“Ti svegli alle tre di notte, non riesci a dormire e ti chiedi: ‘E se avessi fatto in modo diverso?’. Ecco perché si resta bloccati sempre negli stessi errori”: i consigli di Maria Beatrice Alonzi

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Hai ancora paura? Tutto comincia così, banalmente, in un luogo ordinario di una giornata ordinaria svolgendo una commissione ordinaria: la spesa al supermercato. Stiamo parlando dell’ultimo libro di Maria Beatrice Alonzi “Hai ancora paura” (edito da Sperling & Kupfer). Non un manuale di psicoterapia ma un testo narrativo che, attraverso il viaggio interiore di una persona alla scoperta e riconoscimento delle sue paure giunge a una nuova consapevolezza di sé stessa, fino a capire che anche le reazioni a piccoli eventi del suo quotidiano apparentemente fuori contesto nascondono qualcosa di molto più profondo. La paura.Ecco la scena che Alonzi immagina accadere al suo personaggio, in realtà un tu generico in cui chiunque si possa riconoscere: “Sei al supermercato. Martedì pomeriggio. Hai in mano il cestino con dentro tre cose: verdura, del pane, un detersivo. Roba veloce. Una toccata e fuga. La fila alla cassa è corta. Solo due persone davanti a te. Bene. Prendi il telefono. Scrolli. Alzi lo sguardo un attimo: la fila si è mossa. C’è una signora davanti a te. Non c’era prima, ne sei certa. È entrata da sinistra, ha fatto finta di niente, si è infilata. Il tuo corpo lo sa prima di te. Il respiro cambia. La mascella si serra. Le mani stringono il manico del cestino. ‘Scusi’ dici. La voce esce più alta di quanto volessi. ‘C’ero prima io’”.Questo banale scavalcamento alla cassa ha a che fare, in verità, con un’esperienza traumatica infantile che riemerge: la mancanza di ascolto e considerazione da parte dei genitori. L’innocuo episodio nasconde qualcosa di antico che amplifica l’accadimento. E’ la percezione di non esistere che si può aver vissuto da piccoli, invisibili ai genitori, ignorati su aspetti che non sono stati visti e accolti, diventa annichilimento o reazione spropositata. Perché hai ancora paura? Questo è l‘interrogativo post dall’autrice al personaggio, a cui rivolge domande che ciascuno potrebbe rivolgere a se stesso se sceglie di affrontare un percorso di riconoscimento e consapevolezza delle proprie paure spesso causate nell’infanzia.Spiega l’autrice a FqMagazine, che non è una psicologa ma un’analista del comportamento non verbale, esperta di etica della comunicazione e divulgatrice scientifica sui social: “La nostra vita si poggia su una serie di schemi funzionali alla nostra sopravvivenza e non al nostro benessere. La paura, anche se chiamata spesso in altri modi, guida le nostre scelte di oggi da così tanto tempo che crediamo sia parte del nostro carattere. Sbagliato. Il personaggio del mio libro prende quella paura e ci fa conti una volta e per sempre.”Dal sentimento della paura, che provochi immobilità, fuga o reazione eccessiva, si condizionano, secondo Alonzi le nostre scelte di vita adulte. Il viaggio interiore che compie la persona protagonista del suo libro, stimolato da una voce esterna che la accompagna e la guida si compie in più atti. Anzi, è come fosse la risposta a un interrogatorio che la spinge a fare i conti con il suo vissuto, ad aprire scomode scatole del passato per guardare cosa c’è dentro. Fino alla sentenza finale.Come riconoscere le proprie paure e il rapporto fra paura e scelte sbagliate per esempio? “Imparare a sentire che cosa urla nella nostra testa quando scegliamo, non come esercizio ma come esperimento. Per scoprire che oltre la paura si può comunque sopravvivere. La domanda allora non è più ‘perché capita sempre a me?’ o ‘perché non riesco a…’ ma ‘cosa sto scegliendo a causa di come sono cresciuto?’, risponde la scrittriceIl libro fa luce su tutto questo. Soprattutto quando si riscontra che il dolore resta quotidiano, radicato, invalidante. La strada per Alonzi si chiama psicoterapia ed è un atto di cura verso sé stessi. “Quello che si può fare ed è proprio ciò che il libro accompagna a fare – specifica – è imparare a riconoscere la paura: capire quando ci sta proteggendo da qualcosa di reale e quando invece sta rispondendo al presente come se fosse il passato, attivando allarmi per pericoli che non esistono più”. Alonzi fa poi riferimento a modi di dire sbagliati: come ‘superare la paura’. Precisa: “La paura non si supera, non si elimina, non si dovrebbe volerlo fare. La paura è un’emozione primaria, nasce con noi come specie, serve a tenerci in vita, attiva le nostre strategie di sopravvivenza più antiche”.Come fare allora a liberarsi di questi fardelli derivati da traumi infantili che non ci permettono di procedere per realizzare il nostro benessere? “Il punto di partenza non è il coraggio – risponde – ma il riconoscimento. Nominare la paura, darle un’età, chiedersi quando si è imparato per la prima volta a rispondere al mondo in quel modo. Non per colpevolizzare nessuno, ma per capire che quella strategia aveva senso allora. Oggi ci sta fermando”. Sui social Maria Beatrice Alonzi è presente su tutti le principali piattaforme e ha oggi quasi 2 milioni di follower: un osservatorio importante ma anche una grande opportunità per intervenire con consigli e suggerimenti in un linguaggio semplice e accessibile. Sono tanti, infatti, i giovani che le confidano il proprio disagio e che si sentirebbero giudicati in altri contesti nell’affermare che le scelte che fanno o hanno fatto non corrispondono a ciò che sentono davvero. “Le scelte mancate non scompaiono, si sedimentano. Si accumulano, diventano pensieri, ad anni di distanza, alle tre di notte, quando non riesci a dormire e ti chiedi: ‘e se avessi fatto in modo diverso?’, chiarisce l’autrice. Il suo è un racconto lucido e allo stesso tempo emotivo che si legge come un romanzo: perché tutti noi in fondo abbiamo ancora paura: “Questo è un libro che dovrebbero leggere tutti coloro che, almeno una volta, hanno avuto la sensazione di restare bloccati sempre negli stessi errori, in un eterno gioco di pensieri negativi.”L'articolo “Ti svegli alle tre di notte, non riesci a dormire e ti chiedi: ‘E se avessi fatto in modo diverso?’. Ecco perché si resta bloccati sempre negli stessi errori”: i consigli di Maria Beatrice Alonzi proviene da Il Fatto Quotidiano.