Diagnosi precoce, qualità della lettura istologica e maggiore uniformità nei percorsi di presa in carico: sono i tre pilastri del confronto sulla Nefropatia da immunoglobulina A (IgAN), ospitato oggi a Roma da Palazzo Baldassini.L’incontro – realizzato col contributo non condizionante di CSL – ha riunito rappresentanti delle istituzioni, clinici e associazioni di pazienti. Durante l’evento è stato presentato un Manifesto di policy condiviso: l’obiettivo è ricondurre a una visione organica le principali criticità legate a diagnosi e presa in carico.“Sul tema delle patologie renali dobbiamo rafforzare con decisione l’investimento in prevenzione e diagnosi precoce, promuovendo progetti di screening capaci di intercettare tempestivamente i pazienti prima che la malattia evolva verso quadri più gravi”, sottolinea la Senatrice Elisa Pirro, Membro della 5ª Commissione Permanente del Senato della Repubblica. In quest’ottica il coinvolgimento dei medici di medicina generale “assume un rilievo essenziale, perché consente di ampliare l’accesso ai test neurologici, rendendo più efficace l’identificazione precoce delle persone a rischio”, prosegue la senatrice Pirro. “Come istituzioni abbiamo il dovere di sostenere percorsi che rendendo la tutela della salute più tempestiva e uniforme sul territorio”.Oggi una delle criticità principali è rappresentata proprio dal ritardo diagnostico. L’IgAN si manifesta infatti frequentemente in forma silente, attraverso anomalie urinarie iniziali, che possono essere intercettate solo mediante esami di primo livello e che, in molti casi, non vengono ancora rilevate o approfondite in modo sistematico.“È importante rafforzare la capacità di intercettazione precoce della malattia a partire dalla medicina generale. Anche strumenti semplici, come gli esami di primo livello, possono contribuire a individuare i primi segnali se inseriti in un percorso strutturato e accompagnati da una maggiore attenzione clinica”, sottolinea Luca De Nicola, presidente della Società italiana di nefrologia. “In questo senso – aggiunge – lo screening può diventare anche un’occasione per consolidare il raccordo tra medicina generale e nefrologia e consolidare un invio più tempestivo allo specialista”.Dal confronto è emersa anche la necessità di “valutare modelli di screening mirati, in particolare nelle fasce di età più giovani, in cui è possibile intercettare precocemente anomalie urinarie che tendono a rimanere silenti per anni prima di evolvere verso forme più avanzate di malattia”, osserva Loreto Gesualdo, presidente della Federazione italiana società medico scientifiche.Accanto all’identificazione precoce, la biopsia renale costituisce il passaggio dirimente per la conferma diagnostica dell’IgAN, ma la sua esecuzione e interpretazione non risultano ancora uniformi sul territorio. Il tema riguarda soprattutto la qualità della lettura istologica, che richiede competenze specialistiche e standard condivisi. In questo contesto, il Manifesto propone di strutturare una rete fondata su centri ad alta specializzazione, in grado di garantire omogeneità nella refertazione, nella stratificazione prognostica e nella raccolta sistematica dei dati.Il terzo asse di lavoro riguarda il riconoscimento amministrativo della patologia e il superamento delle attuali disomogeneità territoriali: l’assenza di un inquadramento uniforme dell’IgAN nei sistemi di codifica delle patologie rare e nei percorsi di accesso alle prestazioni continua infatti a generare differenze nella presa in carico tra le diverse Regioni, incidendo sull’equità del sistema.“Ogni paziente affetto da una malattia rara deve poter accedere in modo uniforme alle opportunità diagnostiche e terapeutiche disponibili. Non è accettabile che l’accesso alle cure vari in funzione del territorio: è necessario garantire condizioni omogenee tra le Regioni per assicurare una presa in carico coerente e realmente efficace”, afferma Marcello Bettuzzi di Uniamo – Federazione italiana malattie rare.“Garantire equità tra le Regioni significa rendere concreti i diritti delle persone, evitando che il luogo di residenza condizioni il percorso di cura e la qualità dell’assistenza”, dichiara Anna Viola, membro del Comitato regionale del Lazio di Aned, Associazione nazionale emodializzati dialisi e trapianto Aps.Tre, quindi, le priorità individuate dal convegno: anticipare la diagnosi, rafforzare la qualità della lettura clinica e rendere più coerente il sistema nella gestione dei dati e nell’accesso alle cure, attraverso un’integrazione tra individuazione precoce, competenze diagnostiche e uniformità organizzativa.Questo articolo IgAN, le priorità tra diagnosi precoce e uniformità della presa in carico proviene da LaPresse