Nel day after del referendum sulla giustizia, tra il passo indietro di Bartolozzi e Delmastro e le tensioni esplicite tra palazzo Chigi e Daniela Santanchè, si affaccia un’altra discussione spinosa, quella dedicata alla legge elettorale. Il 31 marzo in commissione Affari costituzionali alla Camera inizierà l’esame del testo. A dare l’annuncio in aula è Nazario Pagano di Forza Italia, presidente della prima commissione a Montecitorio. Insieme alla proposta del centrodestra ce ne saranno altre otto, sempre su materie elettorali, presentate anche dalle opposizioni.Dopo la sconfitta referendaria c’è chi si chiede se per la maggioranza su questo dossier non sia meglio cercare il dialogo, per raggiungere un testo base condiviso e scansare l’ipotesi della fiducia. Dal canto loro, gli azzurri fanno sapere che l’apertura ci sarà a patto che ci sia anche dall’altro lato. Perché «aprire non vuol dire accettare in blocco quello che voglio loro». All’annuncio di Pagano, infatti, seguono a stretto giro gli strali del Campo largo che fin dall’inizio ha bollato lo “Stabilicum” come gravemente lesivo dei diritti degli elettori (oltre che bilanciato in modo da avvantaggiare il centrodestra). Ma la tensione post referendum attraversa tutta la coalizione di centrodestra. E non è chiaro se la Lega sia ancora disposta a sostenere l’intesa siglata due settimane fa. «A loro la riforma va bene, ma vanno bene anche gli uninominali», sottolinea un forzista interpellato sul tema. Collegi uninominali grazie ai quali nel 2022 il partito di via Bellerio ha eletto molti dei suoi rappresentanti e che il proporzionale con premio di maggioranza disegnato dal centrodestra abolirebbe.Annunci a parte, da via della Scrofa giurano che la legge elettorale non è tema di queste ore. Non ci sarebbero riunioni in vista. La «riflessione post trauma ancora non c’è stata», scherza un maggiorente del partito della premier in Transatlantico. Nell’aria comunque non c’è aria di intese bipartisan. È destinata a slittare anche la riforma di Roma Capitale, che vede d’accordo Partito Democratico e Fratelli d’Italia.Tensioni su Roma CapitaleDomani niente voto in aula: la capogruppo dem Chiara Braga, a quanto si apprende, ha infatti chiesto il rinvio a maggio. Vista anche la contrarietà dei cinque stelle, «ci sarebbe una spaccatura a sinistra. Dopo la bocciatura sulla giustizia potrebbe essere considerato prematuro un accordo su un’altra riforma costituzionale». Anche per la legge elettorale dunque la strada per una soluzione condivisa appare più che mai in salita. Ma una riforma «va fatta obbligatoriamente se non vogliamo tornare ai governi tecnici», è la posizione di Fratelli d’Italia.L'articolo Legge elettorale, trattativa con le opposizioni in salita. Salta anche il voto su Roma Capitale proviene da Open.