata da Rest of World, l’evento è stato costruito attorno alla promessa di democratizzare l’AI e dare voce alle esigenze dei Paesi del Sud globale, proponendo un modello orientato al bene pubblico e allo sviluppo piuttosto che alla pura competizione tecnologica tra superpotenze. Pur restando aperta alla collaborazione con le grandi aziende tech, l’India cerca di spostare il dibattito da una concentrazione di risorse e potere verso un uso dell’AI più equo, accessibile e orientato alle esigenze concrete di istruzione, salute e servizi pubblici nei Paesi emergenti.Portare i protagonisti dell’intelligenza artificiale nella capitale indiana significa riconoscere che la partita non si gioca esclusivamente tra Washington e Pechino, ma si gioca anche nei Paesi che rappresentano la maggioranza demografica del pianeta e che possono orientare standard, mercati e alleanze.In questo senso, l’AI Impact Summit non è stato solo un evento tecnologico, ma un passaggio nella competizione per definire chi e con quali regole guiderà l’espansione dell’intelligenza artificiale nel Sud globale.