Regno Unito in allarme: a rischio le scorte di farmaci (anche oncologici) se il conflitto in Iran dovesse continuare

Wait 5 sec.

Allarme nel Regno Unito per una possibile carenza di farmaci che riguardano anche terapie importanti come quelle oncologiche, e conseguente rialzo dei prezzi. La causa è legata alla guerra in Medio Oriente tra Stati Uniti-Israele e Iran. Dalla fiction alla realtà: nella serie Hostage (Netflix 2025) gli sceneggiatori fanno partire la storia da un incontro tra il primo ministro e la presidente francese, a cui Londra è costretta a chiedere un rifornimento di farmaci per il sistema sanitario nazionale Nhs. Oggi, in un contesto decisamente più concreto, le preoccupazioni del governo inglese sono legate al blocco delle merci nello stretto di Hormuz; un tema che è stato rilanciato in evidenza dal Guardian.Il media britannico riporta il parere di Mark Samuels, amministratore delegato di Medicines UK, associazione che rappresenta i produttori dei farmaci generici a basso costo, non più coperti da brevetto; questi prodotti costituiscono l’85% dei medicinali utilizzati dal servizio sanitario pubblico: “Al momento non siamo in crisi, ma resta comunque una situazione seria”. Anche l’agenzia Reuters evidenzia la segnalazione di Samuels. “Se il conflitto dovesse protrarsi a lungo, credo che i produttori non saranno più in grado di assorbire i costi, e a quel punto avremo o degli aumenti di prezzo per il Servizio Sanitario Nazionale o un’interruzione delle forniture. Probabilmente una combinazione di entrambe le cose”.Il Regno Unito produce circa la metà dei farmaci che gli occorrono a livello nazionale; un terzo proviene dall’India e un’altra parte dall’Unione europea. Proprio la “tratta indiana” preoccupa Londra e la riporta a uno scenario visto durante la pandemia di Covid, quando scarseggiavano paracetamolo e altri antidolorifici perché le case farmaceutiche indiane – che producono il 60% dei farmaci generici utilizzati a livello globale e metà del fabbisogno americano – erano in affanno per far fronte alle richieste.Con il conflitto sono entrati in una fase critica sia il trasporto aereo che quello via mare. Per quanto riguarda il primo, i costi sono raddoppiati e alcuni esperti prevedono che questa situazione ricadrà sui consumatori. Il Guardian cita Wouter Dewulf, professore presso la Antwerp Management School ed esperto di logistica farmaceutica, che indica la possibilità di aumenti, se la guerra dovesse protrarsi.Un esempio: il trasporto via mare rappresenta un’alternativa per i farmaci generici, ma le navi sono costretta ad allungare il viaggio di due settimane circumnavigando il Capo di Buona Speranza; il costo di questo cambio di rotta si quantifica in un milione di dollari in carburante. Oltre all’aumento dei costi di trasporto, si deve considerare quello dei prodotti petrolchimici come il metanolo e l’etilene, necessari per la produzione di principi attivi farmaceutici – tra cui antidolorifici, antibiotici e vaccini – e siringhe, fiale, tubi, camici e occhiali protettivi.La Reuters ha fatto un punto generale con Dorothee Becher, responsabile della logistica aerea per il settore sanitario presso la società di trasporto merci Kuehne+Nagel. Secondo quanto riferito, le compagnie aeree volano a Jeddah, Riad e in Oman e utilizzano in alcuni casi rotte terrestri per raggiungere i mercati finali: “Al momento non vedo alcun rischio che le scorte diminuiscano drasticamente”, sottolineando che il trasporto di medicine resta una priorità. Alcuni giorni fa oltre 100 partecipanti del settore farmaceutico e della logistica hanno preso parte a una conferenza sul web organizzata da Pharma.Aero, un gruppo di logistica dedicato al settore farmaceutico, per discutere della crisi del Golfo e delle ricadute sulla catena di approvvigionamento a livello internazionale.Una settimana addietro Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva della Statale di Milano aveva sollevato il tema: “Il blocco dello stretto di Hormuz minaccia la filiera farmaceutica mondiale: paracetamolo, antibiotici, antidiabetici, ma anche farmaci oncologici dipendono da precursori petrolchimici che vengono prodotti e transitano per quello stretto. Le scorte reggono ancora due o tre mesi, se il conflitto si prolunga, la crisi può diventare strutturale”.L'articolo Regno Unito in allarme: a rischio le scorte di farmaci (anche oncologici) se il conflitto in Iran dovesse continuare proviene da Il Fatto Quotidiano.