Come funziona Ivory, il social network europeo che sarà online dal 31 marzo – L’intervista

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Il soft launch della nuova app made in Italy è previsto per il 31 marzo: si partirà con un bacino di utenza di circa 1.000 utenti che proveranno in anteprima tutte le features della piattaforma. Si avvicina quindi al via, il nuovo progetto europeo con radici italiane Ivory, che mira a creare un social network nel quale vengano valorizzati profili accademici, con pubblicazioni e un sistema verificato di recensioni da parte di utenti del settore. Ma non solo: sono previsti anche profili per utenti di qualunque natura e per professionisti dei diversi settori, così come un sistema di stories (rinominato brief) per condividere momenti quotidiani. L’obiettivo: creare contenuti di qualità e dare spazio a tutte quelle persone che oggi non si sentono rappresentate dalle altre piattaforme. L’idea è venuta allo statunitense (in attesa di cittadinanza italiana) Adam Nettles che, insieme al suo socio italo-brasiliano di origini venete Uel Bertin, ha lavorato negli ultimi anni a questo progetto. Open ne ha parlato proprio con uno dei due fondatori (Bertin) e con il marketing e media manager di Ivory, Antonio Ucciero.Uel, come vi è venuta l’idea di creare questa nuova piattaforma?«L’idea è stata inizialmente del mio socio, Adam Nettles. Lui è americano, vive in Italia dal 2016 e ha richiesto la cittadinanza italiana. Dopo gli studi alla Statale di Milano, ha conseguito un dottorato in Difesa Aerospaziale. Proprio grazie al suo percorso accademico, ha avuto l’idea iniziale di creare uno spazio che si rivolgesse a quei 30 milioni di persone che appartengono al mondo accademico, ma che non riescono ad esprimersi sui social creando contenuti di qualità. Da lì nasce l’idea di Ivory (da Ivory Tower, o Torre d’Avorio): uno spazio per l’accademia. Subito dopo, però, ci siamo resi conto che fosse importante anche aprire questa piattaforma a tutte le persone che oggi non trovano spazio in altre realtà social. Noi, per esempio, non usiamo Facebook ormai da tanti anni, perché purtroppo l’utenza spesso non è la stessa che sarebbe interessata ai nostri contenuti. Esiste inoltre il mondo dei fake, che non sono perseguibili per quello che dicono online. Tutte problematiche che Ivory si propone di risolvere. Abbiamo così cominciato a lavorare allo sviluppo della piattaforma con Giuseppe Di Maria, che è un ingegnere di software, e con Antonio Ucciero, che cura la parte marketing&media».Antonio, qual è quindi la filosofia di Ivory?«Ivory è un nuovo social network che mira a riformulare lo spazio pubblico online nella sua interezza, grazie alla creazione di un algoritmo stratificato che consente agli utenti iscritti di poter condividere le proprie esperienze professionali e accademiche. Vogliamo creare un vero e proprio spazio autorevole che lega la qualità dei contenuti alla credibilità degli utenti. Vi faccio un esempio: se un ingegnere meccanico o anche un meccanico certificato pubblicano un contributo che riguarda l’analisi tecnica delle automobili ibride moderne, questo contributo avrà una maggior risonanza rispetto a quello di un utente che pubblica il medesimo contenuto, ma non ha una certificazione o un titolo accademico nel merito. Vogliamo sostanzialmente creare un ambiente più meritocratico, all’interno del quale il successo dei post non venga decretato da mera popolarità, ma da credibilità e competenza».E come funzionerà?«Anzitutto, all’interno della piattaforma gli argomenti sono suddivisi in Ivory Towers, per dare sistematicità e organizzazione alle varie aree del sapere. Gli accademici, inoltre, potranno, da un lato, condividere le proprie attività di ricerca o i propri saggi in relazione a una determinata disciplina e, dall’altro, potranno anche essere ricompensati per la loro attività di revisione e di valutazione dei contenuti, attraverso un processo strutturato interno di peer-review, ispirato proprio a quelli che sono gli standard scientifici e accademici».In cosa consiste questo sistema di peer-review?«Il sistema di peer-review è anzitutto un sistema di revisione tra pari o valutazione a pari livello, come suggerisce il termine inglese, e costituisce una valutazione critica fatta da specialisti, aventi competenze analoghe a quelle di chi ha prodotto l’opera in analisi. Le revisioni si concentrano sulla chiarezza, sull’impatto e sulla veridicità delle informazioni, permettendoci di distanziarci dalla problematica dell’engagement immediato che si trova su Instagram o Facebook, dove spesso sono le interazioni di basso livello, oppure che non misurano il tempo o l’attenzione del contenuto, ad aumentare l’engagement e a rendere virale un contenuto. Secondo noi, questo è un grandissimo problema perché dà visibilità anche a interventi che tendono a dare informazioni errate, alimentando la disinformazione. Da noi, gli utenti potranno accedere all’interno della piattaforma soltanto attraverso una verifica della documentazione.Abbiamo poi scelto un design minimalista ed elegante, che non dia stimoli dopaminici, a differenza sempre di social come Instagram e Facebook, peraltro al centro di un recente dibattito sulla dipendenza indotta negli utenti. Oltre a tutto questo, ci tengo però a precisare che Ivory non vuole offrire solo un’esperienza elitaria, ma un’esperienza anche accogliente e informale. Gli utenti potranno condividere momenti della propria quotidianità attraverso il sistema delle stories e reels, che si chiameranno “Brief“. Inoltre, una caratteristica molto importante è che già dalla homepage della piattaforma l’utente potrà personalizzare la propria esperienza attraverso un menù a tendina, dove potrà sia cercare contenuti collegati alle Ivory Towers di suo interesse, sia optare per condividere momenti della propria quotidianità. Noi miriamo a creare delle vere e proprie community in ambiti specifici, come il tech o il beauty».Uel, come funzionerà il sistema di verifica delle identità e dei requisiti?«L’algoritmo è già in grado di leggere un certificato prodotto dalle università, soprattutto quelle europee, ed è in grado di comprendere il layout utilizzato nei più diffusi certificati. Il sistema si prenderà qualche ora perché l’algoritmo possa comprendere di quale documento si tratti e successivamente andrà a registrare questa persona a seconda delle qualifiche, per esempio, come giornalista, o come medico o come ingegnere. L’algoritmo, al di là dei titoli accademici, premierà comunque anche le esperienze professionali, attraverso l’upload del curriculum vitae: gli utenti quindi non saranno valutati solo per i loro titoli, ma anche per le esperienze lavorative».E per utenti non accademici o che non dichiarano una specifica professione, Antonio?«Ci si potrà iscrivere in tre categorie: quella degli accademici, quella degli esperti o professionisti del settore e quella degli utenti non esperti ma che possono diventarlo o che vogliono usufruire di tutte le altre towers. Esiste quindi la possibilità per un utente che magari non ha un background accademico o un’esperienza professionale, di poter comunque, attraverso le pubblicazioni di post o le proprie interazioni, costruire un proprio profilo reputazionale. Infatti, all’interno della piattaforma, abbiamo un sistema di badge attraverso il quale l’utente potrà cumulare dei punti sulla base della qualità dei contenuti. Quindi una persona che non ha un background specifico può comunque mirare a raggiungere una posizione molto più rilevante sulla base della qualità dei suoi contenuti, grazie alle proprie capacità e competenze».Uel, perché questo social costituisce una novità assoluta nel suo genere?«Siamo i primi in questo campo perché ad oggi non esiste una piattaforma che risolva quello che è un grande problema in Europa, ma anche nel mondo: il costo delle pubblicazioni accademiche. L’idea di Ivory è quindi fare in modo che, se un accademico vuole fare una pubblicazione, invece di spendere 3.000 euro e attendere un anno per la revisione e la pubblicazione, spenda con noi solo 500 euro. Inoltre, ogni revisione verrà retribuita con un compenso di 80 euro. I revisori verranno scelti dalla piattaforma, cercando di evitare qualunque tipo di favoritismo, per esempio scegliendoli di altre città o realtà accademiche. Si crea così un’economia all’interno dell’app che fa in modo che chi deve pubblicare spenda meno tempo e denaro e che i revisori vengano velocemente remunerati per il lavoro svolto».Come definireste quindi questo progetto? È più italiano o più europeo?«È un progetto europeo con radici italiane ma con una vocazione internazionale. Sicuramente si basa su valori europei, identificando tra questi quello del confronto rispettoso e corretto. Anche per quanto riguarda i nostri ads, saremo probabilmente molto meno aggressivi rispetto alla app statunitensi, perché non vogliamo raccogliere a tutti i costi le informazioni degli utenti. Non è questo il nostro modello e non è quello che vogliamo creare. Rispetto a italiano o europeo, spero che un giorno significhino davvero la stessa cosa. Sicuramente è un social europeo, però nato in Italia. E questo si vede un po’ nella scelta dei colori e di tutto quello che compone la grafica dell’app. Ma non ospiteremo solo utenti dall’Europa: già dal lancio, potranno iscriversi anche gli utenti dal resto del mondo: il sistema al momento è tarato per riconoscere in automatico solo la carta d’identità elettronica, ma lo stiamo implementando perché possa riconoscere presto in modo automatico anche altri tipi di documenti identificativi. Per i primi tempi, procederemo con un’autenticazione manuale».Qual è il vostro obiettivo in termini di utenti?«Inizialmente, pensando alla sola utenza accademica, avevamo pensato che avremmo potuto avere nel primo anno tra i 2 e i 3 milioni di utenti. Dal momento, però, che si tratterà di un’app aperta a tutti, è più difficile fare previsioni. L’idea però è quella di raggiungere i 10 milioni di utenti nei primi dodici mesi. L’iscrizione è gratuita ed è possibile già registrarsi in vista del soft launch di martedì 31 marzo. Inoltre, chiunque volesse accedere alla piattaforma senza registrarsi e autenticarsi sarà ben accetto, ma potrà solo visualizzare i contenuti, senza interagire».L'articolo Come funziona Ivory, il social network europeo che sarà online dal 31 marzo – L’intervista proviene da Open.