Com’è avere un bar durante i blackout? Chiedere a Carlo Eusebio, gestore di una piccola attività di proprietà del governo cubano in Centro Habana. Carlo lo abbiamo conosciuto quando quando Luiz, un altro amico cubano conosciuto in questi giorni, ci ha portato a bere un cocktail al suo locale. L’incontro è subito amichevole, si scambiano pareri, ci si conosce, si brinda insieme. Ci scambiamo regali a vicenda, poca roba: un braccialetto, una banconota con dedica, una poesia. È il valore affettivo del tempo trascorso insieme che conta. Ci salutiamo dopo poco con la promessa di rivederci. L’occasione capita proprio il giorno successivo.Nel frattempo l’isola viene colpita dal terzo blackout totale nel mese di marzo, il secondo nell’ultima settimana. Il sistema elettrico nazionale cubano continua a collassare per via della scarsezza di carburante dovuta alle restrizioni sull’importazione di petrolio che Donald Trump ha imposto all’isola. La crisi energetica del paese è ai suoi massimi storici.L’indomani L’Avana si risveglia con la luce che ancora non è tornata. In molti casi, non riuscendo ad alimentare le pompe, questo vuol dire che è anche l’acqua a mancare nelle case e nei locali. Decidiamo quindi di passare a salutare Carlo e vedere come va. Mentre ci avviciniamo alla nostra meta passeggiando per le strade del centro città, ci sentiamo chiamare da dietro: “Mi amigo italiano, hermano!”. È Carlo, che ci ha riconosciuto da lontano e viene incontro per salutarci. Prima di andare al bar, però, bisogna passare da Louis. È domenica mattina e il locale è chiuso, ma per noi Carlo fa un’eccezione e ci prepara tre cocktail di saluto. È il momento migliore per fargli qualche domanda:“Com’è gestire un bar senza la corrente? Ho delle lampade – ci risponde Carlo – che però adesso sono scariche”. Le compra quando per strada passa qualcuno che le vende, “quello che posso, secondo le mie possibilità”. “Così combattiamo, ci difendiamo. Questa è la realtà”, dice il barista, mentre con delle luci di fortuna ci prepara i tre ‘compay’. E per il ghiaccio? Il trucco è lasciare il congelatore ben chiuso, così da non far disperdere il freddo: “facciamo quello che possiamo”.Carlo Eusebio è un simbolo del difficile momento dell’isola“Quanto è difficile questa situazione? È difficilissima, ma siamo qui, ci difendiamo”, ci dice Carlo Eusebio, un misto tra il rassegnato e il resiliente. “Siamo qui, non ci possiamo arrendere, no. In nessun caso” è la chiosa.Ci salutiamo di nuovo, la luce non è tornata. In quella zona della città lo farà solo a tarda serata, verso le 19. Il giorno dopo non possiamo saltare il nostro appuntamento fisso. È lunedì mattina, il bar è aperto e Carlo e Luiz sono lì che ormai ci aspettano. Siamo dentro, chiacchierando tra amici, quando all’improvviso salta di nuovo la corrente: “Sei tu che porti sfortuna, amigo”, ci dicono ridendo. Poi, però, non si scompone. Riprende le luci che ci aveva mostrato il giorno prima, le posiziona sul bancone, e continua l’attività.È lunedì. Che ci sia luce o meno, oggi il bar deve restare aperto. E Carlo Eusebio, in qualche modo, deve portare avanti l’attività.Siamo ancora lì quando la luce ritorna. Questa volta, infatti, ‘l’apagón’ dura solo un quarto d’ora. È il motivo giusto per brindare, di nuovo: “Non ci possiamo arrendere, in nessun caso”.Questo articolo Cuba, in un bar durante il blackout: ‘È difficilissimo, ma non possiamo arrenderci” proviene da LaPresse