Sono giorni concitati a Cuba, un altro blackout ha interessato l’intera isola dopo che, per la terza volta a marzo e la seconda nella stessa settimana, il sistema elettrico nazionale è collassato. Trenta ore dopo alcune aree della capitale risultavano ancora al buio. Intanto si attende l’arrivo della flotilla partita dal Messico contro il blocco energetico imposto da Donald Trump, dopo che la maggior parte degli aiuti umanitari raccolti dal Nuestra America Convoy ha già raggiunto Cuba per via aerea. In questo scenario, il governo porta avanti la trattativa con gli Stati Uniti, con cui però i rapporti restano tesissimi. Lo sottolinea l’intervento del presidente Miguel Diaz-Canel dal podio del Palazzo dei Congressi di L’Avana, dove ha voluto incontrare in una grande assemblea tutte le delegazioni del convoglio arrivate sull’isola. Canel: “Difendiamo il Paese”In un acceso discorso durato oltre un’ora, Diaz-Canel non ha nascosto la possibilità che gli Usa possano procedere con un attacco militare contro Cuba, ricordando le parole dallo stesso Trump: “Il presidente degli Stati Uniti in una delle sue dichiarazioni ha detto che ‘a Cuba abbiamo applicato tutta la pressione possibile’. Stanno riconoscendo che ci hanno bloccato”. Un peggioramento di una situazione che secondo Diaz-Canel “già era grave” e che ha spinto il governo a intraprendere “un piano per migliorare la preparazione alla difesa del popolo cubano”. Si tratta di una scelta che si inserisce in una “concezione difensiva e non aggressiva”, ha sottolineato il presidente, “questo significa difendere il paese: con la partecipazione e la preparazione di tutto il popolo”. Carlos Fernandez de Cossío: “Non siamo una minaccia per gli Usa”Nel frattempo le trattative vanno avanti, anche se i toni restano molto duri. A parlare con la stampa estera, arrivata sull’isola da tutto il mondo per seguire il convoglio umanitario, è il viceministro degli Esteri, responsabile dei rapporti con gli Usa, Carlos Fernandez de Cossío: “Cuba non rappresenta una minaccia per gli Stati Uniti. E chi dice questo o sta mentendo in modo molto disonesto, o sta manifestando ignoranza, o non ha visto una mappa per comprendere che Cuba non è e non può rappresentare una minaccia per gli Stati Uniti”. Fernandez de Cossío ha sottolineato anche che “Cuba non è nemica degli Stati Uniti”, e confermato che è in corso un dialogo tra i due paesi, pur senza rivelare dettagli sullo stato delle trattative. Si è limitato a dire che “nelle negoziazioni con gli Stati Uniti c’è una gran quantità di temi di interesse reciproco”, ma quello che resta insindacabile “è che il sistema politico cubano non è oggetto di negoziazione. E, naturalmente, né il presidente, né la posizione di alcun dirigente a Cuba sono oggetto di negoziazione con gli Stati Uniti o con il governo di nessun altro paese”. Fernandez de Cossío ha confermato anche la liberazione dei 51 prigionieri annunciata la scorsa settimana: “Due o tre giorni dopo, sono tornati tutti a casa senza problemi e senza nessuna notizia al riguardo. Sono stati liberati”, “sulla base della clemenza e delle disposizioni incorporate all’interno del nostro sistema legale e penale”. Alla domanda se la decisione fosse legata alle negoziazioni in corso con gli Stati Uniti, Fernandez de Cossío ha negato, rimarcando che si tratta di un atto simbolico che Cuba fa all’interno di un dialogo con la Santa Sede: “Lo offriamo come gesto, ma è qualcosa che possiamo fare perché la nostra legge ci permette di farlo”.Questo articolo Cuba, isola si prepara alla difesa ma apre a Usa: interessi reciproci, no a cambio sistema politico proviene da LaPresse