Non fermiamoci al referendum. Con la vittoria del No deve aprirsi una nuova fase di responsabilità

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Ha vinto il No. Ed è stata una grande prova di democrazia. Con questo referendum si è giocata una partita ben più importante di quanto immaginiamo. Chi ha votato No ha capito che, con la riforma sulla separazione delle carriere, non era in gioco soltanto l’equilibrio tra magistratura giudicante e requirente, ma l’indipendenza stessa della magistratura.L’esito, comunque, non era affatto scontato, né bastava un opuscolo divulgativo per far comprendere in che modo sarebbe cambiata la nostra Costituzione. Serviva un grande lavoro sul territorio e i comitati nati a sostegno del No lo hanno portato avanti straordinariamente. E questo anche grazie all’impegno profuso da magistrati e avvocati che hanno illustrato le falle che si celavano dietro la riforma.Non ho mai creduto agli slogan del tipo “il magistrato pagherà per i suoi errori” o “non ci sarà più un caso Tortora”, perché non li ritenevo veri argomenti. La riforma costituzionale non avrebbe influito sulle responsabilità dei magistrati né avrebbe impedito altri errori giudiziari, anzi. Come già ribadito nel mio precedente post, il rischio che una magistratura requirente potesse sfuggire alle proprie responsabilità e finire, successivamente, nelle mani della politica: sarebbe stata una conseguenza naturale della riforma.Ora non bisogna fermarci al risultato referendario. Con la vittoria del No deve aprirsi una nuova fase di responsabilità. Serve una seria riflessione e si dovranno condividere con i cittadini i temi della giustizia: il suo funzionamento, i tempi dei processi, le garanzie e la qualità delle indagini. Sono tutti argomenti che gli stessi comitati, ora, dovrebbero portare avanti con interesse e con la stessa grinta che hanno avuto durante questa campagna referendaria. Perché dietro quel voto ci sono tante persone. La giustizia non deve diventare uno scontro tra tifoserie, ma un argomento sul quale coinvolgere i cittadini in prima persona.Ci sono storie che vale la pena raccontare e ascoltare, quelle di chi ha vissuto un lungo processo e ha perso fiducia nella giustizia. Storie di chi, anche quando aveva ragione, si è sentito comunque sconfitto. E ci sono quelle più difficili da accettare come quelle di chi è finito a processo anche se non avrebbe mai dovuto finirci.Quando parliamo di giustizia parliamo di qualcosa che coinvolge il tempo, gli affetti e la dignità delle persone. Per questo non basta oggi sostenere il No alla riforma. Non è sufficiente gioire per la vittoria. Questo referendum è stata una occasione per dare vita ad una nuova fase. La fase in cui, anche la magistratura, di concerto con la politica, si dovrà impegnare affinché il sistema giudiziario funzioni davvero in modo efficace. Perché una giustizia che tarda o sbaglia non è solo un problema del sistema. Il suo malfunzionamento ricade per primo sulla vita delle persone ed è proprio da lì che si dovrà ripartire.L'articolo Non fermiamoci al referendum. Con la vittoria del No deve aprirsi una nuova fase di responsabilità proviene da Il Fatto Quotidiano.