Ecco come la Russia recluta mercenari yemeniti in Ucraina

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La morte di un giovane yemenita sul fronte orientale ucraino ha riacceso l’attenzione su un fenomeno poco discusso ma crescente: il reclutamento di cittadini yemeniti da parte delle forze russe per combattere in Ucraina. Il caso di Wasim Abdullah Muhsin, originario della provincia di Taiz e dichiarato morto nella battaglia di Bachmut, offre uno spunto per analizzare le modalità, le motivazioni e le implicazioni di questo flusso di combattenti stranieri.Il fatto: morte di un volontario yemenita a BachmutIl giovane yemenita è stato ucciso durante gli scontri nella città di Bachmut, nell’oblast di Donetsk, dopo che le sue comunicazioni con la famiglia erano state interrotte per diverse settimane durante i combattimenti. L’annuncio del decesso è stato diffuso da fonti vicine alla unità russa alla quale si era unito, che hanno precisato che il corpo sarebbe stato sepolto sul luogo qualora non fosse stato possibile contattare i parenti. La notizia è stata ripresa da numerosi attivisti yemeniti e da pagine di informazione locali, che hanno sottolineato la sua appartenenza alla provincia di Taiz e la sua partecipazione diretta alle operazioni militari russe in territorio ucraino.Il contesto più ampio: il reclutamento di yemeniti da parte della RussiaFin dal 2023, varie inchieste hanno segnalato un canale di reclutamento che passa attraverso reti di intermediazione basate in Oman e contatti con elementi della milizia Houthi, volto a portare giovani yemeniti in Russia per addestramento e successivo impiego in Ucraina. Fonti giornalistiche hanno documentato come promesse di salari elevati e la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno russo siano state utilizzate per attrarre reclute, spesso provenienti da contesti economici difficili e da aree colpite dal conflitto interno yemenita. Il flusso non è limitato a pochi casi: rapporti di monitoraggio indicano che diverse decine di cittadini yemeniti hanno già preso parte alle ostilità, con un numero significativo di vittime e feriti registrati fin dal primo anno di guerra.Motivazioni e dinamiche del fenomenoDa un punto di vista strategico, Mosca appare interessata a integrare nel proprio contingente combattenti provenienti da regioni instabili, sfruttando la loro esperienza in conflitti asimmetrici e la disponibilità a accettare compensi inferiori rispetto a quelli richiesti da mercenari occidentali. Per i giovani yemeniti, invece, l’arruolamento rappresenta talvolta l’unica opportunità di guadagno in un paese dove la guerra civile ha distrutto il tessuto economico e dove le prospettive di impiego formale sono scarse. Inoltre, la narrativa propagandistica russa, che presenta la guerra in Ucraina come una lotta contro l’occidente imperialista, trova eco in alcune frange della popolazione yemenita già inclini a vedere nella Russia un alleato contro l’intervento saudita-emiratino nello Yemen.Fenomeno crescente e preoccupanteLa morte di un giovane yemenita in Ucraina, dopo il suo coinvolgimento nei combattimenti tra le fila delle forze russe, “non può essere considerata un episodio isolato, ma rappresenta parte di un fenomeno crescente e profondamente preoccupante”. È quanto ha spiegato l’attivista e imprenditore yemenita Arhab Sarhi a Formiche.net.“Ciò a cui stiamo assistendo oggi è lo sfruttamento sistematico di giovani yemeniti provenienti da contesti fragili, spinti o reclutati in conflitti internazionali che non hanno alcuna relazione con i loro interessi nazionali né con il loro futuro. Questi giovani non sono motivati da convinzioni ideologiche, ma vengono trascinati da difficoltà economiche, mancanza di opportunità e assenza di reali meccanismi di protezione”, ha aggiunto il fondatore dell’associazione di amicizia Italia-Yemen.“Non si tratta solo di geopolitica, ma di una chiara trasformazione della vulnerabilità umana in uno strumento operativo nei conflitti internazionali. I giovani dello Yemen non devono essere ridotti a risorse sacrificabili in guerre che non li riguardano.Ciò che serve oggi non è solo riconoscere il problema, ma garantire una reale responsabilità e intervenire con decisione per fermare i meccanismi che lo rendono possibile”, ha concluso.Implicazioni per il conflitto yemenita e per la sicurezza regionaleIl coinvolgimento di cittadini yemeniti nelle forze russe solleva diverse preoccupazioni. Prima di tutto, sottolinea come il teatro yemenita continui a essere un bacino di manodopera per potenze esterne che cercano di proiettare il proprio potere lontano dai propri confini. In secondo luogo, il ritorno di combattenti esperti in tattiche di guerra urbana e di combattimento ravvicinato potrebbe aggravare la situazione interna allo Yemen, dove già esistono fazioni armate pronte a utilizzare competenze acquisite all’estero per rafforzare le proprie posizioni. Infine, il fenomeno evidenzia la difficoltà delle autorità yemenite di monitorare e controllare i flussi migratori legati al reclutamento militare, soprattutto in un contesto di frontiere porose e di presenza attiva di reti di traffico umano legate a gruppi armati.La scomparsa di Wasim Abdullah Muhsin a Bachmut è più di una semplice perdita umana: è un segnale visibile di come le dinamiche di reclutamento transnazionale si stiano intrecciando con i conflitti locali, trasformando giovani yemeniti in pedine di una guerra lontana dalle loro terre. Mentre la Russia continua a cercare rinforzi oltre i propri confini, lo Yemen si trova a dover affrontare le conseguenze di un flusso di combattenti che, una volta rientrati, potrebbero portare con sé esperienze e reti che rischiano di destabilizzare ulteriormente un paese già lacerato da anni di guerra. Monitorare questi movimenti e comprendere le motivazioni profonde che li guidano sarà essenziale per qualsiasi sforzo di pace e di stabilità regionale.Il coinvolgimento di cittadini yemeniti nelle forze russe non è un evento isolato, ma parte di una tendenza più ampia di Mosca a reperire manodopera militare dal “Sud globale” per sostenere lo sforzo bellico in Ucraina senza ricorrere a una mobilitazione generale della popolazione russa. Fin dal 2023 sono emerse segnalazioni secondo cui la Russia avrebbe avviato canali di reclutamento che passano attraverso reti di intermediazione situate in Oman e attraverso contatti con elementi della milizia Houthi, il movimento filo‑iraniano che controlla ampie porzioni dello Yemen, inclusa la capitale Sanʿā. Questi canali promettono ai giovani yemeniti salari elevati, la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno russo o persino la cittadinanza, attrattive particolarmente allettanti in un paese devastato da anni di guerra civile, collasso economico e disoccupazione diffusa.Le fonti yemenite indicano che le reclute vengono inizialmente trasportate in Russia, dove ricevono un breve addestramento prima di essere inviate al fronte, spesso assegnate a unità di prima linea o a formazioni mercenarie legate al gruppo Wagner. Il Financial Times ha riferito che Mosca avrebbe reclutato “centinaia” di yemeniti, molti dei quali descritti come stati ingannati dagli Houthi e inviati in prima linea nonostante la mancanza di esperienza bellica significativa. Alcune testimonianze raccolte da media svizzeri e italiani raccontano di promesse di lavoro ben retribuito che si sono trasformate in impiego nei combattimenti più duri, come quelli intorno alla città di Bachmut, dove le perdite russe sono state particolarmente elevate.Il fenomeno si inserisce in un contesto più ampio di cooperazione militare tra Mosca e gli Houthi: oltre al reclutamento di combattenti, la Russia avrebbe fornito dati satellitari e discusso la fornitura di missili anti‑nave (Yakhont) per aiutare i ribelli yemeniti a colpire navi nel Mar Rosso, inquadrando tale aiuto come parte di un’allineamento strategico contro l’Occidente e a sostegno della causa palestinese. Questo legame è stato confermato da incontri di alto livello, come la visita a Mosca del vicepresidente yemenita Aidarus Al‑Zubaidi nel ottobre 2025.Dal punto di vista yemenita, il flusso di giovani verso il fronte ucraino risponde a necessità economiche immediate, ma solleva anche preoccupazioni per il futuro: il ritorno di combattenti esperti in tattiche di guerra urbana e di combattimento ravvicinato potrebbe rafforzare le fazioni armate interne, aggravando ulteriormente la già fragile situazione di sicurezza nello Yemen. Inoltre, il reclutamento sottolinea come il teatro yemenita continui a funzionare come bacino di manodopera per potenze esterne che cercano di proiettare il proprio potere lontano dai propri confini, trasformando un conflitto locale in un elemento della più ampia gara di potere tra Russia e Occidente.