AGI - Addio a David Riondino. Il cantautore, attore e scrittore fiorentino è morto nella sua casa romana a 73 anni dopo una lunga malattia. È bastato un post su Facebook per fermare una domenica mattina. A dare la notizia della morte di David Riondino è stata l'amica Chiara Rapaccini, artista, illustratrice e designer, con quella discrezione affettuosa che si riserva alle persone che si amano davvero. E' stato un poeta anarchico, colto e irriverente. I funerali si terranno martedì alle 11 nella Chiesa degli Artisti di Piazza del Popolo a Roma. Luogo giusto, per uno che aveva fatto della propria vita un atto artistico continuo e spesso imprevedibile.Biblioteca e palcoscenicoDavid Riondino era nato a Firenze il 10 giugno 1952 in una famiglia colta e vivace. Prima di diventare famoso grazie al Maurizio Costanzo Show aveva lavorato per dieci anni come bibliotecario alla Biblioteca Nazionale di Firenze: il dettaglio vale un ritratto intero. Dice di un uomo che amava il sapere senza ostentarlo, che trattava la cultura come un fatto quotidiano, non come un piedistallo. Ancora poco più che ventenne era tra i fondatori, con la sorella Chiara, del Collettivo Victor Jara, eclettica cooperativa di teatro-musica-animazione. Il timbro politico degli anni Settanta c'era, ma portato con leggerezza, senza il cipiglio del militante professionale.Nel 1978 pubblicò con l'etichetta indipendente 'Ultima Spiaggia' il primo album, e nello stesso anno ebbe l'occasione unica di aprire i concerti della tournée di Fabrizio De André con la Premiata Forneria Marconi''i. Un battesimo del fuoco che non lo intimidì affatto: aveva già capito che la strada era sua, e che su quella strada avrebbe portato tutto — musica, parole, ironia, poesia, qualche graffio.L'uomo che improvvisava canzoni su ordinazioneLa televisione lo scoprì tardi, ma lo capì subito. Al Maurizio Costanzo Show le sue improvvisazioni di canzoni e storie — compresa la memorabile invenzione del cantautore brasiliano Joao Mesquinho — diventarono appuntamenti cult. C'era qualcosa di ipnotico nel vederlo sedere davanti a una chitarra, ricevere un tema dal pubblico e costruire una canzone in tempo reale, con rima baciata e senso compiuto, come se il linguaggio gli ubbidisse per contratto. Partecipò anche a 'Quelli che il calcio' e a 'Bulldozer', ma il piccolo schermo era per lui un campo di gioco, non la casa vera.La casa vera era il teatro. Debuttò sulle tavole del palcoscenico a soli 22 anni allo Zelig di Milano, quando quello spazio non era ancora la fabbrica di comici che sarebbe diventata. Nel 1989 arrivò 'Romanzo picaresco', seguito da 'Chiamatemi Kowalski' e 'La commedia da due lire' con Paolo Rossi. Poi il sodalizio con Dario Vergassola, con cui portò in giro per l'Italia 'I cavalieri del Tornio' e 'Todos Caballeros', gioco intorno al 'Don Chisciotte' di Cervantes: uno spettacolo che girava dal 2001 e che ogni volta sembrava appena inventato.Satira, cinema e una partecipazione a SanremoCome verseggiatore satirico collaborò con Tango, Il Male, Cuore, Comix, Boxer e con il quotidiano il manifesto. La lista delle riviste di controcultura degli anni Ottanta e Novanta in cui comparve il suo nome è quasi una mappa dell'intelligenza critica italiana di quei decenni. Al cinema apparve in 'Maledetti vi amerò' di Marco Tullio Giordana e in 'Kamikazen - Ultima notte a Milano' di Gabriele Salvatores e nel 1997 passò dietro la macchina da presa con 'Cuba libre - Velocipedi ai tropici'.Nel 1995, con la compagna Sabina Guzzanti, presentò a Sanremo la canzone 'Troppo sole'. Finì dove finì (non in cima alla classifica), ma fu uno di quegli interventi al Festival che si ricordano non per il piazzamento ma per quello che portavano: intelligenza, umorismo, un'aria di venire da un altro pianeta rispetto agli altri concorrenti.L'intellettuale come persona fisicaIn un'intervista definì l'intellettuale con una precisione che era anche un autoritratto: "Una persona fisica, che comunica, che partecipa, che sa trasformare la sua esperienza in qualcosa che serva anche agli altri, che non trasforma il sapere in potere, che ha un'idea sentimentale del comunicare ed è alla ricerca di un nuovo linguaggio". Poche frasi descrivono meglio chi era.Lascia la moglie Giovanna Savignano, sposata il 12 dicembre 2012, e la figlia Giada, nata nel 1974. Lascia anche un catalogo sterminato di spettacoli, canzoni, comparsate, improvvisazioni e trovate che è praticamente impossibile riassumere in una voce sola. Il che, a pensarci bene, è esattamente quello che avrebbe voluto.