Alla ricerca di un “come farlo” progressista per il 2027: la mia proposta

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Davanti alle scadenze elettorali del prossimo anno provo a esporre le linee-guida di un approccio strategico all’appuntamento, che intercetti le energie positive attivate dal referendum del 22/23 marzo scorso. Tale operazione impone l’accantonamento di ricette burocratiche che negli ultimi decenni hanno prodotto sconfittismo a sinistra e riflessi condizionati pervicaci a vantaggio dell’opacità da establishment, che hanno scoraggiato e cannibalizzato energie preziose, quali il binomio standard “primarie-programma” ridotto a banalità; nella irrisolta sequenza di priorità riproduttiva del quesito che non porta da nessuna parte: “prima l’uovo o la gallina?”, Cui aggiungo per buon peso la barzelletta del mitico “governo ombra”, predisposto a favorire trade-off spartitori, che diventerebbero vincoli stringenti dopo l’ipotetica vittoria.Sicché, alla ricerca di una impostazione che non naufraghi sugli scogli delle Scille e Cariddi del passato, dichiaro subito le priorità che un radicalmente rinnovato “come fare” dovrebbe raggiungere: suscitare una vasta mobilitazione democratica e individuare un team di portavoce del messaggio emerso dalla consultazione popolare, da cui dovrebbe scaturire la leadership di governo a risultato raggiunto. Per fare questo rivisito alcune esperienze del passato che potrebbero essere utilmente riportate a nuovo, in parte avvenute nella vecchia Europa, in parte nel Nuovo Mondo quando i MAGA erano ancora là da venire: l’organizzazione del dibattito pubblico francese dopo la catastrofe SFIO (il crollo dei socialdemocratici) e l’emergere della premiership di François Mitterand; le esperienze made in USA in deliberative polling, promosse da James S. Fiskin (“compiere il passaggio da un’opinione grezza a una informata e consapevole”). Il tutto con il di più della spolverata di e-democracy recepita cum grano salis (Casaleggio e Grillo: alla larga). Lo schema che andrò a proporre presuppone l’adozione di tre apparati: i garanti, il network, il forum. Pronti? Via!L’organo dei garanti ipotizza il coinvolgimento di figure di riconosciuta competenza e onestà intellettuale (magari avanti negli anni ma ancora in buono stato) preposti ad attivare e poi a tenere in pista l’intera operazione, evitando la Scilla del prevalere di logiche correntizie e la Cariddi di imboscate delle nomenclature nosferatu dei partiti abbarbicati alle poltrone. Qualche nome random per farmi capire: Luciano Canfora, Donatella Della Porta, Claudio Magris, Luciana Castellina, Lucio Caracciolo. A cui affiancare alcune star mediatiche, la cui visibilità gioverebbe al buon esito del disegno, tenute a bada dal rischio di scadere a vedette dal prestigio e dall’autorevolezza dell’intera compagnia: Massimo Cacciari (se scende dai picchi solitari del benaltrismo), Barbara Spinelli (se evita eccessi di quell’ansia da protagonismo sfanculata dal rimpianto Camilleri, al tempo della sua candidatura al parlamento di Bruxelles nella lista L’Altra Europa con Tsipras del 2014), Fabrizio Barca (se si libera della nostalgia paterna tradotta nell’idealizzazione del PCI togliattiano) o Gustavo Zagrebelsky (se depone l’habitus baronale dell’accademico e relativa caduta nello stile comunicativo a birignao).Il network si deve articolare in una presenza capillare sul territorio nazionale di circoli in cui la discussione metta a fuoco i temi su cui ripristinare il rapporto tra la politica e i delusi dalla stessa. Ossia i tratti di un modello di società in cui riconoscersi e a cui ispirare la futura azione di governo; formulati in un format stringato e – al tempo stesso – mobilitante di cui è perfetto esempio l’art.1 della nostra Costituzione: “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”. Temi della discussione potrebbero essere – ad esempio – a) come avviare una campagna di liberazione dalla contro-rivoluzione Neoliberista e dall’opportunismo della Terza Via (con estromissione conseguente dei cacicchi e dei renziani incistati nel PD); b) quali alleanze sociali, lavoro compreso, potrebbero sostenere un’azione costituente di democrazia presa sul serio; c) come consolidare una società multietnica e multi-genere inclusiva e accogliente; d) come ipotizzare una collocazione dell’Italia alla fine del secolo americano. E così via.Il forum dovrebbe vagliare nelle modalità crowdsourcing le qualità dei portavoce che li renderebbero possibili leader nella fase successiva. Sotto due aspetti: l’integrità personale certificata dalla propria biografia, a prova di fake news e macchine del fango; il posizionamento che rende credibile una candidatura elettoralmente vincente. Ma qui mi fermo e passo la palla a chi ben più di me sa orientarsi nei meandri della democrazia digitale. E che il dio dei laici ci aiuti.L'articolo Alla ricerca di un “come farlo” progressista per il 2027: la mia proposta proviene da Il Fatto Quotidiano.