Referendum Giustizia 2026, il centrosinistra si gode 15 milioni di No: “Avviso di sfratto a Meloni”

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A sera Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli si ritrovano insieme, sul palco di piazza Barberini per festeggiare la vittoria del No al referendum sulla Giustizia. Dal lungo corteo che muove verso piazza del Popolo, convocato dal segretario Cgil Maurizio Landini per “la grande festa del No”, arrivano i cori: “Siamo tutti antifascisti”, “Giorgia Meloni vattene”, “Meloni stiamo arrivando”. All’arrivo si balla sulle note di ‘Bella ciao’ e sotto le luci colorate di alcuni fuochi d’artificio esplosi per l’occasione. I leader si abbracciano e sorridono. 15 milioni di No hanno respinto la riforma della giustizia firmata da Carlo Nordio e rappresentano un ‘tesoretto’ prezioso da “non lasciar andar via” in vista delle Politiche.Schlein: “Avete difeso la Costituzione”“Abbiamo vinto e questa vittoria è vostra, avete difeso la Costituzione – dice la segretaria dem ringraziando la piazza e soprattutto i giovani – Adesso restate mobilitati, venite a migliorarci, abbiamo bisogno di voi'”. Schlein intende prendere sin da subito un impegno: “Batteremo Giorgia Meloni alle Politiche, c’è già una maggioranza alternativa a questo governo e noi lavoreremo per essere all’altezza delle vostre aspettative. La promessa che vi vogliamo fare dopo questa mobilitazione condivisa è l’unità. Continueremo ad essere testardamente unitari”, assicura. Poi avverte la premier: “E’ chiaro che questo voto, con un’affluenza così alta, è un messaggio politico chiaro per Giorgia Meloni. È un voto di cui il governo deve tenere conto e cominciare ad ascoltare il Paese e le sue priorità”, attacca. Conte: “Dalla popolazione avviso di sfratto”Conte concorda: “Meloni può dire quel che vuole ma non può trascurare che arriva dalla popolazione un avviso di sfratto rispetto al fallimento di un’unica riforma vera che hanno portato in quattro anni – dice chiaro – Il governo non può pensare di proseguire senza assumersi la responsabilità politica di questo passaggio e noi lo batteremo alle urne”. Il messaggio di Renzi a MeloniIl primo a chiamare in causa la premier, in realtà, è Matteo Renzi, che si affretta a commentare la vittoria del No in quanto ‘esperto di referendum persi’: “C’è un fatto politico enorme. C’è una sconfitta sonora del governo e del modo arrogante con il quale ha voluto fare questa riforma costituzionale. Quando il popolo parla, cara Giorgia Meloni, il palazzo deve ascoltare. Questo è il messaggio che arriva forte e chiaro”, sintetizza. Non solo. L’ex premier ricorda la sua esperienza personale: “Io mi sono dimesso da presidente del Consiglio, da segretario del Pd e non mi sono dimesso da parlamentare perché non ero parlamentare. Sono uscito da Chigi che non avevo un lavoro. Per prendere atto di un risultato ci vuole coraggio, ma non si può perdere un referendum e uscire fischiettando“, rincara la dose. Avs guarda al futuroDa Avs, in ogni caso, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni invitano a guardare al futuro: “Da qui in avanti cambia la musica, mettiamo in campo un’alternativa. Da domani serve coraggio, poca ambiguità e stop tentennamenti: serve una proposta coraggiosa” per il Paese, insiste Fratoianni. E se le distanze non mancano, nelle parole dei leader una ‘traccia’ programmatica si trova: “La Costituzione va applicata, non va smontata come la destra vorrebbe fare”, dice Bonelli. “Invece di cambiare la Costituzione, impegniamoci per attuarla”, gli fa eco Fratoianni; Schlein e Conte concordano.Schlein: “Ho sempre dato disponibilità in caso di primarie”Dopo il referendum un piccolo passo in avanti si registra anche sulla possibile modalità di scelta del leader. “Spero che il centrosinistra rapidamente vada alle primarie perché da oggi è chiaramente ed evidentemente nelle condizioni di vincere le politiche”, ragiona Renzi. La novità, però arriva da Conte. “Per la leadership del centrosinistra ci apriamo a primarie che non siano di apparato partitico ma aperte come occasione per tutti i cittadini”, dice il leader M5S che registra il “fatto nuovo” dell’ondata di partecipazione raggiunta. La leader dem è della partita: “Troveremo le modalità di costruzione del programma e per la scelta del leader. Ho sempre detto che in caso di primarie io sarei disponibile”, ribadisce. Dopo il referendum il nodo sulla legge elettoraleIl percorso, insomma, è avviato. Anche se a preoccupare il campo largo, adesso più di prima, è la riforma della legge elettorale già depositata in Parlamento dal centrodestra: “E’ un antipasto di premierato, la contrasteremo”, taglia corto Schlein; “Meloni la ritiri”, le fa eco Francesco Boccia. “Va fatta un’opposizione intransigente e molto dura a questo schifo di legge elettorale che hanno depositato”, avverte anche Riccardo Magi. Tra le opposizioni, comunque, c’è chi spera che salga il livello di tensione nella maggioranza: “Non sarà facile portarla a casa, la Lega non cederà facilmente sui collegi uninominali”, è il ragionamento. La sintesi la fa ancora una volta Renzi: “Meloni da oggi è un’anatra zoppa, è evidente che la partita di oggi segna la fine del tocco magico di Giorgia. A me è successo: prima o poi inizieranno a dubitare di lei anche i suoi, per lei parte un anno di via Crucis”.Questo articolo Referendum Giustizia 2026, il centrosinistra si gode 15 milioni di No: “Avviso di sfratto a Meloni” proviene da LaPresse