La favola politica della Regina che sfidò gli dei e perse il consenso del popolo

Wait 5 sec.

di Angela Catalini C’era una volta un paese in cui regnava una regina dispotica e intransigente. Era stata eletta dal popolo perché sapeva usare bene le parole. Riusciva a convincere la gente delle cose più assurde, instillava nelle loro menti i pensieri più beceri e miseri.Il popolo si beveva ogni parola come se fosse oro colato, erano pronti a sostenerla anche quando per farlo dovevano spingersi sull’orlo di un burrone. Aveva addormentato le coscienze e i cuori per ricavare il massimo profitto da tasse e dai balzelli, che non mancava di imporre con il sorriso accomodante, con un innocuo occhiolino, magari una pacca sulla spalla. La gente era talmente abituata a prendere legnate, che ormai camminava a capo chino e ad alcuni era spuntata persino una gobba.Un giorno però, alla Regina che mai si stancava di svilire i suoi cittadini con leggi inique e penalizzanti, venne un’idea. Perché non prendersi tutto, anche quello che non gli competeva per nascita? Così, decise di sfidare gli dei, in fondo, aveva l’appoggio del suo popolo, che non era poca cosa. Se avesse vinto, gli dei non avrebbero più potuto giudicare né punire i colpevoli. In questo modo, senza la certezza della pena, avrebbe avuto campo libero, sarebbe stata invincibile. Doveva solo convincere il popolo a darle questa piccola preferenza, ben poca cosa considerato quello che aveva già ottenuto.Si impegnò quel tanto che era necessario per narcotizzare il libero pensiero con insinuazioni velenose e distorte. E attese il responso, certa della vittoria. Ma la gente amava i suoi giudici, credeva in loro e non voleva privarli del loro ruolo così importante, così determinante. Giusto. E votarono con la matita in pugno.Fu così che la Regina perse i consensi. Senza preavviso, come un fulmine a ciel sereno. E dalla rabbia se la prese con i suoi consiglieri e cortigiani. Li prese a calci nel sedere e li cacciò dal regno.Da quel giorno, non alzò più gli occhi verso il cielo. Neppure se pioveva. Temeva che gli dei si ricordassero della sua impudenza, ma gli dei avevano altro a cui pensare. Dovevano prendersi cura della gente comune, difenderli dai soprusi, dalle violenze, rimettere le cose a posto.Il blog Sostenitore ospita i post scritti dai lettori che hanno deciso di contribuire alla crescita de ilfattoquotidiano.it, sottoscrivendo l’offerta Sostenitore e diventando così parte attiva della nostra community. Tra i post inviati, Peter Gomez e la redazione selezioneranno e pubblicheranno quelli più interessanti. Questo blog nasce da un’idea dei lettori, continuate a renderlo il vostro spazio. Diventare Sostenitore significa anche metterci la faccia, la firma o l’impegno: aderisci alle nostre campagne, pensate perché tu abbia un ruolo attivo! Se vuoi partecipare, al prezzo di “un cappuccino alla settimana” potrai anche seguire in diretta streaming la riunione di redazione del giovedì – mandandoci in tempo reale suggerimenti, notizie e idee – e accedere al Forum riservato dove discutere e interagire con la redazione.L'articolo La favola politica della Regina che sfidò gli dei e perse il consenso del popolo proviene da Il Fatto Quotidiano.