“Comportati come se fossi felice”, il nuovo libro di Marco Alloni con Claudio Magris: una riflessione sull’ebraismo, l’etica e la responsabilità nell’oggi

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È tornato in libreria, per i tipi di Compagnia editoriale Aliberti, un pamphlet che mancava sugli scaffali da qualche anno e che a rileggerlo oggi pare non sia passato un giorno da quell’incontro avvenuto ad Alessandria d’Egitto, accanto alla fortezza di Qaitbey, sulla battigia. Non lo sapeva ancora lo scrittore Marco Alloni – che alla vigilia di questo dialogo con il professore e scrittore Claudio Magris comunicava il suo status di infelice –, che da una frase presa in prestito dal Premio Nobel per la Letteratura Isaac Bashevis Singer, «Comportati come se fossi felice, la felicità verrà dopo», sarebbe nato il suo “Comportati come se fossi felice”. Un libro intervista coltissimo e divulgativo al tempo stesso che racchiude, nel titolo, una sorta di mantra da interiorizzare,​ ​per affrontare la complessità della nostra vita interiore e del​ ​nostro tempo dominato dai conflitti, dall’incomunicabilità.​ ​In un avvicendarsi di illuminazioni, citazioni letterarie e profonde intuizioni, questo testo ci invita a riflettere sulla nostra responsabilità di umani, sul valore dell’etica, della creatività e della memoria. Pubblichiamo, per gentile concessione dell’editore, la prefazione alla nuova edizione:Dopo il 7 ottobre 2023 qualcosa di tragico ha colpito il pianeta: per l’ennesima volta in Medio Oriente è tornato a traballare l’equilibrio tra realtà e ideologia. Per l’ennesima volta nella storia dei rapporti tra mondo ebraico e mondo non ebraico ci si è trovati esposti alla tentazione di gettare il bambino (l’ebraismo storico) insieme all’acqua sporca (il sionismo militare). E per l’ennesima volta si è tornati a dover gridare che anti-sionismo non è anti-semitismo. Proprio in quest’ora senza voce, in queste ore e in questi anni di tracollo, diviene dunque fondamentale riportare la realtà e la cultura sotto i riflettori e sottrarle all’ideologia e ai facili riduzionismi. E laddove tutto congiura perché non sia possibile, è tempo che si torni a ribadirlo a una sola voce: l’ebraismo non è lo Stato israeliano. Non meno di come tutto ciò che l’ebraismo ha prodotto sul piano culturale rimane un capitale per chiunque di noi a prescindere da quanto le politiche di Tel Aviv lo abbiano in questi anni contraddetto, umiliato e oltraggiato. Magris, illustre conoscitore della cultura e letteratura ebraica, in queste pagine lo anticipa.Tra le molte riflessioni sull’esistenza e la letteratura, ci parla della «anti-idolatria», della «epicità» del popolo ebraico, ci rammenta della sua proverbiale «ironia», ci parla della capacità ebraica di sanare un senso «forte» della vita con un suo senso «debole» e «ironico», ci parla di «rifiuto del pathos». E da ogni sua considerazione – dalle più private alle più universali – traiamo una lezione irrinunciabile: a decidere della nostra etica non sono le grandi dicotomie, ma la nostra capacità di orientarci tra esse, di attingere ai grandi sistemi di pensiero ciò che attiene al bene rigettando ciò che attiene al male. Non solo in ambito ebraico, ma ovunque nell’universo del reale, all’interno del quale la verità è sempre una decisione e una scelta. E dove la dignità si configura, ineluttabilmente, come la capacità di muoversi tra microcosmi e macrocosmi, tra «unità» e «frammentazione» in nome di quell’equilibrio che la storia inclina a massacrare in dispregio dell’umano. In questo movimento personale, individuale, etico è dunque la nostra dignità umana: nel sapere che nessuno è migliore o peggiore perché appartiene a una cultura, a un’identità o a una religione, ma perché è di volta in volta in grado di renderla espressione di bene o viceversa di male, di tradurla in un’offerta per il mondo o di degradarla a una volgare lordura. Non danniamo dunque nulla a priori. L’ebraismo ha generato Netanyahu ma anche Singer, il cristianesimo ha partorito Hitler ma anche Tolstoj, l’islam ha creato Bin Laden ma anche Avicenna. E Magris sa bene che l’umano non può vantarsi di ciò a cui appartiene se non quando può, se mai può,vantarsi di sé, cioè di saper interpretare una cultura nel segno del bene e non del male.L'articolo “Comportati come se fossi felice”, il nuovo libro di Marco Alloni con Claudio Magris: una riflessione sull’ebraismo, l’etica e la responsabilità nell’oggi proviene da Il Fatto Quotidiano.