Dopo la sentenza della Corte costituzionale in merito alla nomina dei consulenti dei difensori, è ripreso a Roma, dopo lo stop dello scorso ottobre, il processo sul sequestro, le torture e l’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore scomparso in Egitto dieci anni fa, il 25 gennaio 2016, e ritrovato senza vita, con visibili segni di tortura, il 3 febbraio seguente, lungo la strada tra il Cairo e Alessandria. Mancano ormai poche udienze alla fine del processo, con una sentenza che la famiglia aspetta da anni: “Ora sappiamo che anche gli eventuali consulenti delle difese degli imputati verranno pagati dallo Stato italiano, così come i difensori: il processo può riprendere”, aveva sottolineato l’avvocata della famiglia, Alessandra Ballerini, insieme ai genitori di Giulio, Paola e Claudio Regeni, fuori dalla città giudiziaria di piazzale Clodio, prima dell’inizio della nuova udienza. Poi, in Aula, davanti alla Prima Corte di Assise, è iniziata con il giuramento di un perito nominato dalla Corte la nuova udienza del processo che vede imputati quattro 007 egiziani. Ovvero, Usham Helmi, il generale Sabir Tariq e i colonnelli Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, accusati del reato di sequestro di persona pluriaggravato (mentre al solo Sharif sono contestati anche i reati di concorso in lesioni personali aggravate e di concorso in omicidio aggravato, ndr). Così come già avvenuto per diversi teste secretati nel corso del processo, sentiti in modalità protetta per ragioni di sicurezza, anche il perito nominato dalla Prima Corte di Assise di Roma ha accettato l’incarico dietro un paravento, senza mai comparire, in modo che fosse tutelata la sua identità. Si occuperà di tradurre dall’arabo all’italiano due verbali di interrogatorio nel processo. “Non credo sia accaduto molte volte che un perito nominato dalla Corte si sia dovuto nascondere dietro a un paravento per ricevere l’incarico e senza neanche poter declinare le proprie generalità, e far vedere il proprio volto”, ha sottolineato al termine dell’udienza l’avvocata Ballerini. Per poi rivendicare: “Al di là di chi pensa a livello italiano o europeo che l’Egitto sia un Paese sicuro, è evidente che non sia così: non lo è per i testimoni, per i periti e consulenti, e non lo è stato per Giulio”. Poco prima, in Aula, la stessa Ballerini si era riservata di comunicare nei prossimi giorni la nomina del consulente, spiegando: “Abbiamo delle difficoltà ad individuare un consulente perché c’è un clima di paura: i cittadini egiziani temono di mettere il nome in questo processo, se lavorano in Egitto altrettanto. Ora stiamo prendendo contatti con un’università. Speriamo di arrivare a breve nominarlo”. I giudici hanno così concesso tre mesi di tempo al perito per completare la traduzione di alcuni atti in lingua araba, così la Corte ha fissato la prossima udienza per l’8 giugno, quando è previsto l’esame in Aula in contraddittorio del perito. La requisitoria del pm Sergio Colaiocco è stata invece fissata per il 23 e 24 giugno, quando interverranno anche le parti civili. Mentre le difese degli 007 prenderanno la parola il 13 e 14 luglio. La sentenza potrebbe a questo punto arrivare a settembre, subito dopo la pausa estiva. “Siamo certamente affaticati, ma vicini alla meta, pieni di energia e sicuramente anche il documentario ci ha dato una nuova energia e anche voi: chi ha pensato che diluire il tempo avrebbe sfilacciato in qualche modo la scorta mediatica e affettiva che abbiamo intorno si è sbagliato perché ha funzionato per contagio e siete sempre più numerosi”, ha concluso Ballerini, accanto ai genitori. L'articolo Regeni, riprende il processo: il perito dietro il paravento. Avvocata Ballerini: “Clima di paura, l’Egitto non è paese sicuro” proviene da Il Fatto Quotidiano.