Ecco la strategia quantistica di Italia ed Europa. Una guida per innovatori di domani

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Che siano roadmap industriali o piani strategici non c’è dubbio che un indirizzo sia necessario. In questo contesto, l’Italia e l’Europa, a livello istituzionale, hanno anch’esse definito una propria strategia, ideata per guidarne e favorirne lo sviluppo scientifico e imprenditoriale.Per capire meglio di cosa si tratta, abbiamo intervistato una delle figure di riferimento del panorama: Tommaso Calarco, direttore dell’Institute for quantum control del Peter Grünberg Institute presso il Forschungszentrum Jülich, professore di Fisica teorica all’Università di Colonia e, dal 2023, all’Università di Bologna. È stato uno degli autori del Quantum manifesto for quantum technologies (2016), che ha successivamente portato alla definizione della Quantum flagship, il primo grande investimento fatto nel settore dalla Commissione europea – circa un miliardo di euro distribuiti negli anni. Tornato in Italia, ha avuto l’incarico di presiedere la commissione chiamata a definire la strategia quantistica italiana, pur continuando a lavorare per la Commissione europea come segretario dell’advisory board creato per definire la strategia dell’Ue.Dopo un lungo lavoro di analisi della situazione interna, la strategia italiana è stata diffusa in forma definitiva a luglio del 2025. Una pubblicazione che è arrivata a poche settimane di distanza da quella europea, che punta a «posizionare l’Europa come leader mondiale nel settore quantistico entro il 2030». Il documento ammette come l’Ue sia attualmente in ritardo «nel tradurre le sue capacità di innovazione e il suo potenziale futuro in reali opportunità di mercato» e mira a «trasformare l’Europa in una potenza quantistica promuovendo un ecosistema quantistico resiliente e sovrano, che alimenta la crescita delle startup e trasforma la scienza pionieristica in applicazioni pronte per il mercato, mantenendo nel contempo la sua leadership scientifica».«L’Europa si sta muovendo in maniera molto, molto energica», ha dichiarato Calarco commentando il documento, che si sviluppa a partire da cinque pilastri fondamentali: consolidare le capacità in ricerca e innovazione, realizzare un piano sistematico di infrastrutture, rafforzare l’ecosistema di imprese, sviluppare applicazioni a doppio uso (civile e militare) e, infine, formare nuove competenze. «Di certo, i punti di forza europei sono la grandissima eccellenza e competenza scientifica, nonché la presenza di infrastrutture pubbliche, con un accesso facile e a bassa soglia di ingresso, veramente al servizio di tutti», ha aggiunto. Ma se l’Europa si dimostra, una volta di più, un’ottima fucina di talenti, si contraddistingue anche per la sua cronica frammentazione. E la nuova strategia va proprio nella direzione di un ricompattamento. «Un’altra criticità – ha ammesso – è sul versante degli investimenti privati: sono molto pochi rispetto a quanto accade oltreoceano, dove c’è un dinamismo dei capitali di rischio molto maggiore, che avvantaggia le startup americane e la loro crescita».La pubblicazione della strategia europea era stata accompagnata da critiche relative a un’eccessiva prudenza e a una roadmap poco ambiziosa. Secondo Calarco, tuttavia, si tratta di osservazioni che arrivano da organizzazioni allineate alle strategie commerciali di grandi aziende americane. «Chi si lamenta di puntare a obiettivi troppo bassi, come potrebbero essere computer a 100 qubit nel 2030, dimentica, o fa finta di non vedere, che anche le grandi aziende, ultimamente, hanno rivisto al ribasso le aspettative sul numero di qubit a cui prevedevano di arrivare in pochi anni, puntando però su una precisione più elevata e tassi di errore più ridotti».E per quanto riguarda gli investimenti sull’hardware, ossia sui computer quantistici veri e propri? Secondo alcuni, si tratta di investimenti inutili. L’Europa dovrebbe smettere di investire nella costruzione di macchine, perché sarebbe già troppo indietro rispetto a quanto fatto dalle grandi aziende americane. Questi soggetti propongono invece di puntare sullo sviluppo di software e applicazioni basati su computer realizzati da altri. Tuttavia, la sua posizione su questo tema è piuttosto netta: «Se rinunciassimo allo sviluppo di hardware, finiremmo per trovarci in una situazione di completa dipendenza, come succede già su altri versanti, per esempio in quello dei chip. Rinunciando ad avere i “nostri” computer quantistici rischieremmo di legarci a doppio filo ad altri Paesi, alimentando una dipendenza economica che, come stiamo vedendo in questo periodo, si può facilmente trasformare in arma commerciale. Queste riflessioni rendono fondamentale investire in una capacità di produzione europea, anche se inizialmente dovesse essere meno performante di quanto prodotto altrove. Ciò non toglie che i software siano fondamentali e, per questo, la strategia europea intende valorizzare maggiormente il settore».Uno dei punti di forza dell’Europa, secondo Calarco, risiede nella sua capacità di integrare interventi pubblici e privati, per quanto i secondi siano ancora troppo bassi. Un mix molto differente sia dalla situazione che si osserva in Cina, dove i finanziamenti pubblici la fanno da padrone e dove la ricerca è tutta in mano a pochi gruppi potentissimi, sia da quella statunitense, quasi interamente dominata dalle grandi corporation. «Una peculiarità tutta europea è la forte leva sullo sviluppo più puramente scientifico, unito alla creazione di infrastrutture accessibili sia alle realtà pubbliche sia a quelle private, come vediamo con i centri di supercalcolo che si stanno dotando di macchine quantistiche per offrire un accesso aperto e trasparente al settore produttivo e, insieme, a quello scientifico».Calarco ha poi spiegato che il nostro Paese, nel bene e nel male, è assolutamente in linea. «Una coerenza che è anche il risultato del significativo dialogo che si è instaurato tra la Commissione europea e i rappresentanti italiani, che hanno fornito input cruciali e hanno contribuito a far sì che la strategia italiana riflettesse le dinamiche europee». La strategia italiana ha anche avuto il tempo di raccogliere commenti costruttivi e integrazioni durante una fase di consultazione pubblica e un ampio coinvolgimento della comunità scientifica, di rappresentanti di quattro ministeri e di due agenzie della presidenza del Consiglio, per non parlare dell’interazione sinergica con oltre 50 attori del mondo industriale. Un pluralismo di punti di vista che, purtroppo, non si vede tanto di frequente e che ha dato i suoi frutti.«I punti di forza e debolezza italiani sono, in un certo senso, ancora più accentuati rispetto a quelli europei», continua. «La nostra qualità scientifica è eccezionale e i livelli di formazione e competenza sono tali che l’Europa è letteralmente invasa da dottorandi e postdoc provenienti dall’Italia». Nonostante i finanziamenti limitati, l’Italia ha raggiunto un ruolo da protagonista scientifico, sia teorico sia sperimentale; basta pensare al computer quantistico basato sui superconduttori da 40 qubit costruito a Napoli, grazie a un investimento di 4,5 milioni di euro di fondi pubblici provenienti dal Centro nazionale Icsc. «La scarsità di investimenti privati, invece, è ancora più pronunciata in Italia rispetto all’Europa, e l’industria nazionale non si è ancora mossa con la stessa forza di Germania o Francia. Tuttavia, c’è ottimismo: una richiesta di manifestazione d’interesse da parte del MIMIT ha ricevuto risposte inaspettatamente numerose da più di 50 imprese, grandi e piccole, suggerendo che l’Italia è davvero ai blocchi di partenza. La strategia nazionale spera di dare un impulso in questa direzione».Ma l’Italia è sempre l’Italia, e così anche in seno alla comunità scientifica non mancano divergenze interne. Un caso esemplare è ancora Napoli, dove da un lato si celebra l’eccellenza del made in Italy con progetti come quello di Vincenzo Tafuri, dell’Università Federico II, e il computer quantistico a superconduttori, mentre dall’altro si annuncia la nascita di una Quantum valley insieme, guarda un po’, a IBM.«Qui – commenta – è possibile vedere la potenza di fuoco e le ingerenze delle corporation americane. Sono tentativi che mettono in atto, e hanno già adottato, anche in altri Paesi, come in Germania. Il problema è che, quando accettiamo il loro ingresso, che certamente dà prestigio alle istituzioni locali, si perde indipendenza. […] Non è un caso che IBM abbia interesse a stabilire una presenza proprio lì dove c’è una forte competenza sui superconduttori, proprio lì dove esiste, per loro, un rischio concreto che si sviluppino degli attori importanti», quindi dei potenziali concorrenti. Avete presente la storia di Davide e Golia? Un fondo di verità ce l’avrà pure…Più in generale, conclude, «l’Italia ha un grande potenziale anche per essere uno dei leader europei, e perché no, anche mondiali, ma scienziati, istituzioni e imprese devono saper fare squadra per proteggere gli interessi generali, nazionali ed europei, integrando le varie voci e i vari aspetti delle tecnologie quantistiche in modo equilibrato». Ce la faremo?