Omicidio Rogoredo, fermato il poliziotto Cinturrino

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Il poliziotto Carmelo Cinturrino detto Luca si trova in stato di fermo. L’assistente capo di Polizia è accusato dell’omicidio volontario di Abderrahim Mansouri, ucciso il 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo. Il fermo dovrà essere convalidato dal giudice delle indagini preliminari. È quindi crollata – salvo sorprese come il ritrovamento del dna della vittima sulla scacciacani che era accanto al cadavere – la versione che l’uomo fosse armato e che il poliziotto abbia sparato “«per paura». La Beretta 92 col tappo rosso, secondo quanto ricostruito a ora, è stata posta accanto a Mansouri agonizzante. Gli investigatori della Squadra mobile stanno verificando le accuse che amici e conoscenti della vittima hanno rivolto in sede di indagine difensive all’assistente capo, descritto come un «taglieggiatore» dei pusher del boschetto di Rogoredo e protettore di altri, al Corvetto, dove abita.La procuraIl provvedimento, spiega la Procura, si fonda «sugli approfondimenti investigativi condotti dalla Squadra mobile» e dalla Polizia scientifica. In particolare su testimonianze, interrogatori, «analisi delle telecamere e dispositivi telefonici». Oltre ad accertamenti «”di natura tecnico scientifica, che hanno permesso di ricostruire la dinamica dell’evento». Le indagini, passate per complesse analisi, tra cui gli interrogatori degli altri quattro agenti presenti quel pomeriggio al controllo anti spaccio e indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso, hanno accertato che quella pistola, poi risultata una replica a salve, sarebbe stata messa successivamente sul luogo del delitto. Cinturrino, infatti, avrebbe detto al collega, che era poco dietro di lui quando ha sparato, di andare in commissariato a prendere uno zaino e lì dentro ci sarebbe stata quella pistola.Il moventeLo stesso 42enne avrebbe mentito ai colleghi dicendo di aver subito allertato i soccorsi e invece lo avrebbe fatto 23 minuti dopo. Mansouri voleva denunciarlo, perché lo avrebbe taglieggiato chiedendogli il pizzo, soldi e droga, fino a 200 euro e cinque grammi di cocaina al giorno, e lui negli ultimi mesi si sarebbe rifiutato. Presunte condotte illegali e borderline che il 42enne avrebbe messo in atto anche contro altri pusher e tossicodipendenti della zona Rogoredo-Corvetto. Il provvedimento di fermo è motivato con il pericolo di fuga.L’avvocataL’avvocata Debora Piazza, legale di parte civile assieme al collega Marco Romagnoli dei familiari di Mansouri, chiede di indagare anche sugli altri agenti. «Penso che il fermo di Cinturrino sia solo l’inizio. Bisogna fare molta attenzione. Non penso che sia stato l’unico ad agire ma insieme ad altre persone suoi colleghi. È necessario approfondire tutto», dice all’agenzia di stampa Agi. La posizione di Centurrino si è aggravata quando sono emerse diverse incongruenze nel suo racconto e in quello degli altri 4 agenti che erano con lui, accusati di favoreggiamento e omissione di soccorso.L’ipotesiL’ipotesi emersa dalle indagini della Squadra Mobile e del pm Giovanni Tarzia è che sia stata organizzata una messinscena per far credere che Cinturrino avesse sparato perché intimorito da un’arma, poi rivelatasi a salve, impugnata dalla vittima. La Beretta giocattolo sarebbe invece stata portata solo dopo l’omicidio dagli stessi agenti. L’omicidio potrebbe trovare un movente nei rapporti tra omicida e vittima relativi al controllo nella piazza dello spaccio a Rogoredo.La versione degli amiciMansouri, secondo il racconto degli amici , a un certo punto aveva rifiutato di dare altro denaro e droga – qualcuno ha parlato di 200 euro e 5 grammi di cocaina al giorno – a Cinturrino e sarebbe nata una persecuzione da parte del poliziotto nei suoi confronti, tanto che il marocchino aveva raccontato di averne paura (il suo legale Debora Piazza gli aveva consigliato di acquistare una telecamera per riprendere i loro incontri ma Mansuori aveva prima acconsentito, poi aveva cambiato idea) . L’analisi del telefono del poliziotto e dei quattro colleghi che erano con lui servirà per capire perché, dopo lo sparo, quel pomeriggio un agente fu mandato a prendere uno zaino in commissariato. Dove si ritiene fosse stata posta la scacciacani. Ma serviranno anche a capire, con tabulati e chat, i reali rapporti tra Cinturrino e gli spacciatori.La telefonataL’assistente capo avrebbe chiamato il 112 solo 23 minuti dopo lo sparo, mentendo ai colleghi dicendo loro che l’aveva già fatto. Minuti preziosi che avrebbero forse potuto salvare la vita al 28enne. I soccorritori lo trovarono infatti ancora vivo e morì all’arrivo di una seconda ambulanza. «E’ stato lasciato morire come un cane», aggiunge il suo legale.L'articolo Omicidio Rogoredo, fermato il poliziotto Cinturrino proviene da Open.