Rai, audizione Commissione Vigilanza: piano digitale e investimenti da 100 milioni

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Rossi illustra il triennio 2024-2026 tra RaiPlay, nuove sedi e strategie per rafforzare il servizio pubblico. In un pomeriggio segnato da scossoni politici di primo piano , con le dimissioni del Ministro Daniela Santanchè a fare da sfondo, la Commissione di Vigilanza RAI si è riunita per un’audizione cruciale dedicata allo stato e alle prospettive dell'emittente nazionale . L’incontro, guidato da una governance che rivendica una trasformazione...Leggi l'articolo completo su Digital-News.itRossi illustra il triennio 2024-2026 tra RaiPlay, nuove sedi e strategie per rafforzare il servizio pubblico. In un pomeriggio segnato da scossoni politici di primo piano , con le dimissioni del Ministro Daniela Santanchè a fare da sfondo, la Commissione di Vigilanza RAI si è riunita per un’audizione cruciale dedicata allo stato e alle prospettive dell'emittente nazionale . L’incontro, guidato da una governance che rivendica una trasformazione industriale senza precedenti , ha messo a nudo le tensioni tra una visione aziendale proiettata verso il mercato globale e le feroci critiche delle opposizioni su pluralismo, gestione delle risorse e radicamento territoriale . L' amministratore delegato, Giampaolo Rossi , ha aperto i lavori delineando un quadro di profonda metamorfosi , definendo il contesto attuale come una fase di evoluzione tecnologica e produttiva irreversibile che impone un radicale riposizionamento del servizio pubblico . Il baricentro di questa strategia è la transizione della RAI in una "digital media company" moderna , un obiettivo che Rossi considera l'unica via per preservare la funzione di presidio culturale del Paese senza soccombere alla concorrenza dei giganti internazionali . "Abbiamo scelto di rafforzare il ruolo del servizio pubblico con interventi strategici per accogliere la sfida della contemporaneità", ha dichiarato l' amministratore delegato , sottolineando come il nuovo Piano Industriale 2024-2026 preveda investimenti incrementali superiori ai 100 milioni di euro . In questo ecosistema, RaiPlay emerge come il fiore all'occhiello : con oltre 7.000 titoli e 23 milioni di account attivi , la piattaforma copre ormai il 53% della total digital audience italiana , intercettando una fascia giovane che per il 41% è composta da utenti sotto i 35 anni . Tuttavia, la modernizzazione non passa solo dai bit, ma anche dai mattoni. Rossi ha illustrato un piano immobiliare definito "in discontinuità totale rispetto al passato" , mirato a generare risparmi per 10 milioni di euro l'anno entro il 2032 . Tra i progetti più ambiziosi figurano la bonifica e ristrutturazione della storica sede di Via Mazzini a Roma , la riqualificazione dell'Auditorium di Napoli e la nascita del nuovo centro di produzione di Milano , destinato a diventare uno dei poli multimediali più avanzati d’Europa . "Erano decenni che non si sceglieva di costruire nuovi studi che andassero a sostituire spazi con costi di manutenzione non più sostenibili ", ha rimarcato Rossi, difendendo la necessità di razionalizzare il patrimonio aziendale . Questa narrazione di efficienza si scontra però con le aspre critiche delle opposizioni, che leggono nel piano immobiliare una forma di "dismissione" a danno di territori storici come Firenze e Torino . L’ onorevole Boschi ha sollevato dubbi sulla gestione delle sedi regionali , mentre il senatore Verducci ha parlato apertamente di un indebolimento del radicamento territoriale . A queste preoccupazioni, Rossi ha risposto precisando che, nel caso di Firenze, la RAI non abbandona la città ma si sposta in una location più funzionale , dato che l'attuale edificio del 1968 risulta sovradimensionato e con costi operativi insostenibili per i 90 dipendenti che vi lavorano. Il dibattito si è poi infiammato sul tema del prodotto editoriale e dell'informazione . Mentre la dirigenza rivendica il primato di Rai Cinema e della fiction — con 880 milioni investiti nel triennio e 111 titoli prodotti — le opposizioni denunciano un calo di autorevolezza e ascolti rispetto ai competitor privati come La7 e Mediaset . Il senatore De Cristoforo e l’ onorevole Carotenuto hanno puntato il dito contro una "narrazione distorta" , lamentando un'eccessiva attenzione alla cronaca nera e una marginalizzazione dei grandi temi sociali e ambientali . "La realtà che vediamo è quella di un'informazione che ha perso ogni credibilità", ha attaccato Carotenuto , citando l'omissione di notizie politiche scomode nei principali telegiornali . Rossi ha respinto con fermezza l'immagine di un "gigante stanco" , difendendo i dati sul pluralismo ratificati dall'Agcom e sottolineando il successo della "eventizzazione" della televisione lineare . Il Festival di Sanremo 2026 è stato citato come il paradigma di questa forza: con il 63% di share e 72 milioni di euro di raccolta pubblicitaria , l'evento ha dimostrato la capacità della RAI di unificare il Paese e competere con le piattaforme streaming . Anche lo sport rimane un pilastro identitario , con 1,1 miliardi investiti in diritti tra il 2021 e il 2026 per garantire la trasmissione in chiaro di eventi come i Mondiali di calcio 2026 e le Olimpiadi . Sulla perdita dei diritti del tennis ATP a favore di Mediaset , Rossi ha chiarito che si è trattato di una scelta obbligata di bilancio : "Alla fine bisogna fare i conti con il budget a disposizione e con alcune anomalie del mercato che non sempre si riescono a governare". Un capitolo doloroso dell'audizione ha riguardato il "caso Petrecca" e le polemiche sulla telecronaca olimpica , che hanno portato alle dimissioni del direttore di Rai Sport . Rossi ha ammesso la performance negativa , pur sottolineando il senso di responsabilità del dirigente nel portare a termine l'evento prima di rimettere il mandato. Parallelamente, il tema delle risorse umane ha visto un acceso confronto sui costi dei conduttori esterni e sulla stabilizzazione dei precari . Mentre l'azienda vanta l'inquadramento di 127 giornalisti dopo anni di precariato , esponenti del Movimento 5 Stelle hanno contestato contratti milionari per volti esterni a fronte della mancata chiusura di accordi con talenti storici dell'azienda. In chiusura, la sfida della RAI appare dunque come un delicato esercizio di equilibrismo tra la necessità di risanamento finanziario — con un debito che la governance afferma di aver iniziato ad arginare — e l'obbligo di assolvere a una missione di servizio pubblico sempre più contestata nel merito politico . Rossi ha concluso il suo intervento con un appello accorato alla protezione dell'azienda : "Indebolire la RAI significa rafforzare soggetti non italiani che inizierebbero a definire le regole del racconto nazionale ". Una difesa che sottolinea come, al di là dei dati auditel e dei bilanci , la vera partita si giochi sull' identità e sull'autonomia del principale polo culturale del Paese . LA RELAZIONE DEL AMMISTRATORE DELEGATO RAI - GIAMPAOLO ROSSI Consentitemi innanzitutto di partire da una premessa fondamentale per comprendere il lavoro svolto e gli obiettivi che ci siamo dati. Il mercato dei media sta attraversando una fase di profonda trasformazione — tecnologica, produttiva, editoriale — che impatta in maniera irreversibile sulla strategia e sul posizionamento dei player, sia pubblici sia privati. In questo scenario di radicale accelerazione, in cui contenuti, modelli di fruizione, abitudini al consumo, sistemi produttivi ed economie di scala si modificano con direzioni ancora imprevedibili, abbiamo scelto di rafforzare il ruolo del servizio pubblico con interventi strategici per accogliere la sfida della contemporaneità e della competitività, senza mai tradire la nostra funzione essenziale di presidio culturale e narrativo a tutela dell'identità e dell'immaginario nazionale. Dall'avvio del mio mandato, prima da direttore generale e poi da amministratore delegato, abbiamo avuto sempre una direzione chiara: attuare la trasformazione della RAI in una digital media company moderna, sostenibile e competitiva, raccordando indirizzi strategici e avanzamento operativo e integrando visione industriale e innovazione editoriale. Allo stesso tempo resta salda l'essenza del servizio pubblico, compresi tutti gli obblighi — forse fin troppo crescenti — che questa missione comporta e che non sono certamente gli stessi dei competitor commerciali. Il primo pilastro di questo agire è stato il nuovo piano industriale, sfidante e senza precedenti secondo gli addetti ai lavori. Un piano che accompagna e sostiene il completamento della trasformazione digitale dell'azienda con un prospetto di investimenti incrementali 2024-2026 di oltre 100 milioni. La RAI non è più soltanto un broadcaster tradizionale, ma una multipiattaforma che integra lineare, digitale e servizi on demand. L'obiettivo è costruire le condizioni per guidare — e non inseguire — questo cambiamento attraverso una rivoluzione strutturale che interessa in modo sistemico i modelli editoriali, l'organizzazione del lavoro, le modalità, gli spazi, le sedi e le infrastrutture tecnologiche, ovviamente nel rispetto di un criterio di sostenibilità. Il caso più evidente di questo percorso è RaiPlay. In pochi anni la piattaforma è diventata a tutti gli effetti un hub editoriale e digitale con un'offerta sempre più ampia — oltre 7.000 titoli, di gran lunga superiori al catalogo della BBC — e un pubblico in forte crescita: oltre 23 milioni di account attivi, pari al 44% della popolazione residente con più di 14 anni e al 53% della Total Digital Audience, con la fascia under 35 corrispondente al 41% del totale. Non è soltanto una library di contenuti, ma uno spazio di innovazione editoriale e di sperimentazione, una sorta di OTT anomala che integra televisione tradizionale in simulcast, streaming e archivio multimediale. La trasformazione in digital media company riguarda anche e soprattutto il prodotto editoriale e l'intera filiera di produzione e distribuzione, in una logica che deve diventare nativamente multipiattaforma. Per questo il nostro lavoro si è concentrato sull'adozione di nuove linee guida editoriali pensate per rendere progressivamente l'offerta più coerente, riconoscibile e orientata ai comportamenti di fruizione contemporanei — votate all'unanimità dal Consiglio di Amministrazione della RAI. Tali linee guida mirano a definire la missione dei singoli canali, migliorare la leggibilità del palinsesto, favorire una maggiore complementarità tra contenuti broadcast e digital, superando la mera trasposizione e promuovendo un approccio integrato che riduce la frammentazione dell'offerta privilegiando linguaggi diversificati. L'indice di gradimento dei prodotti RAI nel 2024 è cresciuto rispetto al 2023. A questa evoluzione si affiancano passi strategici nell'innovazione, nella ricerca e nello sviluppo delle competenze digitali, incluso il tema dell'intelligenza artificiale, una delle grandi sfide su cui anche un broadcaster come la RAI si sta misurando, con l'obiettivo di migliorare produzione, archiviazione e valorizzazione dei contenuti. L'approccio adottato è fondato su responsabilità, controllo e senso critico, attraverso percorsi di formazione, policy dedicate e un tavolo operativo istituito ad hoc, per guidare il processo di innovazione e rendere le nostre risorse in grado di gestirlo con sicurezza. In questo quadro assume un ruolo chiave il progetto di digitalizzazione delle Teche RAI, avviato nel 2024. In poco più di due anni sono state digitalizzate oltre 320.000 pellicole, pari a circa 13.000 ore di contenuti, rendendo accessibile e preservando uno dei patrimoni audiovisivi più rilevanti della nazione. L'operazione consente non solo la tutela della memoria audiovisiva italiana, ma anche la sua piena fruibilità nei nuovi ambienti digitali, con la centralizzazione a Torino del polo di recupero e lavorazione. Si tratta di un investimento sul futuro del nostro passato, per colmare il divario con i più importanti broadcaster internazionali che avevano avviato questo processo molto prima della RAI. Sul fronte tecnologico il piano industriale ha dato impulso anche ad altre azioni attese da decenni: la digitalizzazione di Rai Sport, l'evoluzione delle reti di trasmissione con l'estensione del DAB, che ha raggiunto il 74% della popolazione puntando a una copertura dell'85% entro il prossimo anno, e investimenti diffusi in tecnologie di automazione, remotizzazione e digitalizzazione degli studi e delle sedi regionali verso modelli produttivi più flessibili ed efficienti. Da giugno 2025 è stata avviata la consegna di 1.200 m² di LEDwall e 300 m² di floor LED nei vari centri di produzione, con installazione già completata in otto studi, con effetti positivi sulla riduzione delle scenografie materiche, sui costi di noleggio e sulla manovalanza. È in corso inoltre la sostituzione di 2.000 proiettori LED con un significativo impatto sulla riduzione dei consumi energetici. C'è poi il piano immobiliare, oggettivamente senza precedenti per impatto, estensione e complessità, che rappresenta lo snodo centrale per ridisegnare ambienti di lavoro più sicuri, sostenibili e funzionali su tutto il territorio nazionale. Si tratta di un piano in discontinuità totale rispetto al passato, con orizzonte al 2032, che consentirà di conseguire risparmi a regime di oltre 10 milioni di euro l'anno. Fra le operazioni più significative: l'avvio della ristrutturazione e completa bonifica dall'amianto della storica sede di via Mazzini — l'edificio iconico a forma di R — con durata orientativa di cinque anni; la riqualificazione dell'Auditorium di Napoli Domenico Scarlatti, il più ampio in dotazione alla RAI e sormontato dal più grande organo laico d'Europa, con annesso edificio polifunzionale che raccoglierà il grande archivio storico della canzone napoletana con oltre 100.000 contributi del patrimonio canoro internazionale; la realizzazione del nuovo centro di produzione di Milano, che sarà uno dei poli multimediali più avanzati in Europa, la cui prima pietra è stata recentemente posata alla presenza del Sindaco, del Governatore Fontana e del Presidente Bozzetti; i nuovi studi di Saxa Rubra a Roma, con 1.800 m² complessivi dotati di tecnologie di ultimissima generazione; e la nuova sede corporate di via Severo a Roma, coerente con i più alti criteri di sostenibilità e innovazione tecnologica. Altro segmento fondamentale è il ruolo della RAI quale hub industriale del comparto audiovisivo italiano. La RAI è l'emittente con il maggior numero di talenti attualmente in attività — oltre 150 — con un tasso di innovazione della programmazione stabilizzato intorno al 30% nell'ultimo triennio. Tramite i suoi investimenti sostiene l'intera filiera dell'audiovisivo italiano attraverso una sperimentazione continua di nuovi formati e linguaggi, sia nelle produzioni interne che nelle coproduzioni. Nell'ultimo triennio sono stati investiti 880 milioni di euro nei settori chiave di fiction, cinema, documentari e animazione, contribuendo non solo alla produzione di contenuti di qualità, ma anche alla crescita dell'occupazione dell'intero indotto, alla valorizzazione del territorio, al rafforzamento della memoria e dell'identità nazionale e alla diffusione della cultura italiana nel mondo. Rai Cinema è ad oggi il principale produttore europeo per numero di film finanziati: nell'ultimo triennio 200 film prodotti per un investimento complessivo di 242 milioni di euro con 190 partner produttivi. Nel triennio 2023-2025 RAI mantiene la leadership nella fiction italiana con oltre 570 milioni di euro investiti, 111 titoli prodotti per le tre reti generaliste e per RaiPlay e un volume totale di circa 1.400 ore di programmazione, grazie alla collaborazione con 30 società di produzione indipendenti con un ricambio professionale e produttivo di circa il 25%. Nonostante risorse sensibilmente più contenute rispetto ai principali broadcaster pubblici europei — BBC, France Télévisions, ZDF — la Fiction RAI continua a performare con una media di 3,9 milioni di spettatori nell'ultimo anno e rappresenta uno dei pilastri dell'offerta digitale: metà delle visualizzazioni complessive di RaiPlay è legata al genere fiction. Anche il documentario rappresenta un asset strategico della missione del servizio pubblico: 223 documentari prodotti nella stagione 2024-2025, tutti realizzati in Italia, di cui 109 prodotti direttamente dalla RAI. Altrettanto significativo è il settore dell'animazione, comparto dal forte potere culturale, educativo e industriale, di cui la RAI è oggi il primo investitore in Italia con 90 milioni nell'ultimo triennio, tra i principali in Europa. Un capitolo speciale merita lo sport. La RAI resta la casa della maglia azzurra e il broadcaster che racconta tutti gli sport: una scelta identitaria prima ancora che editoriale. Nel periodo 2021-2026 la RAI ha investito complessivamente nei diritti sportivi 1,1 miliardi di euro, di cui 600 milioni dal 2023 al 2026. Solo nel 2025 ha trasmesso quasi 10.000 ore di sport, di cui quasi 1.200 sui canali generalisti. Rai 2, con le sue 1.100 ore complessive, si conferma la rete dello sport. Per le sole Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026, sono state trasmesse 250 ore con eccellenti risultati di ascolto sia sul lineare che sul digitale, con ampia copertura anche dei Giochi Paralimpici, la cui cerimonia di apertura è stata trasmessa per la prima volta su Rai 1. Il 2026 è ulteriormente arricchito dall'assegnazione dei diritti per l'Italia dell'America's Cup, dalla regata di Cagliari nel maggio 2026 alla fase finale a Napoli nel luglio 2027, e dai diritti di trasmissione in chiaro della Coppa del Mondo FIFA 2026 — diritti esclusivi multipiattaforma per una selezione di 35 incontri oltre ai diritti radiofonici non esclusivi di tutte le gare. Nei prossimi anni si aggiungono le Olimpiadi estive di Los Angeles 2028 e Brisbane 2032, gli Europei di calcio 2028, il Tour de France e il Giro d'Italia. Una riflessione di sistema sul modello televisivo: negli ultimi dieci anni, dal 2016 al 2025, la televisione lineare tradizionale ha perso oltre 1,8 milioni di spettatori, con un calo di circa il 18%. Tra il 2024 e il 2025 si è registrato un ulteriore calo del 2,8%, trainato dagli under 55 con un calo dell'8,5%. In questo scenario, la RAI punta sulla qualità quotidiana e sui grandi eventi, coerentemente con il processo di eventizzazione della televisione lineare: i grandi eventi raccolgono ancora un pubblico copioso e trasversale, mentre il lineare soffre nella programmazione ordinaria. Il caso più emblematico è il Festival di Sanremo 2026, quarta edizione più seguita dal 1997, con il 63% di share tra gli individui e l'82% tra i giovani 15-24 anni, nonostante il cambio di collocazione temporale per le Olimpiadi e la controprogrammazione dei competitor. L'evento ha generato 1,2 miliardi di visualizzazioni video e 34 milioni di riproduzioni digitali. Nove italiani su dieci sono stati esposti a contenuti del Festival, e un quarto lo ha seguito attraverso media digitali e social. Durante Sanremo la quota del non-lineare — gli OTT — è scesa dal 20% a circa il 10%, dimezzandosi. Sul piano economico, la raccolta pubblicitaria ha raggiunto 72 milioni di euro, con un +10% rispetto al 2025, grazie anche all'innovazione portata in campo da Rai Pubblicità. Un ringraziamento va a tutta la squadra RAI e al direttore artistico Carlo Conti, le cui edizioni sono state caratterizzate da eleganza, dialogo e contaminazione tra generi e generazioni. Ricordiamo che anche Sanremo 2025, condotto e diretto da Carlo Conti, è stato seguito da quasi due terzi della popolazione italiana con uno share del 66,8%, il più alto dal 1995. Sul tema delle risorse: la RAI opera con risorse di gran lunga inferiori rispetto ai principali broadcaster europei. Il canone è soggetto a trattenute crescenti e non è stato adeguato all'inflazione dal 2017. Nonostante questo, la RAI eccelle in Europa per ascolti, ampiezza e diversificazione dell'offerta e numero di canali. La RAI è per legge soggetta a limiti di affollamento pubblicitario che impediscono di colmare il mancato adeguamento del canone e di operare nel mercato in modo dinamico. Un dato fondamentale spesso sottovalutato: per ogni euro di finanziamento pubblico, la RAI investe sostanzialmente 1 euro in prodotto editoriale. A livello europeo, la media è di 80 centesimi per ogni euro di finanziamento pubblico destinato alla programmazione. La RAI ha quindi le risorse pubbliche più basse tra i principali servizi pubblici europei, le maggiori trattenute da parte dello Stato, il minor costo medio per cittadino, la minore incidenza del finanziamento pubblico sul totale dei ricavi, il minor numero di risorse umane impiegate e i più stringenti limiti di affollamento pubblicitario — eppure garantisce la più ampia offerta multipiattaforma, il maggior numero di canali radiotelevisivi, il maggior numero di ore di programmazione nazionale, un'offerta digitale senza uguali e la proposta di servizio pubblico più performante in Europa, con un'offerta regionale dettagliata su due canali dedicati e 24 finestre informative. Tutto questo non sarebbe possibile senza le donne e gli uomini della RAI e il loro capitale umano. Una ricchezza giovane — la percentuale di under 35 sul totale è passata dal 7,5% al 12,5% — ma anche una ricchezza costruita su decenni di esperienze professionali tramandate e rinnovate. Nel 2025 è stato rinnovato il contratto collettivo per oltre 9.600 quadri, impiegati e operai, scaduto dal 2022, nel pieno rispetto della sostenibilità economica e finanziaria. È stato inoltre raggiunto l'accordo per la stabilizzazione di 127 giornalisti precari, con il pieno riconoscimento professionale e il coerente inquadramento dopo anni di attività svolte con contratti non giornalistici o con partite IVA — un risultato raggiunto con il consenso dell'intero Consiglio di Amministrazione e dei sindacati dei giornalisti. Per concludere, sul fronte dell'informazione e dell'approfondimento: con questa governance, solo nel 2025, il totale delle ore in prima trasmissione dei programmi di approfondimento è stato pari a 2.600 ore, con un incremento dell'11% rispetto al 2022 e una crescita del 20,7% nel numero di titoli di approfondimento proposti. La RAI, con le sue testate e la capillare rete estera composta da 12 uffici esteri e 22 corrispondenti dislocati tra Europa, Nord America, Africa, Medio Oriente e Sud America, resta la prima fonte di informazione degli italiani nei momenti di crisi — una garanzia assoluta di autorevolezza, affidabilità e tempestività, come dimostrato dalla straordinaria copertura dell'attacco in Iran in concomitanza con la serata del Festival di Sanremo 2026. Il pluralismo resta un tassello essenziale della missione del servizio pubblico, confermato dalle rilevazioni dell'Osservatorio di Pavia, che attestano un quadro di equilibrio nella rappresentazione delle diverse forze politiche nell'offerta informativa della RAI. Guardando ai dati, alle azioni in atto e alle prospettive concrete, risulta a volte pretestuosa una lettura che tratteggia questa azienda come un gigante stanco. Vediamo piuttosto un laboratorio di futuro che, fedele alla sua vocazione originaria, sa cogliere tutte le sfide che il domani presenta e mantenersi competitivo su scala nazionale e internazionale: una macchina esemplare che, nonostante l'epoca complessa, il mercato mutato e le difficoltà delle risorse, riesce ancora a essere un modello solido in grado di sorreggere l'intero settore dell'audiovisivo, garantire la più ampia offerta multipiattaforma, esercitare gli obblighi di servizio e offrire ciò che la sola dinamica di mercato non potrebbe assicurare: pluralismo, qualità, accesso, memoria e identità.L'articolo Rai, audizione Commissione Vigilanza: piano digitale e investimenti da 100 milioni proviene da Digital-News.