Iran. ‘La missione più audace di sempre’, il salvataggio del pilota Usa. Ma Teheran punta sul logoramento

Wait 5 sec.

di Enrico Oliari –Per il presidente Usa Donald Trump l’operazione di salvataggio del pilota dell’F-15 abbattuto in Iran due giorni fa è stata “una delle più audaci della nostra storia”, e sul social Truth ha spiegato che “abbiamo salvato il pilota, gravemente ferito e davvero coraggioso, dalle profondità delle montagne dell’Iran. L’esercito iraniano lo stava cercando con insistenza, in gran numero, e si stava avvicinando. È un colonnello molto rispettato”.Trump, tuttavia, si guarda dal raccontare come si sono realmente declinati i fatti, atteso che il salvataggio dell’uomo e quindi della sua vita è un fattore sempre positivo.A sollevare interrogativi è stato innanzitutto il New York Times il quale, pur sottolineando che non vi sono state vittime tra i membri del commandos e dei soccorritori (almeno questa è la versione ufficiale), ha fatto notare che vi è stato un ampio impiego di uomini, “centinaia”, e di velivoli di ogni genere, con bombardamenti e scontri a fuoco scontro a fuoco, nonché perdite materiali non indifferenti.Da parte iraniana è stato riportato che vi sono stati 9 morti e 8 feriti per il fuoco Usa nella provincia di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad, compresi civili, mentre il “materiale” perso dagli Usa, oltre al F-15E Strike Eagle abbattuto (costo: 100 milioni di dollari), vede anche due elicotteri Black Hawk colpiti (costo: 6 milioni di dollari l’uno), e due aerei da trasporto Lockheed C-130 Hercules (costo: 50 milioni di dollari l’uno) atterrati su una pista non asfaltata e quindi rimasti bloccati nella sabbia, fatti esplodere per non lasciarli al nemico.In sintesi il costo dell’operazione, al netto dei costi di intelligence e personale militare, ma anche del rischio a cui i soccorritori si sono esposti, è importante: essendo inferiore per potenza di fuoco, la Repubblica Islamica dell’Iran ha trasformato gli alti costi del conflitto e la crisi energetica conseguente alla chiusura dello Stretto di Hormuz in un’arma micidiale, che si sta ripercuotendo in termini di spesa e di consenso proprio sul presidente Usa.Nell guerra di propaganda la Casa Bianca minimizza le perdite statunitensi e lo stesso Donald Trump ha parlato in più occasioni di forze militari iraniane azzerate, ma la realtà continua a mostrare una forte capacità di resilienza che porta a dedurre una realtà ben diversa da quella raccontata. C’è sempre chi è disposto a credere che la portaerei Uss Ford si trovi a Creta per 14 mesi di riparazioni a causa di un incendio nella lavanderia, e che la Uss Lincoln stia uscendo dal teatro di guerra per un “avvicendamento”, tuttavia a mandare in tilt lo Studio Ovale c’è il fatto che gli iraniani, che sono gli aggrediti, non vogliono proprio cedere, e che di giorno in giorno sfoderano missili e armamenti nuovi.