Una vita nel cinema. Si potrebbe riassumere così la vita di Enrico Vanzina. Una vita iniziata nella valigia dei suoi ricordi a Venezia dove suo padre Steno girava Le avventure di Giacomo Casanova con Gabriele Ferzetti. «Poi a Roma – racconta il regista al Corriere della Sera – papà ci portò a vedere ilfilm: io Carlo ci alzammo per toccare Ferzetti sullo schermo. Avevamo capito che esisteva un’altra realtà nella quale saremmo finiti dentro, prima o poi».Una vita in mezzo a tante. «Ho cominciato facendo il pianista, poi sono diventato aiuto regista, sceneggiatore, produttore, regista». Ora è a teatro per raccontare «la storia della famiglia: il mio genere non è la commedia, ma il mélo. Parlo di sentimenti». Sentimenti veri soprattutto verso «mio fratello Carlo, che è mancato troppo presto. E poi verso due donne centrali, mia moglie e mia madre, per me un figura problematica».Al Corsera confessa che «non andavamo d’accordo, era gelosa. Quando ho conosciuto mia moglie si è messa di traverso, aveva altre idee per me: voleva che facessi il diplomatico, che sposassi una donna senza matrimoni alle spalle. Invece mi sono innamorato di Federica, che era più grande di me e con un figlio. Soffriva di nervi, era depressa. Ho sofferto per lei». Poi «nel momento che è morta ho capito che è stata il grande amore della mia vita. Ma la cosa incredibile è che quando stava male voleva solo mia moglie accanto». Una maglia che ha conosciuto ballato un lento: «Appena l’ho toccata ho capito che era quella giusta. Siamo insieme da più di 50 anni e non si è mai impicciata: di solito le mogli di chi fa il cinema si intromettono».Un’infanzia borghese, in una famiglia intellettuale e semplice. Un’infanzia trascorsa «a Cortina sia d’inverno che d’estate, perché papà era amico di Campigli e di Sironi, che frequentavano l’hotel Corona, dove c’era una grande collezione di quadri, ma tutto era di una semplicità disarmante. Papà tirò dentro a questo albergo il compositore Carlo Rustichelli, il papà di Lia, che si fidanzò con Walter Chiari. Più tardi si unirono Alberto Bevilacqua, Enzo Biagi, Indro Montanelli, Pietro Barilla, Dino Risi e Pietro Garinei». Anche Totò e Pietro Garinei». Per la precisione, io non conosciuto Totò ma il principe de Curtis, che prendeva il tè con noi».Un borghesia che Enrico Vanzina racconta perfettamente in Vacanze di Natale. «Il ritratto più feroce ella borghesia con dentro una grande storia d’amore, quella tra Amendola e Karina Huff. Su alcuni temi fu un film all’avanguardia: il discorso di Christian De Sica sulla bisessualità era 30 anni in anticipo: “papà, so’ moderno!» Allo storico quotidiano di Via Solferino Vanzina racconta che da quel successo nacque la sua fortuna. «Attraverso i Gatti di Vicolo Miracoli incontrammo Diego Abatantuono, un portento: il film I Fighissimi era costato 300 milioni e aveva incassato 9 miliardi. Più di Zalone. I produttori iniziarono a corteggiarci: nacque così Sapore di Mare. Andò così bene che Aurelio De Laurentiis ci convocò al ristorante Il Moro dove firmammo sul tovagliolo per Vacanze di Natale».Un successo anche grazie Guido Nicheli. «Con lui è successo quello che accadde con Abatantuono e il suo terruncello. Ho sposato il suo modo di essere perché Nicheli, che nella vita era un odontotecnico, parlava così. L’ho monumentalizzato ne I ragazzi della terza C con il commendatore Zampetti. E in via Monte Napoleone abbiamo fatto lo stesso con Paolo Rossi». Carol Alt? «Volevo solo incrociare quel milanese pirla che era in stanza con me in collegio e ogni sera prima di dormire mi domandava: “Vanzina ma te, a Roma, ce l’hai la figa?”». Un’attrice che Enrico Vanzina volle anche per I miei primi 40 anni. «Marina Ripa di Meana mi ringraziò. Disse: “Rimarrò per sempre nello schermo con la faccia di Carol Alt”. Silvio Berlusconi? «Intelligentissimo: mi chiese di spiegargli il cinema di cui lui era digiuno. Parlai per 35 minuti, mi domandò se poteva ripetere. E in tre minuti mi spiegò tutto meglio»L'articolo Enrico Vanzina: “Mia madre è stata il grande amore della mia vita, era gelosa di mia moglie. Berlusconi? Era intelligentissimo: in tre minuti mi spiegò tutto” proviene da Il Fatto Quotidiano.