Il ritorno americano sulla Luna entra in una fase di assestamento. Artemis resta il perno della strategia della Nasa, mentre il programma viene ricalibrato in un quadro più esigente, che coinvolge insieme vettori, infrastrutture e rapporti con i partner. Non è solo una questione di tempi. In gioco c’è il modo in cui Washington intende rendere sostenibile la propria presenza lunare e trasformarla in una strategia più solida.Artemis tra aggiustamenti e scelte operativeA spingere la Nasa verso una revisione del percorso è soprattutto il rallentamento di Starship, che ha rimesso sotto pressione uno dei cardini dell’architettura lunare. In questo quadro torna a riaffacciarsi lo Sls, fino a poco fa considerato un’alternativa improbabile e ora riportato in gioco come opzione praticabile. Roberto Vittori, generale e astronauta italiano con una lunga esperienza negli Stati Uniti, ci ha riassunto così il nodo centrale. “Il problema è Starship, che non sta andando avanti come tutti ci aspettavamo. Il nuovo amministratore deve capire che cosa fare e sta cercando di arrivare sulla Luna anche recuperando lo Sls”. Più che una rotta già consolidata, emerge una fase di aggiustamento progressivo. “Starship è estremamente complessa, e questo è un problema. Finora l’approccio del trial and error ha funzionato, ma con la Luna è diverso”. Su questo sfondo pesa anche il calendario politico, che contribuisce a spiegare l’orizzonte del 2028. Come osserva Vittori, “l’impressione è che si proceda per approssimazioni successive”.Gateway, gli spazi per l’Italia e la nuova cornice strategicaLa revisione di Gateway chiude un capitolo su cui l’Italia si era già impegnata, senza però esaurire il margine di manovra. Marcello Spagnulo, ingegnere ed esperto aerospaziale, ci ha invitato a leggere questo passaggio senza considerarlo una svolta improvvisa. “La cancellazione di Gateway e la revisione dei programmi non arrivano come un fulmine a ciel sereno”. Per Roma, spiega, il cambio pesa perché “su Gateway ci eravamo impegnati e avevamo già messo a disposizione un modulo abitativo”. La partita può però riaprirsi su un terreno diverso. “Se la Nasa deciderà di concentrarsi sugli insediamenti lunari, potrebbero aprirsi spazi per infrastrutture di superficie abitabili, robotizzate e dedicate ai servizi di supporto”.In questa transizione conta anche la competizione con la Cina, che Spagnulo indica come uno dei fattori sullo sfondo del cambio di impostazione. Qui il punto non è soltanto competitivo. È strategico. “Dietro questo cambiamento pesa in modo rilevante anche la competizione con la Cina”, osserva, richiamando una lettura della Luna sempre più integrata nella sicurezza nazionale americana. In questa prospettiva, aggiunge, “la Luna entra a pieno titolo nella strategia spaziale nazionale”. La collaborazione con gli alleati non è destinata a scomparire. Dovrà però misurarsi con un quadro più complesso, in cui esplorazione, presenza industriale e dimensione strategica tendono sempre più a sovrapporsi.