Gli 8 Paesi big del petrolio danno l’ok all’aumento di produzione, ma rischia di rimanere su carta se Hormuz non si sblocca

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Il mercato del petrolio rimane sotto ghiaccio in attesa che il blocco dello Stretto di Hormuz – dovuto alla guerra scatenata da Usa e Israele in Iran – trovi una risoluzione che al momento non si vede all’orizzonte. Così l’Opec+, il comitato che riunisce gli 8 principali Paesi produttori, ha disposto un aumento delle quote di produzione di 206mila barili al giorno a partire da maggio, ma si tratta di una decisione che potrebbe rimanere sulla carta perché al momento è interrotto l’export da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Iraq, cioè gli unici Stati che potrebbero aumentare in modo significativo l’output. Gli altri componenti dell’Opec+ – oltre ad Arabia ed Emirati – sono Russia, Kuwait, Kazakistan, Nigeria, Algeria e Venezuela.In una dichiarazione congiunta il comitato sottolinea “qualsiasi azione che comprometta la sicurezza dell’approvvigionamento energetico, sia attraverso attacchi alle infrastrutture sia attraverso l’interruzione delle rotte marittime internazionali, aumenta la volatilità del mercato e indebolisce gli sforzi collettivi per sostenere la stabilità”. E’ “cruciale garantire la sicurezza delle rotte marittime internazionali per assicurare un flusso ininterrotto di energia” aggiunge il comunicato. Quanto al danneggiamento delle infrastrutture energetiche, i Paesi Opec+ ricordano che il ripristino degli impianti “è costoso e richiede tempo” quindi incide sulla disponibilità complessiva dell’offerta. La prossima riunione dell’organismo è fissata per il 7 giugno, tra due mesi.Non c’è bisogno di precisare che il commercio di petrolio e gas è il fattore di maggiore incertezza per i mercati che riapriranno dopo la pausa per le feste di Pasqua. La questione delle materie prima resta al centro dei timori di una fiammata dell’inflazione ed un ritorno alla politica restrittiva delle banche centrali. Resta elevata, secondo gli analisti, la probabilità che lo shock energetico dovuto alla guerra in Iran si trasmetta all’economia globale. Tutto questo mentre, in queste ore, Trump pronostica un possibile accordo, in verità basato su non si sa quali fattori.Nel giorno di pasquetta la maggior parte dei mercati europei rimarrà chiusa, mentre quelli degli Stati Uniti saranno aperti. E lunedì rappresenta anche la scadenza dell’ennesimo ultimatum di Trump all’Iran, anche se c’è da osservare che questo elemento non è stato preso in considerazione nel suo ultimo discorso alla Nazione per quanto abbia ribadito poi il concetto nel giorno di Pasqua in un’intervista a Fox e – con toni da film con Steven Seagal, “aprite quel maledetto Stretto, bastardi” – anche sui social.Nell’Eurozona sono state riviste al ribasso le stime sulla crescita del Pil con un’ipotesi di recupero nel 2027, mentre la Bce attende gli indici Pmi (anche dell’Italia) per capire cosa fare sui tassi d’interesse. Sullo stato di salute dell’economia Stati Uniti, invece, bisognerà i dati del Pil (giovedì), dell’inflazione e dai dati settimanali sulle richieste di sussidi.L'articolo Gli 8 Paesi big del petrolio danno l’ok all’aumento di produzione, ma rischia di rimanere su carta se Hormuz non si sblocca proviene da Il Fatto Quotidiano.