C’è una domanda che attraversa tutto il dibattito pubblico italiano, spesso evocata ma raramente affrontata fino in fondo: e allora? Dopo anni di analisi sul declino economico, sociale e istituzionale del Paese, il punto non è più capire cosa non funziona, ma decidere cosa fare. In diretta ai nostri microfoni Carlo Iannello parte proprio da qui e, assieme a Dino Giarrusso, abbiamo analizzato la questione ‘sistema’. Una possibile soluzione potrebbe risolversi mettendo al centro un’idea semplice ma ambiziosa: costruire un’agenda concreta per invertire la rotta. Non un’ennesima diagnosi, ma un tentativo di individuare soluzioni operative nei principali ambiti delle politiche pubbliche — dalla sanità all’energia, dall’università al lavoro. Sul fronte sanitario la critica è ancor più netta: l’attuale modello tende a premiare la cura della malattia più che la prevenzione della salute. Un’impostazione che, nel tempo, rischia di produrre un paradosso evidente – più malati significano più prestazioni, più spesa, più ‘sistema’. Da qui la proposta di un cambio di paradigma: incentivare i medici e le strutture a mantenere le persone in salute, non a intervenire solo quando la patologia si manifesta.Distorsioni del mercatoIl settore energetico è uno dei casi più emblematici di distorsione del mercato. Il meccanismo di formazione dei prezzi, legato a logiche di asta e all’ultimo costo marginale, può portare a situazioni in cui l’intero sistema paga l’energia al prezzo più alto, anche quando gran parte della produzione ha costi molto inferiori. Il risultato è un aumento generalizzato dei prezzi e la generazione di extraprofitti, in un contesto formalmente legale ma sostanzialmente squilibrato.Ed è proprio qui che emerge un altro tema centrale del dibattito: il significato della parola ‘legalità’. Se un sistema produce effetti percepiti come ingiusti, è sufficiente che sia conforme alle regole per essere accettabile? Oppure negli ultimi decenni si è assistito a uno slittamento del diritto, sempre più orientato a sostenere il mercato e la concorrenza piuttosto che a tutelare l’interesse generale?La riflessione si fa ancora più concreta quando si passa dagli esempi macro a quelli quotidiani: fenomeni tollerati, distorsioni normalizzate, zone grigie in cui la distanza tra legalità formale e realtà vissuta diventa evidente. Il filo conduttore resta uno: molte delle criticità attuali non sono casuali, ma il risultato di scelte precise – le cosiddette ‘riforme’ degli ultimi decenni. Per questo, la proposta non è quella di aggiungere nuovi interventi, ma in molti casi di invertire la direzione, ripensando alla radice i modelli adottati.Non si tratta di un percorso semplice. Ma è proprio dalla capacità di rispondere a quella domanda iniziale – e allora? – che passa la possibilità di immaginare un cambiamento reale.The post Senza legalità non c’è futuro: “Ecco l’unica via di uscita da un sistema marcio” | Con Carlo Iannello appeared first on Radio Radio.