Lavoro e rendita

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Mi sono ritirato nelle mie highlands per ragionare un po' sulla nuova edizione del Tramonto. Sto cercando di capire quali grafici aggiornare e quali no. Il mio orientamento sarebbe di lasciare il testo esattamente com'è (grafici compresi), a meno di errori clamorosi che dovessero saltare fuori, ma di inserire nella postfazione le versioni aggiornate di alcuni di essi, in particolare quelli che smentiscono o avvalorano le previsioni fatte nel testo. In generale, non è sempre semplice capire a priori quale grafico può valer la pena di aggiornare. Ad esempio, ieri mi ero annotato di aggiornare la Figura 32 "per vedere come si è andato evolvendo il trasferimento di risorse dall'economia reale alla rendita finanziaria". La Figura 32, ve lo ricordo, era questa:e il commento era questo:L’impatto sulla spesa per interessi è notevole come si osserva nella figura 32. A partire dal divorzio (evidenziato dalla retta verticale tratteggiata) possiamo osservare tre fasi principali, evidenziate dall’ombreggiatura. Nella prima fase, dal 1981 alla crisi del 1992, la spesa per interessi decolla verticalmente, raddoppiando dai 6 punti di Pil del 1981 ai 12 del 1993 (ricordate che nell’anno precedente i tassi di interesse erano stati fortemente innalzati, nel tentativo di difendere la parità della lira nello Sme). Simmetricamente, il fabbisogno primario (cioè al netto degli interessi), scende a picco, passando dai 5 punti del 1981 ai -3 del 1993 (un fabbisogno negativo indica un avanzo, cioè lo Stato, al netto degli interessi, stava incassando più di quanto spendeva). I due movimenti si compensano, e quindi il fabbisogno complessivo rimane più o meno stabile attorno a una media di 11 punti di Pil.È in questa fase che il rapporto debito/Pil esplode, come abbiamo visto in figura 1, nonostante, al netto degli interessi, lo Stato sia diventato un risparmiatore netto. Attenzione: la linea tratteggiata che sale, e quella puntinata che scende, nella zona ombreggiata al centro della figura 32, non sono un mero arabesco, no, sono una cosa diversa: sono un conflitto distributivo. Se nel 1981 lo Stato dava il 5 per cento del Pil ai detentori del debito pubblico (sotto forma di spesa per interessi), e il 5 per cento del Pil alla collettività nazionale (sotto forma di spesa primaria netta), nel 1993, al termine del conflitto, lo Stato dava il 12 per cento del Pil ai detentori del debito, e prendeva il 3 per cento in termini netti dalla collettività nazionale (perché se lo Stato è in avanzo primario significa che i cittadini pagano di tasse più di quello che ricevono per servizi pubblici). E i detentori dei titoli del debito pubblico erano e sono per lo più le grosse istituzioni finanziarie. Chiaro, no? Il divorzio è anche la scelta di trasferire reddito dai contribuenti alle istituzioni finanziarie, una scelta che nelle parole del suo autore appare pienamente consapevole.Lo sganciamento dallo Sme frena la dinamica dei tassi, e dal 1993 al 2002 la spesa per interessi prima si stabilizza e poi cala. Il fabbisogno totale crolla dai 9 punti del 1994 a un punto nel 2000, fino al 1996 per ulteriori aumenti dell’avanzo primario, e dal 1996 per la diminuzione della spesa per interessi. Questa dinamica favorisce il rientro del debito, che dai 120 punti del 1994 arriva ai 103 nel 2003. Nel frattempo la spesa per interessi si stabilizza attorno al 5 per cento del Pil, e il fabbisogno complessivo tende a crescere (con fasi alterne) seguendo il fabbisogno primario il quale, però, rimane sempre in territorio negativo (cioè rimane un avanzo).Durante la quotidiana perlustrazione del territorio in compagnia di Rex mi è venuto in mente di provare a vedere quanto ci mettevo ad aggiornare questa figura coi dati fino all'anno in corso. In effetti, le successive revisioni delle varie fonti hanno determinato qualche minimo scollamento fra le serie di quindici anni fa e le versioni attualmente disponibili. Lo si vede ad esempio nella serie del fabbisogno pubblico totale:L'aggiornamento del grafico porta a questo risultato:e di commenti me ne vengono solo due: il primo è che un rientro dal deficit rapido come quello sperimentato nel post-pandemia (dal 9,4% del 2020 al 3,7% del 2024) non è un inedito per la nostra economia, perché fu altrettanto rapido (e leggermente più pronunciato) il rientro dal 9,8% del 1993 al 3% del 1997; il secondo è che dal 2010 in poi non è cambiato molto, fatta salva la parentesi della pandemia. Abbiamo sempre una spesa per interessi che, per quanto rientrata dai massimi storici dei primi anni '90, è sempre superiore al deficit complessivo, il che significa che siamo in condizioni strutturali di avanzo primario, cioè di trasferimento di valore alla rendita finanziaria. Non fidatevi troppo quando i "mercati" si lamentano dell'alto stock di debito pubblico dell'Italia! Loro su quell'alto stock ci guadagnano, e quindi non è detto che le loro lamentele vadano prese a valore facciale.Tornando al punto, però, non mi pare che un grafico come questo aggiunga molto alla nostra conoscenza, nel senso che non mostra una reale evoluzione, una "quarta fase" posteriore alla pubblicazione del Tramonto: l'assetto distributivo determinatosi dopo la crisi del 1992 resta sostanzialmente confermato, se pure su scala inferiore. Per questo motivo, in casi simili, tenderei a risparmiare spazio, evitando di aggiornare grafici che in fondo sono pleonastici.Voi che ne dite? E ci sono grafici del Tramonto che vorreste vedere aggiornati, o che ritenete possano aggiungere qualche elemento interessante per la postfazione della nuova edizione?