Il dramma della prigionia in quattro diversi campi di concentramento in più di un anno, poi le porte del forno crematorio aperte davanti ai suoi occhi, fino alla liberazione da parte degli americani. Salvatore Giujusa, di Mazzarino (Caltanissetta) la prima benedizione l’ha avuta nel 1945, quando nell’ultimo lager in cui era stato deportato, insieme a 80 persone, sul punto di essere ucciso, fu graziato dall’arrivo dall’esercito angloamericano. Aveva 25 anni. La giustizia è arrivata solo 80 anni dopo, dopo la sua morte, quando i figli hanno portato avanti la sua causa per ottenere un riconoscimento, dando un prezzo a quei giorni di prigionia. Il tribunale di Trieste ha riconosciuto infatti un risarcimento per crimini di guerra, ribadendo che reati di questo tipo non si possono prescrivere. La condanna è per la Germania, cui è stata addebitata la responsabilità per i crimini di guerra negli anni della Seconda guerra mondiale.Dopo una lunga battaglia legale, sostenuta con gli avvocati Girolamo Rubino e Alessio Costa, agli eredi del vicebrigadiere dei carabinieri che ha ottenuto anche la medaglia d’onore alla memoria da parte del presidente della Repubblica, andranno 19mila euro più interessi, ben di meno dell’iniziale richiesta di 500mila euro avanzata dai legali ma già un successo per il riconoscimento economico che in altre cause con la Germania è stato quasi sempre negato o – anche quando è stato riconosciuto – non è stato eseguito. La somma in questo caso verrà pagata dal ministero dell’Economia attraverso il fondo limitato dedicato alle vittime italiane dei crimini del Terzo Reich. Il tribunale ha riconosciuto la “lesione dei beni della libertà personale e dignità a causa della sottoposizione al disumano regime di internamento sofferto dalle vittime del campo di lavoro”.Chiamato in guerra dal profondo sud, Salvatore Giujusa viene assegnato al comando di legione di Trieste. Finisce trasferito nella Repubblica di Salò dalla quale scappa per schierarsi con i partigiani. Viene catturato nella zona di Monte Croce, in Trentino, il 28 settembre del 1944, e deportato nel lager di Dachau, vicino a Monaco di Baviera, passando più di un anno ai lavori forzati. Salvatore racconta la sua esperienza in un libro, Il tempo di nessuno: la prigionia, la barbarie nazista. Scrive per liberarsi da quel peso, subito dopo la prigionia, nel 1945 ma il testo viene pubblicato solo nel 2008 con una prefazione di Oscar Luigi Scalfaro. “Mia madre mi strinse al cuore, forte – scrive – non so se per un minuto o per un secolo. Ritornavo alla vita”. Per ogni giorno di prigionia, fame e sfruttamento, il giudice ha oggi riconosciuto quel risarcimento mai riconosciuto prima: una vittoria per i figli che adesso esultano e una vittoria anche per gli altri eredi dei tanti deportati italiani nei campi di concentramento. A Giujusa, medaglia d’onore alla memoria del presidente della Repubblica, è intitolata una via di Mazzarino.L'articolo Deportato nei campi di concentramento dalla Germania nazista, un tribunale lo risarcisce dopo 80 anni: 19mila euro proviene da Il Fatto Quotidiano.