L’ora legale, quel rito collettivo che da oltre un secolo ci costringe a spostare le lancette due volte l’anno, potrebbe aver vissuto la sua ultima primavera in Italia. Domenica 29 marzo, come da tradizione, alle due del mattino gli orologi dovranno essere tirati avanti di un’ora, passando all’ora estiva fino al 25 ottobre prossimo. Istituita nel 1916 negli Stati Uniti e adottata in Italia dal 1919 (con interruzioni durante le guerre mondiali), questa misura nata per risparmiare energia prolungando la luce serale comporta un lieve disagio iniziale per il nostro ritmo circadiano – notti più corte, mattine buie – ma promette risparmi in bolletta elettrica stimati intorno ai 100 milioni di euro annui, secondo i dati del Ministero dell’Ambiente.La proposta che potrebbe segnare la fine di questa pratica è approdata proprio alla Camera dei Deputati, presentata dal movimento Consumerismo No Profit, guidato dal presidente Luigi Gabriele. L’iniziativa, depositata nei giorni scorsi, chiede l’abolizione definitiva dell’ora legale, puntando il dito contro i suoi effetti negativi sulla salute pubblica e sull’economia reale. “Basta con un sistema anacronistico che disturba i nostri ritmi biologici, aumenta gli incidenti stradali del 6-10% nelle settimane di transizione e non porta più i benefici energetici di un tempo”. I dati citati nel testo fanno leva su studi europei: l’Ente per la Ricerca sull’Energia negli Usa ha rilevato che i risparmi reali sono calati drasticamente con l’avvento di elettrodomestici a basso consumo e fonti rinnovabili.Il relitto parlamentare si articola in più punti. Primo, una moratoria immediata sul cambio orario per il 2026, in attesa di un’analisi costi-benefici indipendente affidata all’Istat e al Cnr. Secondo, l’adozione stabile dell’ora solare tutto l’anno, allineandoci a paesi come Russia e gran parte dell’Africa, dove l’ora legale è stata accantonata da anni. Consumerismo No Profit non è solo un gruppo di consumatori: Gabriele ha raccolto oltre 350mila firme digitali in poche settimane tramite una petizione online che ha fatto il giro dei social. “In un’Italia che combatte l’inflazione energetica post-Ucraina, spostare le lancette è un lusso che non ci possiamo più permettere”, insiste il promotore, evocando i 600 milioni di euro di costi sanitari indiretti stimati annualmente per disturbi del sonno e infarti in aumento.Non è la prima volta che il tema rimbalza in Parlamento: già nel 2021, una risoluzione leghista chiedeva lo stop, ma si arenò tra le audizioni. Stavolta, però, il vento potrebbe girare. L’Ue ha lasciato mano libera agli Stati dal 2021, dopo aver rinviato l’abolizione comunitaria causa Covid, e nazioni come Spagna e Francia stanno marciando verso l’ora unica permanente. In Italia, il fronte trasversale si allarga: da Forza Italia a M5S, passando per i piccoli partiti, in molti vedono nell’ora legale un retaggio del Novecento. Ma le lobby dell’illuminazione artificiale e del turismo serale frenano: “Tagliare la luce naturale la sera penalizzerebbe bar e ristoranti”, obietta Confcommercio.Mentre gli italiani preparano sveglie anticipate e caffè extra per domenica, la Camera ha calendarizzato la discussione per aprile. Se passerà, potrebbe essere davvero l’ultimo “salto” temporale. Altrimenti, torneremo a litigare con le lancette fino al 2027. Pisani la butta lì: “Chiediamo un referendum popolare, come in Russia nel 2011”. Il dibattito è aperto, e il tempo – ironia della sorte – gioca a sfavore del cambio.The post “Stop al cambio dell’ora legale”: arriva alla Camera la proposta sull’orario permanente appeared first on Radio Radio.