Già negli anni scorsi, l’Italia è stata ammonita dal Comitato Onu per non aver posto fine all’istituzionalizzazione delle persone con disabilità. A prova di ciò, i dati ISTAT, pubblicati a inizio anno, dimostrano che il processo di istituzionalizzazione non è cessato, né tantomeno in diminuzione, ma, anzi, in crescita; rispetto al rapporto del 2023, i presidi residenziali attivi sono aumentati del 4,4%; e facendo un confronto con l’anno precedente il numero delle persone istituzionalizzate è cresciuto del 6%, 385.871 persone sono state private della loro libertà personale, senza aver commesso alcun reato.Questi indici, purtroppo, evidenziano quanto si è lontani dal mettere in atto l’art.19 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, secondo il quale, le stesse devono avere la possibilità, sulla base dell’uguaglianza con gli altri, di scegliere il proprio luogo di residenza; dove e con chi vivere e non siano obbligati a vivere in una particolare sistemazione. In quest’ottica, l’istituzionalizzazione viene concepita come una “pratica discriminatoria“ e una forma di violenza contro le persone con disabilità.Ma allora perché, come dicono i dati sopra riportati, l’internamento è un fenomeno in forte crescita? La risposta è alquanto complessa. Sicuramente, l’abilismo, predominante nella nostra società, fa presupporre che le persone con disabilità abbiano la necessità di ricevere risposte speciali, che trovano soprattutto nei luoghi dedicati; pertanto, l’approccio abilista considera l’istituzionalizzazione la migliore soluzione abitativa per le persone con disabilità, un accomodamento che viene presentato, per lo più, come ovvio e inevitabile.Sotto il profilo legislativo, il Centro Informazione H, un servizio informativo in tema di disabilità, ha individuato un’anomalia, o meglio una discrepanza, tra il Decreto Legislativo 62/2024, uno dei decreti attuativi della Legge Delega 227/2021, la cosiddetta Riforma della disabilità e la stessa Legge Delega. Nel decreto attuativo, che disciplina i progetti di vita individuale personalizzato e partecipato è, infatti, scomparso, in modo del tutto arbitrario, il riferimento alla deistituzionalizzazione presente nella Legge Delega, e in modo del tutto arbitrario è previsto che nuove persone possano essere istituzionalizzate. Uno dei fattori che spiegherebbe questa anomalia è il conflitto di interesse, generato dal permesso alle persone che gestiscono le strutture residenziali per le persone con disabilità di rappresentare queste ultime ai tavoli istituzionali. Ciò non rappresenta soltanto un paradosso, ma è severamente vietato dal Comitato ONU che ha esplicitamente raccomandato a chi ha interessi economici, o di altro tipo, a tenere aperti gli istituti, di non poter influire sui processi di deistituzionalizzazione. In questa direzione, nel marzo 2025, il “coordinamento PERSONE”, struttura nazionale contro la discriminazione delle persone con disabilità, ha promosso, dapprima la campagna comunicativa – informativa, “Fuori le volpi dal pollaio”, e ora ha inviato una lettera aperta alla Ministra della Disabilità, chiedendole espressamente che i gestori delle strutture residenziali e semiresidenziali vengano esclusi dall’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità. Al momento, le due iniziative non hanno raggiunto l’effetto desiderato; chi gestisce i servizi residenziali continua a far parte dell’Osservatorio e può agire senza alcuna restrizione di azione.“ Purtroppo ci troviamo a dover ribadire che la Convenzione ONU tutela i diritti delle persone con disabilità e non gli interessi di chi gestisce le strutture – dichiara Simona Lancioni, la responsabile del Centro Informare un’h – da ciò consegue che chi ha un conflitto d’interessi non può sedere ai tavoli istituzionali in rappresentanza delle persone con disabilità“.Occorre tenere ben in considerazione che l’istituzionalizzazione delle persone con disabilità non favorisce i nuovi approcci nei confronti delle stesse, basati essenzialmente sul concetto di porre le persone al centro, e tutto ciò che ne consegue, come, i progetti di vita indipendente finalizzati alla loro inclusione, partecipazione attiva alla vita e all’autorealizzazione. Inoltre, come già ribadito in altre occasioni, in particolare, le donne disabili ospiti in strutture dedicate sono, molto spesso, vittime di violenza e di maltrattamenti.