“La prima volta che sono entrato nella bottiglieria e mi sono messo il grembiule, mi è venuto naturale guardarmi intorno e chiedermi: e Antonello, dov’è?”. Claudio Amendola non nasconde l’emozione. Nel cuore di Roma, sul set ricostruito de I Cesaroni, il ritorno alla storica serie tv è segnato da una dolorosa, incolmabile assenza: quella di Antonello Fassari, lo storico e amato interprete di Cesare, scomparso negli ultimi due anni.In una lunga e intima intervista concessa a La Stampa, Amendola ha raccontato il carico emotivo di queste nuove riprese, che lo vedono impegnato non solo come protagonista ma anche come regista. “Mi è pesata tanto la sua mancanza”, confessa l’attore, prima di lasciarsi andare a un ricordo in stile Ghost, di profonda suggestione: “Anche se non c’è più, ho avuto l’impressione che stesse sempre lì, con noi. Non sono credente, ma la sua presenza positiva l’ho avvertita eccome, era vicino a me. È stato molto commovente“. Tra i due vi era un legame che andava oltre il set: “La nostra è stata un’amicizia profonda, vera, mi manca tantissimo”.Nonostante la perdita dell’amico, l’atmosfera sul set de I Cesaroni è carica di gioia e nostalgia. Amendola definisce questo momento della sua vita “felicissimo“, proprio per il ritorno di un progetto che considera “un pezzo importantissimo” della sua carriera. L’emozione è forte anche per aver ritrovato i giovani attori di un tempo, oggi adulti: “Federico ci è cresciuto, era il figlio più piccolo, aveva 6 anni, è uscito da lì che ne aveva 15 e ora ne ha 27. Matteo Branciamore era un ragazzino, ora è un quarantenne. Sul set si sono commossi, piangevano”. E lui, rispetto ai primi Cesaroni, come si sente? “Oggi sono forse nel periodo migliore della mia vita”, ammette Amendola, tracciando un bilancio esistenziale dei suoi sessant’anni. “Ho smussato tanti spigoli del mio carattere, sono più sereno, prima tendevo allo scontro. Oggi l’unico obiettivo che ho è farmi venire altre rughe d’espressione dovute alle risate”.La ritrovata serenità di Amendola si accompagna a una nuova fase della sua carriera attoriale. Attualmente è impegnato sul set di L’eterna luce del giorno, un dramma apocalittico diretto da Lorenzo Giovenga, in cui interpreta un padre, Renato, alle prese con una figlia affetta da SCID, una rara e letale malattia del sistema immunitario. Per salvarla, il protagonista la isola in una camera asettica, raccontandole che il mondo esterno è finito. “Quando ho letto il copione, ho detto loro: ma voi siete pazzi”, rivela l’attore, affascinato dal ruolo di antieroe solitario, paragonato a Itto Ogami del manga Kozure Okami. “Era tanto che non facevo un film drammatico… e poi questo è un film d’autore, fatto di atmosfere e silenzi”.Lavorare con un regista giovane e visionario lo ha riportato a un vecchio e prezioso consiglio di Marcello Mastroianni: “Mi disse: se continuerai a recitare e diventerai un vecchio attore, quando lavorerai con i registi giovani, non farti domande. È una frase che stavolta mi è tornata utile”. Un’umiltà maturata nel tempo, figlia di un percorso artistico iniziato con una spinta familiare ma consolidato dal talento. “Per decidere di essere un bravo attore ci ho messo un po’”, confessa Amendola ripensando agli esordi da giovane, caruccio e figlio d’arte in una Roma festante. “All’inizio la mia carriera è stata facilitata, poi ho iniziato a incontrare registi importanti… e allora mi sono detto forse ‘sto mestiere lo sto imparando bene”.L'articolo “Sul set ho sentito la presenza di Antonello Fassari. Non sono credente, ma l’ho sentito eccome, era vicino a me, è stato molto commovente”: la confessione di Claudio Amendola proviene da Il Fatto Quotidiano.