Prima la disfatta al referendum, poi le dimissioni chieste e ottenute da Delmastro, Bartolozzi e Santanchè. Le tensioni in Forza Italia che portano alla ‘sfiducia’ del capogruppo al Senato Maurizio Gasparri, i silenzi della Lega e, sullo sfondo, il nodo della legge elettorale che martedì approda in commissione alla Camera. Quella che si chiude è una settimana di fibrillazioni per la premier Giorgia Meloni e la sua maggioranza. Dopo aver assunto l’interim al Turismo, la presidente del Consiglio presiede il Consiglio dei ministri per dare via libera al dl Fisco, che non manca di suscitare polemiche soprattutto tra le imprese. Poi, in serata, un vertice informale a cena a casa sua, con i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, per fare il punto della situazione: sul tavolo i temi principali, dalla stessa legge elettorale alla crisi energetica ed economica, dall’impulso da dare al lavoro dei ministeri alle prossime nomine di governo (per il Turismo dovrebbe presto essere individuato un titolare) e nelle partecipate. Sabato per la premier solo un tweet per gli auguri all’Aeronautica militare per i 103 anni dalla fondazione, mentre non si fermano i rumor di palazzo sull’ipotesi di elezioni anticipate. A evocarle torna oggi il leader di Iv Matteo Renzi, per il quale Meloni “ha cominciato il giro dell’ultima campanella”, per cui “o va a votare subito o sarà un declino costante” e “non escludo stia pensando alle elezioni”. Ipotesi su cui però pesa e non poco la crisi internazionale, le cui conseguenze andrebbero affrontate con un governo nel pieno delle sue funzioni. E anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricorda che “il contesto globale, caratterizzato da continue tensioni e aggressioni che hanno travolto stabilità, sicurezza, con gravi attacchi ai diritti più elementari delle popolazioni coinvolte, richiama severamente alle proprie responsabilità l’intera comunità nazionale e quella internazionale”.Le tensioni nel centrodestraTornando alle tensioni interne al centrodestra, dopo alcuni giorni di silenzio riappare l’ex ministra del Turismo Daniela Santanchè, in un video in cui esprime “un ringraziamento sentito alla squadra del Ministero del Turismo che in questi anni ha lavorato al mio fianco per valorizzare sempre più questo settore strategico della nostra Nazione. Il merito dei successi di questi tre anni e mezzo è più vostro che mio”, aggiunge, lanciando poi un messaggio che sembra diretto a chi ha orecchie per intendere: “La vita è lunga e bisogna sempre ricordarsi di essere insieme, di essere una squadra”.Il centrosinistra prova a fare squadraE diventare una squadra è quel che cerca di fare il centrosinistra, sull’onda della vittoria al referendum e per sfruttare la prima vera battuta d’arresto degli avversari. Prima, in una lettera inviata ai presidenti del Senato Ignazio La Russa e della Camera Lorenzo Fontana, i capigruppo di Iv Pd, M5S e Avs in Parlamento chiedono di “sollecitare la presidente del Consiglio Giorgia Meloni affinché, alla luce dell’esito del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo e dopo le successive dimissioni del sottosegretario alla Giustizia Delmastro, del capo di Gabinetto dello stesso ministero Giusi Bartolozzi e della ministra del Turismo Santanchè, riferisca in Aula circa le linee di indirizzo del governo”. Poi, i leader di Pd e M5S, Elly Schlein e Giuseppe Conte, si alternano sullo stesso palco, la convention per gli Stati Uniti d’Europa organizzata da +Europa. Il cui segretario Riccardo Magi spiega che “mettere davanti a tutto la priorità della costruzione europea significa adottare una prospettiva dalla quale vedi e declini tutti gli altri problemi. Noi oggi qui candidiamo l’Europa ad avere un ruolo centrale e di leadership nella coalizione progressista”. E per Schlein “questa battaglia identitaria sarà centrale per la costruzione dell’alternativa alle destre in questo Paese. Per noi l’Europa sarà la chiave in cui declinare ogni singola politica pubblica. Perché per noi l’Europa non è politica estera, ma interna. Non possiamo essere ostaggio dei veti suggeriti da Trump o da Putin ai loro cavalli di Troia”.Il nodo della politica esteraA nessuno sfugge che la politica estera è il campo minato che può mettere a rischio una futura coalizione, ma si fanno i primi tentativi di avvicinamento. “Sul conflitto in Ucraina io non mi sottraggo mai al confronto. Abbiamo sensibilità diverse ma ci sono passaggi che ci devono unificare”, è l’apertura di Conte, secondo il quale “l’aggressione russa va assolutamente sanzionata. Oggi, di fronte all’allettante e conveniente prezzo del gas russo, noi non dobbiamo piegarci. Non dobbiamo acquistarlo fin quando non ci sarà un trattato di pace”. Non solo. L’ex premier – pur evidenziando che “oggi l’Ue è deficitaria perché non c’è politica” e che “dobbiamo rafforzare le istituzioni” prendendo atto che “l’unanimità non è più possibile” – ammette che “va rafforzata la difesa comune europea. Io che lo avevo sempre escluso, oggi sostengo vada invece costruito uno strumento di maggiore integrazione esteso ai 27″. Ma, conclude, “tengo a sottolineare che il Piano di riarmo non c’entra nulla con la difesa comune europea”.Questo articolo Meloni tra tensioni e spettro voto, vertice con i vicepremier proviene da LaPresse