“In Italia bisogna essere ‘amici degli amici’ per lavorare. A Londra guadagno bene e sono diventato papà”

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“A Londra ho trovato un lavoro remunerativo, mi sono laureato e sono diventato padre di due bambine. In Italia oggi non riuscirebbero neanche a ricollocarmi”. Renato Paioli, napoletano, classe 1981, è un attore professionista e si è trasferito nella capitale inglese nel 2018. Oggi guadagna oltre 60mila sterline l’anno come autista, portando avanti parallelamente la carriera cinematografica. “Dopo la laurea in Psicologia e Criminologia ho iniziato un master, mi serviva un lavoro che mi avrebbe permesso di gestire il mio tempo, guadagnare bene e poter continuare parallelamente la mia carriera di attore. E così ho fatto”, racconta a ilfattoquotidiano.it. Pubblicità, serie tv e di recente anche la direzione di un suo cortometraggio per cui ha ottenuto un finanziamento. “Il mondo del cinema inglese è business, non ci sono gli amici degli amici. Se non sai lavorare ti mandano via. C’è meritocrazia e vieni considerato un professionista”.Gli studi in Italia, a Los Angeles con Catherine Carlen e a New York con Susan Batson, poi la partecipazione come protagonista e co-protagonista in alcune commedie tra il 2012 e il 2015. Renato ha lavorato anche nella pubblicità, in spot televisivi al fianco di volti noti come Francesco Totti e Ilary Blasi, oppure come testimonial per importanti case automobilistiche. Nel 2018 fa un provino come co-protagonista in un importante film italiano, ma ha una brutta esperienza. “Dopo il provino mi è stato proposto di uscire per ‘una birra’ da chi si occupava di proporre gli attori. Io ho rifiutato – ricorda –. Dopo pochi mesi mi è stato detto che la persona presa per quel ruolo aveva ripreso il look che avevo scelto per quel provino. Ho pensato che se erano arrivati perfino a copiarmi forse era il caso di andarmene da quell’ambiente”. Renato propone alla sua compagna di cambiare paese e di farlo insieme. “Londra l’abbiamo scelta, sia per la lingua, sia per la possibilità di continuare a lavorare anche nel campo cinematografico, senza contare la vicinanza con l’Italia”.Nella capitale inglese, però, il costo della vita è tra i più alti in Europa e gli affitti, se non si possiede un lavoro con un contratto stabile, sono un miraggio. Per questo dopo un’attenta valutazione, la coppia si stabilisce per qualche tempo a Birmingham. “Una città più piccola, dove con 700 pound al mese abbiamo potuto pagare l’affitto di un appartamento”. Entrambi trovano lavoro in una tavola calda, migliorano l’inglese e dopo sei mesi si spostano nella capitale. “Qui ho iniziato a prendere anche corsi di dizione in inglese, mentre lavoravo come portiere di notte, un lavoro che mi permetteva di continuare a fare provini di giorno”. Renato inizia a lavorare in spot pubblicitari e decide anche di iscriversi al registro professionale per attori. “Si chiama Spotlight, si accede solo con formazione riconosciuta o crediti lavorativi professionali. Qui la recitazione è anche un percorso universitario a tutti gli effetti, con lauree in acting e performing arts”, sottolinea Renato. E decide di fare anche un’altra scelta: “Mi sono iscritto nuovamente all’università alla soglia dei quaranta. In Italia avevo lavorato per sei anni come investigatore privato, sono sempre stato interessato alla psicologia”. Da genitore lavoratore ha potuto anche accedere ad un prestito studentesco agevolato. “Quando termini gli studi, quando trovi lavoro, se guadagni oltre 27 mila pound ti decurtano il 9% dallo stipendio per ripagare il debito. Non devi dare anticipi o altro”. Nell’estate 2025 si laurea, arriva anche una seconda figlia. “A quel punto ho deciso di cambiare lavoro, mi serviva qualcosa con cui si potesse guadagnare di più ma poter gestire il proprio tempo per la famiglia, continuare a studiare, poter fare i provini o altri progetti cinematografici – spiega –. L’autista (ncc) è stata la scelta più logica”.Oggi Renato sta terminando un master in Clinical Psicology e continua a fare l’attore. “Ho fatto una serie storica americana. Ho un’agenzia, faccio provini internazionali. Di recente ho fatto un provino come co-protagonista per un film con Samuel L. Jackson – rivela –. Qui non è come in Italia dove semplicemente non ti fanno sapere nulla, ti danno feedback e ti spiegano anche i motivi per cui magari non sei stato preso. Non ti fanno perdere tempo. Qui mi hanno anche accordato un finanziamento per un cortometraggio scritto e diretto da me. È questa la differenza: se hai qualcosa di valido vieni premiato e non perché sei amico dell’amico”. Anche terminare il master, però, resta un punto importante del suo percorso. “Ho lasciato gli studi in Italia per intraprendere la carriera di attore, voglio dimostrare alla mia famiglia che tutto è possibile se ci si mette impegno. La laurea l’ho presa anche per le mie figlie – spiega -. Il nostro paese? Torniamo ogni Natale a trovare i nonni. Ma non c’è futuro per noi. La mia compagna non vorrebbe tornare, io un pensiero su una meta stabile in futuro, meno pericolosa di Londra, lo sto facendo. Oggi i provini si fanno online, non ci sarebbero problemi. Per me la cosa più importante è vivere dove possiamo costruire un’opportunità anche per le nostre figlie, ad oggi non è l’Italia”.Sei una italiana o un italiano che ha deciso di andare all’estero per lavoro o per cercare una migliore qualità di vita? Se vuoi segnalaci la tua storia a fattocervelli@gmail.comL'articolo “In Italia bisogna essere ‘amici degli amici’ per lavorare. A Londra guadagno bene e sono diventato papà” proviene da Il Fatto Quotidiano.