Marzo come al solito è stato shakerato dagli Oscar, così il colossale e roboante One battle after another, dopo il ritorno in sala e nella top ten del box office italiano forte delle sue sacrosante 6 statuette ha trovato nuovo pubblico portandosi oltre i 5,5 milioni d’incasso italiano e a 210,8 mln nel mondo. Quest’avventura stilisticamente travolgente, ma pure così border e critica con l’America di oggi, costituisce con il suo successo in Academy un segno di autocritica non trascurabile anche fuori dal grande schermo per la superpotenza che rappresenta.Invece nei periodi bui l’horror riesce a raccontare negatività epifaniche provando a intrattenere distraendo dai notiziari. Così Keeper, sesto film di Oz Perkins, regista dallo sguardo insano e lugubre, seppur oramai flop destinato all’horror di cassetta, e nella sua struttura molto simile al recente italiano The Well di Federico Zampaglione, costruisce la storia di una trappola ben raccontata che offre un discreto dosaggio di ribrezzo e inquietudine con idee registiche disturbanti sul crinale tra solitudine, possesso e relazioni tossiche, di cui si fa metafora caustica.Voltiamo pagina, e per stupirci davvero con una novità luminosa, originale e di sensibilità autoriale la troviamo in Iraq. Negli anni ’90, prima della Guerra del Golfo e della futura caduta e cattura di Saddam Hussein, una ragazzina è obbligata con sorteggio scolastico a rendere omaggio al presidente con una torta di compleanno. Usanza di quella dittatura, ogni compleanno veniva realmente festeggiato con doni obbligatori della popolazione al loro despota. La torta del Presidente è l’opera prima di Hasan Hadi, ex-montatore di cortometraggi con un’idea di cinema ben precisa: mescolare flash della sua infanzia al racconto del regime nel suo paese.Il suo film è l’avventura di questa bambina, del suo gallo e di un amico ladruncolo per trovare gli ingredienti dolciari. Film da non perdere, attraversa il tessuto sociale dell’epoca con leggerezza e acume restituendo allo spettatore quel senso di libertà e speranza che percorre sottotraccia tutti i regimi autoritari.Spostandoci di poco giungiamo nell’Iran di oggi, poco prima dell’inizio di questa nuova guerra in corso, con il primo dei tre film presenti al BIF&ST – Bari International Film Festival. È un documentario A war on women, e infrange certi silenzi da regime teocratico con la voce decisa di sette donne. Di fronte alla camera raccontano le loro esperienze, i sacrifici e la disobbedienza civile che dall’altra parte del Mediterraneo chiamiamo comodamente resilienza. Il film segna l’esordio al lungometraggio per Raha Shirazi. Con le sue immagini forti accompagnate dalla fermezza dello storytelling, altro termine della nostra panciuta ingenuità occidentale, la regista mette insieme una chiara testimonianza da instant movie. Un film di un’urgenza e immediatezza storica impressionanti che parte dalla radicalizzazione con l’obbligo del velo nel ’79 fino a oggi.Ambientato e presentato a Bari è anche Cattiva strada, opera prima di Davide Angiuli, uno che attraverso un crime sfacciato e dirompente ci racconta dal sottobosco urbano pugliese una gioventù senza scampo tra attività rischiose e speranze calpestate. Giulio Beranek e Malich Cissè si rivelano giganteschi in bravura e verità per le loro performance attoriali. Nei panni di maestro sfruttatore l’uno e sottomesso accolito l’altro costituiscono una cellula criminale perfetta e amarissima. Yin e Yang di una sceneggiatura che sfreccia senza respiro, cruda come la messa in scena di un regista che da questo momento in poi dovremo tener presente. In sala dal 26 marzo, è il film ideale per chi cerca action e dramma criminale in stile Main Streets.È stato presentato al BIF&ST ed è in sala dal 26 marzo anche Era, di Vincenzo Marra. L’autore orchestra un grande cast cimentandosi nella sua prima commedia. Mescola il suo DNA da documentarista e il suo cinema del reale ai registri del Teatro di Eduardo. La mise en scène sobria da interni viene dettata da un’orologeria precisissima tra riso e tanto altro. L’anziana madre di quattro figli cinquantenni e problematici vive la vita condominiale, cerca di arginare un gentile corteggiatore e malsopporta la badante da loro imposta. Protagonista è Dalia Frediani, incredibile il mondo emozionale che riesce a schiudere con semplici sguardi.Pilastro narrativo e validissima interprete anche Marinì Sabrina Fernando, qui badante indiana saggia e intraprendente che ribalta anche vari pregiudizi. Nonostante i volumi a volte un po’ troppo gridati, è una piacevolissima scoperta la vena umoristica di un autore finora molto roccioso.Con Homebound- Storia di un’amicizia in India abbiamo in sala anche la pregevolissima opera seconda di Neeraj Ghaywan. La presenza di Martin Scorsese come produttore esecutivo è un’ottima garanzia su carta, ma di fatto il regista usa singole inquadrature per raccontare diversi personaggi e percorsi al contempo, rende fresca ogni scelta narrativa su questa corsa al successo di due ragazzi ingabbiati ancora oggi dalle dinamiche delle caste indiane, e ci regala un teen drama con uno sfondo sociale complesso che evolve in road movie ambientato all’alba del COVID. Consigliato ai giovani più esigenti a caccia di storie davvero nuove, riesce a dare una scossa virale al suo pubblico.Infine c’è Lo straniero, in sala dal 2 aprile. Presentato in concorso alla 82a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, il nuovo lavoro di François Ozon è tratto dall’omonimo romanzo di Albert Camus. Dopo Estate ’85 torna a dirigere Benjamin Voisin, qui protagonista algido di una storia che seppur riproposta in maniera classica, riesce a squarciare il tempo per parlarci dell’empatia e della sua assenza in un giovane uomo di successo sopraffatto dai sensi, colpevole di essere soltanto sincero, e in fin dai conti straniero più a sé stesso che al mondo che non lo comprende. Regia sensuale e raffinata, riesce a farci respirare le atmosfere algerine di metà novecento come fossimo in una bolla perfetta. Se a Pasqua cercherete un film d’autore su cui discutere, allora fa sicuramente al caso vostro. #PEACEL'articolo Film in sala tra Oscar, il Bari Film Festival e un’anteprima su François Ozon proviene da Il Fatto Quotidiano.