Tregua saltata (per ora), il prezzo del petrolio torna a salire. Jp Morgan: “Rischio shock per inflazione e tassi d’interesse”

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Il primo termometro su come stanno andando i negoziati tra Usa e Iran per arrivare a un possibile cessate il fuoco è il petrolio. Il prezzo torna a salire dopo che Teheran ha respinto la tregua proposta dagli Stati Uniti, presentando un contropiano. Il Wti del Texas – il West Texas Intermediate è un tipo di petrolio utilizzato come benchmark – in mattinata aveva dimostrato di credere a una tregua e aveva ceduto fino al 2 per cento e aveva cominciato a oscillare intorno ai 111 dollari. Ora però le quotazioni mostrano una nuova crescita dello 0,3 per cento con il prezzo che sfiora quota 112 dollari al barile.La complicata situazione economica provocata dalla guerra degli Usa in Iran fa dire all’ad di Jp Morgan Jamie Dimon che il rischio sia uno shock per i prezzi delle commodity e una spinta al rialzo sull’inflazione e sui tassi di interesse. Nella lettera agli azionisti, Dimon non nasconde le sue preoccupazioni neanche per il settore del credito privato, mettendo in guardia su perdite più alte del previsto a causa dell’indebolimento degli standard sull’erogazione di credito. In ogni caso – ha aggiunto – non è “probabilmente” un problema sistemico. “Le sfide che ci troviamo ad affrontare sono significative”, ha scritto Dimon facendo riferimento alla guerra in Ucraina, alla Cina e al conflitto in Medio Oriente. “Ora con la guerra in Iran ci troviamo di fronte all’insorgere di significativi shock per i prezzi del petrolio e delle materie prime. Questo potrebbe comportare un’inflazione più persistente e tassi di interesse più elevati rispetto alle previsioni dei mercati”, ha osservato.In attesa di capire se l’ennesimo ultimatum di Trump – fissato per martedì – possa avere un effetto, il dato certo è che la guerra in Medio Oriente ha già lasciato parecchie cicatrici sui mercati internazionali. Come segnala l’agenzia Ansa citando un report di Bloomberg Intelligence in Europa, dall’inizio del conflitto lo stoxx 600, l’indice che raccoglie le principali società quotate, ha registrato un calo del 6%, mandando in fumo oltre 1.100 miliardi di capitalizzazione. Secondo gli analisti, la guerra e la chiusura dello stretto di Homuz, il principale snodo per il transito delle materie prime, avranno un impatto sull’utile per azione, l’indicatore finanziario che misura la redditività di un’azienda, dello Stoxx 600 più pesantemente dello shock inflazionistico del 2022. Gli esperti stimano una crescita dell’utile per azione di circa il 5% nel 2026, ben al di sotto del 25,5% registrato quattro anni fa. Tuttavia, è ancora troppo presto per parlare di “recessione degli utili, dato che il petrolio dovrebbe rimanere sopra i 100 dollari per diversi mesi per provocare una contrazione economica”, evidenziano gli operatori di mercato. Una crescita globale nominale più lenta, una domanda ridotta, un mercato del lavoro più debole e un sostegno fiscale più esiguo lasciano alle aziende un minore potere di determinazione dei prezzi e poco spazio per difendere i risultati, soprattutto con i margini operativi dei settori non finanziario ed energetico vicini al record del 12,5%.L'articolo Tregua saltata (per ora), il prezzo del petrolio torna a salire. Jp Morgan: “Rischio shock per inflazione e tassi d’interesse” proviene da Il Fatto Quotidiano.