Settemila soldati americani pronti ad agire. Il conflitto scatenato da Stati Uniti e Israele contro l’Iran non ha avuto i risultati sperati, almeno per Washington, e adesso Donald Trump, che a differenza di Benjamin Netanyahu ha tutta l’intenzione di chiudere il conflitto nel più breve tempo possibile, si trova di fronte a un bivio: lavorare per arrivare a un accordo con Teheran, che adesso ha avanzato richieste pesanti, o rilanciare, addirittura autorizzando un’operazione di terra contro la Repubblica Islamica. A Ilfattoquotidiano.it il generale Leonardo Tricarico, ex Capo di stato maggiore dell’Aeronautica Militare, spiega che un’azione del genere potrebbe anche rivelarsi vincente, ma costerebbe agli Stati Uniti la morte di molti soldati.Generale, trova plausibile un’invasione di terra da parte degli Stati Uniti?Le informazioni che riceviamo sono tutte da verificare e frutto di indiscrezioni. Fatta questa premessa, ritengo che con un’invasione gli Stati Uniti andrebbero a impelagarsi in un altro Vietnam prima ancora di aver capito cosa vogliono veramente ottenere da questa guerra. Quando hanno deciso di attaccare l’Iran, abbiamo visto che gli interessi vitali americani non erano a rischio, come rivelato dal Pentagono fin dall’inizio. Credo ci fosse l’aspettativa di realizzare un Venezuela-bis, ma così non è stato.L’imprevedibilità del presidente Trump è cosa nota. Ma è difficile pensare che tra i suoi consiglieri nessuno abbia fatto notare che l’organizzazione statale e militare della Repubblica Islamica non ha niente a che vedere con quella del Venezuela.Dobbiamo tenere conto di chi siano i consiglieri di Trump. Uso spesso un paragone per Witkoff e Kushner che a me ricordano molto Totò e Peppino quando arrivano a Milano completamente spaesati. Ecco, loro nel ruolo di consiglieri li vedo allo stesso modo. Una delle principali cause della situazione attuale è la messa all’angolo della diplomazia in nome dell’avventurismo. Lei parla di consiglieri, ma i consiglieri, quelli veri, sono stati fatti fuori perché non erano degli yes man, non lodavano il capo stuzzicando il suo ego. Quindi valutazioni grossolane come quella sull’Iran non sono affatto da escludere.Tornando alla possibile operazione di terra, una prima ipotesi vuole l’occupazione da parte dei militari americani delle isole strategiche di Kharg, Larak e Abu Musa che gli garantirebbero il controllo dello Stretto di Hormuz e del petrolio iraniano. I 7mila soldati attualmente dispiegati sono sufficienti per un’operazione del genere, tenendo conto della militarizzazione di questi avamposti e del recente rafforzamento della loro sicurezza?Stiamo parlando di truppe ben addestrate che possono contare su un supporto d’intelligence di primo livello. Quindi sì, un’operazione del genere potrebbe avere successo anche se con perdite altissime per gli americani. Detto questo, non la escludo ma la ritengo improbabile. Avrebbe come risultato favorevole agli Usa quello di chiudere i rubinetti del petrolio iraniano e far crollare la sua economia, con conseguente sfaldamento del sistema di potere degli ayatollah, ma avrebbe costi enormi.Un’operazione del genere è compatibile con la fretta di Trump di chiudere il conflitto?No, perché possono anche avere l’abilità di mettere in piedi delle operazioni lampo, ma poi i territori finiti sotto il tuo controllo devi essere in grado di mantenerli. E questo comporta dei rischi e una costante alimentazione logistica. Anche l’Iran vuole arrivare alla fine della guerra, ma adesso sa di avere in mano due assi come il controllo di Hormuz e l’idea di replicare la stessa situazione nello Stretto di Bab al-Mandab che dà accesso al Mar Rosso. Quindi non la chiuderà facilmente, non si accontenterà di quanto chiesto nel corso dei colloqui a Ginevra interrotti dall’attacco congiunto di Usa e Israele. L’unico attore che ha le idee chiare, in questo momento, rimane Benjamin Netanyahu. Lui vuole che la guerra prosegua.Un’altra possibilità circolata è quella di un’incursione di forze speciali Usa per impossessarsi dell’uranio arricchito iraniano e portarlo fuori dal Paese. C’è qualcosa di vero o si tratta solo di una suggestione?Questa la vedo complicata. Anche perché, oltre alle difficoltà operative di penetrare all’interno di un territorio molto vasto e di siti di stoccaggio nascosti nel sottosuolo, pesantemente controllati, c’è anche la questione del trasporto. Esistono norme chiare per gestire materiale fissile che sono difficili da rispettare in un’operazione come questa. La ritengo solo una suggestione.Indipendentemente dalle modalità, un’operazione di terra non è un rischio troppo alto per Trump? Come reagirebbe l’opinione pubblica al ritorno in patria delle bare dei soldati americani?È un rischio che va certamente messo in conto. Un’operazione di terra comporterebbe sicuramente molte vittime e il ritorno a casa di bare con sopra la bandiera americana sarebbe insopportabile anche per Trump. Soprattutto in vista delle elezioni di medio termine alle quali si presenta con un consenso ai minimi storici. Per questo penso che finirà con un negoziato, anche se per adesso su basi inconciliabili. Gli iraniani si sentono più forti di prima della guerra al tavolo negoziale e sono stuzzicati dall’idea di fare di Hormuz una seconda Suez.X: @GianniRosiniL'articolo Invasione di terra Usa in Iran, il generale Tricarico: “La reputo improbabile. Le bare dei soldati sarebbero un duro colpo anche per Trump” proviene da Il Fatto Quotidiano.