Il giornalista investigativo Szabolcs Panyi è finito al centro di una violenta campagna di discredito in Ungheria dopo la diffusione, avvenuta negli ultimi giorni, di intercettazioni telefoniche illegali. Il cronista, già noto per essere stato vittima dello spyware Pegasus, stava indagando sui legami tra il governo di Viktor Orbán e la Russia di Putin. Le sue conversazioni private sono state rilanciate dai media filogovernativi, con l’obiettivo di silenziare le sue scoperte sulle ingerenze del Cremlino in Ungheria.Il caso POLITICO e il misterioso mittenteIl giornalismo d’inchiesta in Ungheria oggi, soprattutto in vista delle prossime elezioni, affronta un attacco massiccio da parte di chi detiene il potere, colpendo la stampa indipendente non più solo con querele, ma attraverso metodi illegali che mirano a distruggere la credibilità dei giornalisti per mettere a un angolo ciò che raccontano.Negli ultimi giorni questa minaccia viene testimoniata attraverso due gravi episodi di spionaggio che hanno colpito reporter impegnati a ricostruire i delicati rapporti tra Budapest, Kiev e Mosca.Il primo caso ha coinvolto un cronista della testata POLITICO, la cui conversazione privata di nove minuti con un funzionario UE è stata intercettata e diffusa su Youtube. Quasi in contemporanea, il quotidiano filogovernativo ungherese Mandiner ha pubblicato una registrazione rubata ai danni di Szabolcs Panyi.Il materiale riguardante il giornalista è stato inviato alla redazione tramite una email anonima firmata “Il quarto potere“. Il fatto è avvenuto proprio mentre emergevano nuove fughe di notizie sui legami tra l’esecutivo ungherese e il Cremlino.Le intercettazioni e il ruolo del Ministro SzijjártóIl caso di Panyi mostra come un’intercettazione illegale viene utilizzata come un’arma di distrazione di massa per sviare le scoperte scomode al governo Orban. Il cronista, infatti, aveva svelato lo scambio di informazioni sensibili tra il Ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó e l’omologo russo Szergej Lavrov.Nell’audio diffuso dai media filogovernativi, Panyi stava parlando con una sua fonte per ottenere conferme sulle reti di comunicazione usate dal ministro Szijjártó per interloquire con i russi. Di fatto, si tratta di un’operazione del tutto legittima e fondamentale nel lavoro giornalistico, dipinto diversamente per screditarlo di fronte all’opinione pubblica.Il governo ungherese ha preso l’occasione al volo per deviare l’attenzione. Il Ministro Szijjártó, infatti, ha accusato Panyi di aver collaborato con i servizi segreti stranieri. Infine, il Primo Ministro Viktor Orbán ha parlato di un grave attacco contro lo Stato, ordinando un’indagine.Dallo spyware Pegasus alla nuova macchina del fangoEsponenti dell’esecutivo hanno poi etichettato Panyi come un “agente straniero” al servizio dell’opposizione. Il giornalista ha respinto ogni accusa, precisando di aver svolto un normale lavoro di verifica su dati già in suo possesso.Panyi ha denunciato l’operazione come un attacco preventivo volto a screditarlo prima dell’uscita del suo prossimo libro sulle infiltrazioni della Russia in Ungheria.Questo attacco sistemico alla privacy non è un caso isolato. Panyi era già stato sorvegliato attraverso Pegasus, il software acquistato dal governo per spiare gli oppositori.L'articolo Ungheria, intercettazioni rubate per coprire i legami con Putin: così Orbán attacca i giornalisti proviene da Open.