I dati Nielsen evidenziano un mercato da 9,6 miliardi: cresce il digitale trainato dagli OTT, mentre TV e radio tengono e la stampa continua a perdere quota. Il sistema della comunicazione in Italia sta attraversando una fase di stabilizzazione profonda, caratterizzata da una spaccatura strutturale che vede il comparto digitale correre a una velocità doppia rispetto ai canali d'informazione e intrattenimento classici . Secondo le analisi...Leggi l'articolo completo su Digital-News.itI dati Nielsen evidenziano un mercato da 9,6 miliardi: cresce il digitale trainato dagli OTT, mentre TV e radio tengono e la stampa continua a perdere quota. Il sistema della comunicazione in Italia sta attraversando una fase di stabilizzazione profonda, caratterizzata da una spaccatura strutturale che vede il comparto digitale correre a una velocità doppia rispetto ai canali d'informazione e intrattenimento classici . Secondo le analisi condotte dall’ Ufficio Studi CRTV sulla base dei dati Nielsen relativi all'anno 2025 , il mercato nazionale conferma una configurazione duale, in cui la spinta propulsiva è garantita quasi esclusivamente dalle piattaforme tecnologiche globali . In un contesto macroeconomico segnato da una crescita moderata del Prodotto Interno Lordo , che ha registrato un incremento nominale del 2,5% a fronte di un più modesto +0,5% in termini di volume, l’ industria dell’advertising ha dimostrato una notevole capacità di tenuta, consolidandosi su livelli elevati nonostante il rallentamento generale dell'attività economica. Il perimetro " esteso " del mercato, che comprende non solo la raccolta dei mezzi classici ma anche le componenti di Search, Social e Over-The-Top , ha raggiunto nel 2025 la soglia significativa di 9,6 miliardi di euro , segnando un lieve incremento dello 0,4% rispetto all'anno precedente. Questo dato, tuttavia, nasconde una divergenza crescente: mentre il segmento digitale totale consolida la propria leadership con 4,3 miliardi di euro e una quota che ormai rappresenta il 45% dell’intero settore , il perimetro tradizionale registra una flessione dell' 1,6% , fermandosi a 5,8 miliardi . Il distacco tra questi due mondi, quantificabile in circa 3,8 miliardi di euro , rappresenta oggi la vera chiave di lettura per comprendere l’ evoluzione industriale della pubblicità in Italia , riflettendo il peso preponderante di attori globali che dominano la raccolta senza tuttavia possedere un radicamento industriale corrispondente nel Paese. All'interno di questo scenario di trasformazione, la televisione continua a rappresentare il pilastro dei mezzi lineari , chiudendo l’esercizio con una raccolta netta di 3,8 miliardi di euro . Sebbene il dato mostri una lieve contrazione dell' 1,8% su base annua, il mezzo televisivo riesce a mantenere una quota di mercato vicina al 40% , difendendo volumi d’investimento che rimangono comunque superiori ai livelli registrati nel periodo precedente alla crisi pandemica. Di segno opposto è invece l'andamento della radio , che si conferma il mezzo più dinamico tra quelli tradizionali, crescendo dell' 1,8% fino a toccare i 415 milioni di euro . Complessivamente, l’aggregato radiotelevisivo si attesta a 4,2 miliardi di euro , mostrando una resilienza straordinaria e una sostanziale stabilità nel medio periodo, a testimonianza di quanto l’ audiovisivo lineare sia ancora centrale nelle strategie dei grandi investitori. L’analisi di lungo periodo, che abbraccia l’ultimo decennio tra il 2016 e il 2025 , permette di osservare con maggiore chiarezza la portata del cambiamento in atto. In questo arco temporale, il mercato nella sua dimensione allargata è cresciuto di circa 1,1 miliardi di euro , ma tale espansione è interamente riconducibile al comparto digitale , la cui raccolta è letteralmente esplosa con un incremento del 70,9% . Al contrario, il perimetro tradizionale ha subito nel decennio una contrazione dell’ 8,9% , un segnale inequivocabile dello spostamento strutturale dei budget pubblicitari verso le nuove piattaforme. In questo quadro di sofferenza, il comparto della stampa , comprensivo di quotidiani e periodici, prosegue il suo inesorabile declino: con una raccolta di circa 550 milioni di euro , il settore ha visto dimezzare il proprio peso economico rispetto al 2016 , arrivando a rappresentare appena il 6% del mercato complessivo . Lo squilibrio che emerge dai dati non è però esclusivamente economico, ma assume una dimensione industriale e regolatoria che interroga direttamente le condizioni di concorrenza nel mercato nazionale . Come evidenziato dalle rilevazioni istituzionali, la crescita del digitale è trainata in modo quasi esclusivo dagli operatori Over-The-Top , mentre la componente digitale raccolta dalle concessionarie nazionali rappresenta solo una quota minoritaria del sistema, pari a circa il 12% del totale "Total Digital" . Questa dinamica ha creato una asimmetria competitiva che penalizza i media tradizionali, i quali, pur dimostrando una forte capacità di adattamento, si trovano a operare in un contesto dove le piattaforme globali rafforzano costantemente la propria posizione dominante. Scendendo nel dettaglio dei settori merceologici , l'analisi del perimetro tradizionale evidenzia una forte concentrazione della spesa nei comparti a maggiore intensità competitiva. I settori alimentare e della distribuzione guidano la classifica, rappresentando insieme il 23% della spesa pubblicitaria totale . Nel corso del 2025 , si sono distinti per performance positive il settore della Finanza e delle Assicurazioni , con un balzo dell’ 11,7% , e il comparto Bevande e Alcolici , cresciuto del 6,7% . Sul fronte opposto, la distribuzione e la cura della persona hanno registrato flessioni significative, segno di una riallocazione delle risorse che segue l’andamento dei consumi e le diverse fasi del ciclo economico nazionale. In definitiva, il mercato pubblicitario italiano del 2025 si conferma un ecosistema solido ma profondamente polarizzato, dove la sfida del riequilibrio tra i giganti tecnologici e l’ industria dei media nazionali rimane il tema centrale per il futuro del settore.L'articolo Mercato pubblicitario 2025: digitale al 45%, TV stabile e stampa in calo proviene da Digital-News.