Dom, 5 Apr 2026Tutti gli argomenti sul tavolo saranno affrontati esclusivamente dopo le elezioni del 22 giugno e non si escludono modifiche anche strutturali.DiRedazioneCondividi l'articolo(Foto: TIZIANA FABI/AFP via Getty Images)Con l’addio di Gabriele Gravina alla FIGC si ferma, almeno per il momento, il discorso legate alle riforme. Si va da quella per il calcio giovanile presentata otto giorni prima di Italia-Irlanda del Nord a quella arbitrale, che ormai l’ex presidente federale voleva terminare entro la fine di questa stagione per poi attuarla dall’inizio della prossimaCome riporta l’edizione odierna de Il Messaggero, la riforma del settore giovanile non prometteva nessuna cambiamento epocale e drastico, ma comunque introduceva nuove metodologie di allenamento per i bambini di fascia di età 5-12 anni con l’obiettivo di aumentare il livello tecnico delle nuove leve, accantonando la tattica. Ma ora dovrà essere il nuovo numero uno del calcio italiano a decidere se confermarla in toto e portarla avanti, effettuare qualche modifica o metterla definitivamente in standby. Sicuramente ci rimarrà fino all 22 giugno, giorno delle elezioni. Ma potrebbe diventare tema per la campagna elettorale che inizierà, almeno quella ufficiale, dal 13 maggio, giorno ultimo per presentare le candidature.Ovviamente non si parla di una riforma che dovrà dare immediatamente i suoi frutti visto che lavora sul futuro di quelli che oggi sono bambini, ma che un domani, almeno si spera, possano costituire una base importante per il calcio italiano, sia per quanto riguarda i club nostrani, ma soprattutto per la Nazionale. Ma la voglia di cambiare, almeno quella espressa dopo l’ennesima delusione Mondiale, potrebbe portare in FIGC un nuovo presidente completamente diverso, almeno nella visione del futuro, da Gravina andando a cambiare tale riforma, che comunque vedrà una definizione più lunga rispetto ai tempi previsti dall’ex numero uno della Federcalcio.Infine, c’è il capitolo arbitri che rischia di essere anche più scivoloso per il futuro presidente FIGC. Nelle intenzioni di Gravina questa riforma, che avrebbe portato i direttori di gara nel professionismo e fuori dall’area di controllo dell’AIA e sotto l’ombrello della FIGC, avrebbe dovuto vedere la luce nelle prossime settimane ed essere attuata per l’inizio della prossima stagione. Per questo l’intenzione era di creare una società partecipata al 100% dalla Federazione che raccogliesse i direttori di gara di vertice con contratto di base autonomo per i nuovi e a tempo determinato per quelli con più esperienza. Un consiglio d’amministrazione indipendente con tre componenti al quale spetterà il compito di nominare un designatore, un direttore tecnico e con un budget iniziale di 20 milioni. Ma ora il rischio che salti tutto l’impianto è più concreto che mai.Con l’addio di Gravina è molto probabile che questa riforma salti completamente, anche perché comunque il lavoro da fare rimane molto, soprattutto nel trovare un accordo con l’AIA, non proprio felice di vedersi sottrarre il controllo sulla formazione e promozione degli arbitri. Inoltre, l’associazione arbitri per il momento è retta dal vicepresidente vicario Francesco Massini perché il numero uno Antonio Zappi è stato inibito per 13 mesi per le presunte pressioni esercitate sui responsabili degli organi tecnici di Serie C e Serie D, con l’obiettivo di favorire alcune nomine. Zappi dopo aver perso l’appello ha perso anche quello al Collegio di Garanzia dello Sport del CONI che ha respinto la richiesta di sospensiva confermando la sanzione. Insomma, il calcio italiano a vari livelli è privo dei suoi vertici e attendere fino al 22 giugno, giorno delle elezioni federali, non fa altro che far slittare quelle poche riforme che erano sul tavolo negli scorsi mesi.Developed by 3x1010