Zanzare a primavera, l’impatto del cambiamento climatico in Italia

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“A causa degli evidenti cambiamenti climatici, le malattie trasmesse da zanzare e zecche non sono più un fenomeno occasionale né confinato ai soli mesi estivi o primaverili oppure dovute ai viaggi nei Paesi tropicali. Il cambiamento climatico sta modificando in maniera prevalente  la diffusione dei vettori e quindi la circolazione dei virus associati”. A dirlo a LaSalute di LaPresse è Massimo Ciccozzi, epidemiologo dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, che accende i riflettori sul ritorno delle zanzare già a primavera e sulla minaccia delle arbovirosi.Arbovirosi in Italia, in numeri“Dengue, West Nile, Chikungunya ed encefalite da zecche (TBE) sono oggi una realtà anche in Italia, con alcune regioni e zone delle regioni che possono ormai essere considerate endemiche, grazie alla stanzialità dei serbatoi di questi virus: gli uccelli selvatici. A causa dei cambiamenti climatici i volatili hanno cambiato le loro rotte migratorie. E i dati della sorveglianza nazionale coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità confermano un quadro in evoluzione”, segnala lo specialista.Dal 1 gennaio al 9 dicembre 2025 “sono stati notificati in Italia 463 casi di Chikungunya, di cui 384 autoctoni e quindi dovuti a focolai epidemici a trasmissione locale. Nello stesso periodo abbiamo avuto 204 casi di Dengue, con contagi autoctoni accertati, 67 casi di TBE di cui 4 associati a viaggi e 5 di Zika legati ai viaggi. Per queste malattie una volta solo tropicali ora dobbiamo distinguere tra casi importati e contagi autoctoni”, esorta Ciccozzi.Il cambiamento climatico e le zanzareMa che c’entra il clima? “Con il cambiamento climatico le stagioni fredde sono più brevi e meno intense, e questo riduce la mortalità di zanzare e zecche durante l’inverno. I vettori sopravvivono più a lungo e alcuni virus, come West Nile o Chikungunya hanno ormai trovato le condizioni per circolare stabilmente”.Malattie che fino a dieci anni fa associavamo quasi esclusivamente ai viaggi “oggi entrano nella diagnostica quasi routinaria differenziale anche in Italia. Non solo la geografia, ma anche la stagionalità del rischio è cambiata. Se la maggior parte dei casi si concentra ancora tra giugno e settembre, le arbovirosi non possono più essere escluse nei mesi invernali e primaverili. Le zanzare, sia Culex che la Aedes albopictus (zanzara tigre), riescono a sopravvivere in ambienti più caldi, inoltre, possono trasmettere il virus alla progenie. Questo significa che, anche dopo periodi di quiescenza, con un rialzo delle temperature l’attività dei vettori può riprendere”, avverte l’epidemiologo. Le temperature che fanno la differenza per le zanzareUna zanzara normalmente muore a temperature sotto i 10 gradi  mentre questi insetti si riproducono idealmente tra 25°C e 30°C. L’attività rallenta sotto i 15°C, mentre sotto i 10°C entrano in ibernazione (diapausa). Temperature superiori a 35°C-40°C sono generalmente letali o le spingono a cercare rifugi ombreggiati e umidi per sopravvivere. La mappa“L’Emilia-Romagna rappresenta uno degli esempi più evidenti di questa trasformazione, ambientale che ha portato ad un habitat favorevole per le zanzare. Non a caso è tra le regioni con il maggior numero di casi notificati per diverse arbovirosi”, segnala l’esperto.Il West Nile virus è ormai endemico in ampie aree della Pianura Padana; il Toscana virus vede proprio in Emilia-Romagna la regione con il più alto numero di casi autoctoni; la Chikungunya ha registrato 322 contagi autoctoni sul territorio regionale, configurandosi come una malattia di fatto endemica. Anche la TBE, inizialmente circoscritta al Nord-Est, è oggi presente stabilmente in regione, con numerosi casi segnalati soprattutto nell’area di Modena.Insomma, “non possiamo più considerare le arbovirosi come eventi sporadici e una sorveglianza continua e una consapevolezza tra gli operatori sanitari e i cittadini deve essere evidente. Accanto alla vaccinazione, dove disponibile, resta centrale la prevenzione dalle punture di zanzara: uso di repellenti, zanzariere, abbigliamento adeguato ed eliminazione dell’acqua stagnante”, conclude Ciccozzi, sollecitando le autorità locali a intervenire per tempo con la disinfestazione. Questo articolo Zanzare a primavera, l’impatto del cambiamento climatico in Italia proviene da LaPresse