Gratteri a La7: “Nella Prima Repubblica un avviso di garanzia era un macigno. Oggi lo si mette sui social per fare il perseguitato”

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“Nella Prima Repubblica c’era gente che per un avviso di garanzia si suicidava, ed era sbagliato. Oggi, appena arriva un avviso di garanzia, lo si fotografa e lo si pubblica subito su Facebook, cercando di ribaltare la visione delle cose e presentandosi come perseguitato“. Così il procuratore capo della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, descrive il declino etico della classe politica italiana, intervenendo a Piazzapulita, su La7.Rispondendo alla domanda del conduttore Corrado Formigli sul valore della legalità, principio per il quale Gratteri vive sotto scorta dal 1989, il magistrato ha tracciato un quadro impietoso del cambiamento avvenuto negli ultimi decenni: “L’abbassamento morale ed etico va avanti da decenni. Col passare degli anni c’è sempre meno sensibilità politica verso la legalità. Questo decadimento riguarda tutto il mondo occidentale, ma in Italia in modo particolare“.Interpellato sul referendum sulla riforma Nordio, Gratteri ha ammesso di non aver previsto una vittoria del No così netta: “Fino all’ultimo giorno ero convinto che avrebbe vinto il No, ma pensavo a uno scarto di qualche migliaio di voti”.Ciò che però lo ha colpito e commosso di più non è stato il risultato in sé, quanto l’impegno straordinario dimostrato dalla magistratura e soprattutto dai cittadini, in particolare dai giovani: “La cosa più bella è stato vedere che il 99,9% dei magistrati si è impegnato per spiegare la riforma Nordio: dalla collega che, mentre si faceva le unghie dall’estetista, parlava del referendum, al collega che giocava a calcetto. C’è chi è andato nei circoli, chi nelle fondazioni. Tutti si sono rimboccati le maniche. È stata una cosa davvero bella e commovente vedere tante persone che non si erano mai impegnate prima, che non si erano mai “sporcate le mani”, prendere posizione in questa occasione”.Gratteri ha raccontato con evidente emozione scene che definisce toccanti: anziani di 103 anni che si allenavano in casa per poter andare a votare, persone in sedia a rotelle o con l’ossigeno che si recavano ai seggi, e soprattutto tantissimi ragazzi che per la prima volta hanno scelto di partecipare attivamente.E rivela: “Conosco dei ragazzi calabresi fuorisede, anche miei paesani, che hanno detto ai genitori: ‘Non vengo a Pasqua, ma dammi i soldi perché voglio venire a votare'”.Per il procuratore questa partecipazione inattesa rappresenta un segnale di grande speranza per il futuro del Paese: “Questo è bellissimo, perché ci dà speranza e ci dà gioia. Quindi valorizziamo al massimo i giovani. Un grande applauso a loro”.L'articolo Gratteri a La7: “Nella Prima Repubblica un avviso di garanzia era un macigno. Oggi lo si mette sui social per fare il perseguitato” proviene da Il Fatto Quotidiano.