AGI - Per i distretti italiani dell'oro quella che si sta abbattendo nelle ultime settimane è una tempesta perfetta: il prezzo dei metalli preziosi in crescita a causa delle tante incertezze geopolitiche, i dazi americani, una nuova tassazione imposta dalla Turchia (primo mercato per export), il costo dell'energia alle stelle (non va dimenticato che per fondere l'oro servono 1.100 gradi di temperatura) e ora la guerra in Iran.In sostanza, come spiegato all'AGI da Maria Cristina Squarcialupi, presidente di Confindustria Federorafi: "il rischio è il blocco totale delle esportazioni verso alcuni mercati, che per diverse pmi che lavorano quasi esclusivamente con Dubai significherebbe veder azzerato da un giorno all'altro il proprio fatturato".La "tempesta perfetta" che si sta abbattendo sull'oro italiano vede da gennaio a novembre 2025 (dati che AGI ha potuto visionare in anteprima) una flessione del 64,5% dell'export verso la Turchia (1,79 miliardi di euro) e del 9,4% verso gli Usa (a 1,1 miliardi, slittata dal primo al quarto posto a causa dei dazi). "Il problema non è nemmeno il costo elevato dei metalli - spiega - a quello ci si abitua. Il problema sono le costanti oscillazioni e la volatilità' dei prezzi di oro, argento, platino, palladio e rodio che rendono massima l'incertezza e non permettono alcuna pianificazione".A soffrire maggiormente perché tradizionalmente più focalizzato verso Oriente è il distretto di Arezzo che ha visto da gennaio a settembre 2025 una flessione dell'export del 31,7% (3,6 miliardi), seguito da Vicenza che invece cresce del 5,8% (1,8mld), da Alessandria con un +18,9% (1,6mld) e da Milano con un -38,9% (910 milioni). "Ci aspettiamo un rallentamento sugli ordini sì, ma quello che temiamo davvero è il totale blocco di alcuni mercati se la guerra dovesse continuare provocando cosi' uno stallo in tutti i mercati mondiali - ha poi aggiunto la presidente - non va dimenticato che Dubai è un hub internazionale anche per raggiungere l'Estremo Oriente". "Tante aziende, soprattutto quelle concentrate su questi mercati, soffriranno davvero - ha infine concluso - il nostro settore è fatto da pmi o piccole, spesso concentrate in alcuni prodotti e nicchie di mercato. Ci sono aziende che lavorano quasi esclusivamente con gli Emirati Arabi e tutto ciò le rende vulnerabili. Per loro il fatturato rischia di passare da "X" a zero da un giorno all'altro".Quanto vale l'oro Made in ItalyE tutto ciò si traduce in qualcosa di decisamente impattante se si considera che il settore orafo (che è anche argentiero e gioielliero) in Italia contava nel 2024 6.825 aziende per 33.919 dipendenti ed un fatturato da 12,7 miliardi di euro. A farla da padrone è il distretto di Arezzo che conta quasi il 20% delle imprese orafe, seguono il Veneto (Vicenza) con il 12% ed il Piemonte (Valenza) con l'11% come la Lombardia (Milano).In termini di fatturato, il distretto, segue le stesse percentuali relative all'export: Arezzo con circa il 30/35% del totale, Vicenza con il 20/25% e Valenza (Alessandria) con il 15/20%."Ora è tutto fermo" ha poi aggiunto Squarcialupi ricordando che i dati ad oggi disponibili relativi ai primi 11 mesi del 2025 vedono l'export orafo italiano a 11,7 miliardi di euro con una flessione del 19,2% in valore e del 23% in quantità. Non va dimenticato infine che la guerra mediorientale ha bloccato di fatto mercati che oltre ad essere la porta verso l'Estremo oriente, erano dominati da clientele mediamente alto-spendenti e tradizionalmente orientati verso l'acquisto di oro e preziosi."Viviamo alla giornata perché davvero è impossibile fare una previsione seria - ha infine concluso - se la guerra si fermasse o diventasse regionale sicuramente dovrebbe ripartire tutto. Diversamente tante aziende finiranno con il soffrire veramente".