Tornerà a insegnare per aiutare i ragazzi, “soprattutto quelli che fanno più fatica, come magari quello che mi ha colpito”. E ai suoi alunni dice che “non porto rabbia né paura nel cuore, ma solo desiderio di rivedervi crescere sereni e protetti”. Sono queste le prime parole di Chiara Mocchi, la professoressa accoltellata da uno studente 13enne a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, in una lettera dettata dal suo letto dell’ospedale e resa pubblica dal suo avvocato. Non c’è denuncia, rancore o voglia di vendetta, ma un messaggio per i suoi alunni che hanno assistito all’agguato e ai minuti di paura che sono seguiti.“Se il Signore vorrà concedermelo, io tornerò. Tornerò in classe, tra i banchi, dove ho sempre sentito di appartenere – recita la missiva – Tornerò a insegnare, a credere nei giovani, ad accompagnarli nei loro passi difficili. Perché nonostante tutto, insegnare resta il mio sogno, la mia vocazione, la mia gioia più grande”. L’aggressione di cui è stata vittima non deve diventare una deviazione brusca e indesiderata della sua vita e di coloro che vi hanno assistito. Per questo nel suo messaggio dedica poco spazio al giovane che l’ha aggredita e molto, invece, a tutti coloro che l’hanno assistita o che sono semplicemente stati testimoni della violenza. “Questa ferita non deve diventare un muro, ma un ponte. Verso una scuola più attenta, verso una comunità più unita, verso un modo nuovo di stare accanto ai ragazzi, soprattutto quelli che fanno più fatica, come magari quello che mi ha colpito che forse nel profondo non saprà neanche perché. Come non lo sapranno i suoi genitori. Se il Signore vorrà concedermelo, io tornerò. Tornerò in classe, tra i banchi, dove ho sempre sentito di appartenere. Tornerò a insegnare, a credere nei giovani, ad accompagnarli nei loro passi difficili. Perché nonostante tutto, insegnare resta il mio sogno, la mia vocazione, la mia gioia più grande. A tutti voi, dal profondo del cuore, grazie. Grazie per avermi salvata, sorretta, pensata, custodita. Grazie per darmi la forza di guardare avanti, non indietro, e soprattutto il sogno di potercela fare ancora”.“Sto dettando queste poche righe con la voce ancora flebile, al mio legale – ha spiegato la docente di francese -, ma con il cuore colmo di gratitudine. Non avrei mai pensato che un giorno avrei dovuto raccontare un dolore così grande, né che avrei attraversato una prova così profonda. Eppure eccomi qui, ancora viva. E questo lo devo a molti di voi. In un attimo, un gesto improvviso e incomprensibile ha spezzato la quotidianità della scuola, trasformando una mattina come tante in un incubo. Quelle coltellate sul mio collo e sul mio torace avrebbero potuto fermare il mio cammino per sempre. So che addirittura la scena è stata ripresa via cellulare, è stata drammatica quanto irreale – ha osservato – Io stessa fatico a ricordarla senza tremare. Ma subito, attorno a me, si è mosso un mondo di coraggio e di umanità”.Ed è a questo punto che la docente passa a ringraziare tutti coloro che le sono stati vicino: “Ai miei amati alunni, non fermatevi, non arrendetevi, studiate e preparatevi per il vostro futuro senza nessuna paura, ma solo e unicamente con coraggio. Ai colleghi che sono intervenuti senza alcuna esitazione, rischiando personalmente per mettermi in salvo, il vostro sangue freddo e la vostra forza hanno creato una barriera tra me e la morte. Agli studenti che hanno gridato aiuto, che hanno pianto, che si sono spaventati e hanno visto qualcosa che nessuno dovrebbe vedere a tredici anni, sappiate che non porto rabbia né paura nel cuore, ma solo desiderio di rivedervi crescere sereni e protetti. Al personale dell’elisoccorso, che ha bloccato un’emorragia devastante, che ha lottato contro il tempo, che mi ha restituito un battito stabile con una lunga trasfusione, mentre la linfa della vita usciva dalle mie ferite, non dimenticherò mai le vostre mani ferme e la vostra calma. Ai medici, agli infermieri, agli operatori sanitari che mi hanno accolto, curato e operato con una delicatezza che va oltre il dovere, siete stati famiglia. Alle forze dell’ordine e alle autorità, presenti subito, attente, rispettose, che hanno messo ordine nel caos e garantito sicurezza a tutti. A mio fratello Giampaolo, che ha tremato, pregato, vegliato accanto a me senza mai perdere la speranza. All’avvocato Angelo Lino Murtas, che mi sta accompagnando con sensibilità e competenza in un percorso che non avrei mai immaginato di dover affrontare. Ai genitori, che mi scrivono, che mi abbracciano anche se solo da lontano, che hanno raccontato ai propri figli il valore dell’empatia e della vita. A chiunque mi sta mandando messaggi, preghiere, pensieri, anche senza conoscermi, li ho sentiti arrivare tutti, uno per uno, come fili che mi hanno ricucito l’anima”.L'articolo Le prime parole della prof accoltellata dallo studente 13enne: “Non ho rabbia né paura. Voglio tornare a insegnare” proviene da Il Fatto Quotidiano.