Il peso del papa americano in una Pasqua drammatica. La riflessione di Cristiano

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Quest’anno la Pasqua cade in un momento drammatico, il momento nel quale più che mai in precedenza la religione sembra ammalare il mondo. Basta vedere quanto le guerre attualmente combattute siano sommerse da inni a divinità guerriere e da chiamate apocalittiche, per l’ormai imminente ultima battaglia tra bene e male. L’ Apocalisse, era un qualcosa di misterioso, ora ne parlano tutti, tanto che sorprende che ancora non ci sia il fanta-Apocalisse.Indubbiamente un tempo ci furono le Crociate, un papa disse “Dio lo vuole”. C’era anche un pensiero apocalittico dietro le Crociate, cronisti medievali credevano che la liberazione della Terra Santa fosse il preludio al Giudizio Universale. Più concreto, papa Urbano II, al Concilio di Clermont, disse che invece di combattersi in uno spazio angusto e assediato dalla peste, era meglio unirsi e andare a prendersi terre fertili, liberando I Luoghi Santi. Non mi sembra un discorso apocalittico.Per trovare traccia dell’Apocalisse nella politica dobbiamo andare ad altri tempi, alla Guerra del Golfo, all’invasione dell’Iraq: secondo un articolo apparso su The Guardian, firmato da Andrew Brown, George W.Bush avrebbe chiamato Jacques Chirac, al tempo Presidente della Francia, e gli avrebbe parlato in termini che lui non capì. Cosí Chirac chiamò i massimi esperti di cose religiose dell’Eliseo per essere aiutato: “mi ha parlato di gente strana, Gog, Magog, non ho capito ”. Quelli avrebbero concluso che il Presidente degli Stati Uniti si sarebbe ovviamente riferito alla battaglia finale, ad Armageddon, all’Apocalisse. Un fatto che sarebbe enorme e infatti ne hanno scritto in molti, riferendosi in molti casi a un giornalista che intervistò Chirac.Il patriarca moscovita Kirill la sua guerra metafisica contro il male non l’ha teorizzata in privato, ma in pubblico. L’Occidente era associato al Male, per sedere alla destra del padre occorreva combatterlo. Il Segretario alla Guerra degli Stati Uniti, Pete Hegset, nella prima preghiera mensile che ha istituito al Pentagono ha chiesto di pregare per una vittoria nel nome di Gesù e invocato da Dio “unità incrollabile e una violenza d’azione travolgente contro coloro che non meritano alcuna pietà”.La Radio Svizzera Italiana ci ha fatto sapere che Mikey Weinstein, fondatore e presidente della Military Religious Freedom Foundation, attiva da oltre vent’anni nella difesa della libertà religiosa all’interno delle forze armate statunitensi, ha lanciato l’allarme. Secondo Weinstein il fenomeno del fondamentalismo cristiano non può essere considerato come marginale. Infatti, dopo l’avvio dell’operazione militare contro l’Iran, la sua fondazione ha ricevuto in poche ore oltre 200 richieste di aiuto, in gran parte da militari che si sentono sotto pressione religiosa o che denunciano comandanti pronti a presentare il conflitto come parte di un disegno biblico legato all’Armageddon e alla fine dei tempi.Questo ci sorprende, come ci sorprende che negli Stati Uniti la spiritual adviser del presidente Trump, Paula White-Cain, nel giovedì Santo, il giorno dell’ultima cena, abbia associato il presidente a Gesù, dicendo che entrambi sono stati traditi e processati ingiustamente. Ci viene spontaneo dire che questa è blasfemia, per l’idea che, credenti e non credenti, abbiamo di Gesù.Nel cristianesimo, come in ogni religione, ci sono tante concezioni, anche incompatibili evidentemente. “Il 17 maggio 2026, invitiamo Americani da tutto il paese a radunarsi nel nostro National Mall per pregare e ringraziare”, ha detto nel suo intervento alla 74esima Colazione di preghiera. “Consacreremo (o ridedicheremo) di nuovo l’America a Dio”. Proviamo a pensare se Mattarella consacrasse o dedicasse l’Italia a Dio.La più importante Costituzione spirituale del Concilio Vaticano II, Gaudium et Spes, comincia così: “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore. La loro comunità, infatti, è composta di uomini i quali, riuniti insieme nel Cristo, sono guidati dallo Spirito Santo nel loro pellegrinaggio verso il regno del Padre, ed hanno ricevuto un messaggio di salvezza da proporre a tutti. Perciò la comunità dei cristiani si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia”.Così ritengo che la portata di questa Pasqua stia già nell’omelia del giovedì Santo, usualmente trascurata nell’attesa di quella domenicale: “Col suo gesto, infatti, Gesù purifica non solo la nostra immagine di Dio dalle idolatrie e dalle bestemmie che l’hanno sporcata, ma purifica la nostra immagine dell’uomo, che si ritiene potente quando domina, che vuole vincere uccidendo chi gli è uguale, che si ritiene grande quando viene temuto. Vero Dio e vero uomo, Cristo ci dà invece un esempio di dedizione, di servizio e di amore”. Il fatto che Leone sia il primo papa americano oggi mi sembra l’ indicazione che ci avvicina, non ci allontana.