Da Mantovano a Meloni e Nordio, Travaglio e le storture del Referendum: “Il ministro della Giustizia miglior smentitore di se stesso”. Su Accordi&Disaccordi

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Affondo di Marco Travaglio che, ospite di Accordi&Disaccordi, ha raccontato ironicamente, nel suo Passaparola, le storture del Referendum, ricominciando da sabato scorso, prima del voto, quando tutto “sembrava andare per il meglio” per il fronte del sì.“Sallusti annuncia una notizia fresca di stampa. ‘Vince sicuramente il sì perché abbiamo un santo in paradiso pazzesco, il presidente Berlusconi che da settimane tratta col Padreterno’. Adesso è lì che si domanda macerandosi, ‘vuoi vedere che Berlusconi non è santo o non è in paradiso?'”, dice il direttore del Fatto Quotidiano, passando poi a Nordio.“Non aveva dubbi. ‘Sono arci fiducioso. La vittoria del sì è quasi certa. Una valanga di persone di sinistra che non voteranno mai a favore di questo governo voteranno sì alla riforma. Votare sì significa fare un passo verso una democrazia occidentale che si allinea con l’Europa’. Adesso siamo Africa, Asia, America Latina, a seconda dei giorni e invece ci avviciniamo all’Europa”, continua Travaglio.Per non parlare di Salvini che conosceva già le percentuali esatte del sì e del no o di Mantovano che ha sguainato l'”arma segreta”, e cioè “i cattolici” che, diceva, “voteranno sì”. “Ci ha parlato lui? – ironizza Travaglio – No. Anche teologo, direbbe la signorina Silvani. Invece protestanti, ortodossi, musulmani, ebrei, buddisti, induisti, taoisti, confuciani, mormoni, avventisti del settimo giorno lasciano libertà di voto. Niente, niente, vuoi vedere che Mantovano ha scambiato il piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli col Vangelo?”, si chiede ancora Travaglio. Il direttore non risparmia neanche Gaia Tortora, andata “in estasi per la Meloni da Fedez e Mister Marra”.“Gli argomenti per galvanizzare l’invincibile armata del sì erano uno più credibile e trascinante dell’altro – continua – Tipo quelli dei renziani nel 2016 no? Con la Boschi che spiegava in Rai il sì aiuta per le cose brutte come il cancro e anche per le cose belle come la maternità. E poi Renzi e la Lorenzin confermavano importanti migliorie nella lotta ai tumori, ma anche al diabete, alla glicemia alta e alla cirrosi epatica. Nulla dissero, invece su ragadi, emorroidi, unghie incarnite”.“Anche stavolta – analizza Travaglio – il centrodestra prometteva il regno di Saturno se vinceva il sì e se vinceva il no, l’Apocalisse con l’invasione delle cavallette”.Per Meloni poi “la riforma” era “un’occasione storica di avere una giustizia più efficiente”. “Peccato che la Bongiorno in contemporanea dicesse che è ignorante chi pensa che questa riforma incida sui tempi e sull’efficienza della giustizia”, rimarca ancora Travaglio sottolineando infine anche le contraddizioni di Nordio “miglior smentitore di se stesso”.Travaglio infine analizza gli slogan da campagna elettorale di Meloni, compreso quello su Garlasco, ‘se vince sì non vedremo più vergogne come Garlasco’. “Però non ha spiegato esattamente quale. Cioè se vinceva il sì assolvevano Stasi? Archiviano Sempio? Davano l’ergastolo a tutti e due? Assolvevano tutti e due? No ,anche perché dice che adesso i giudici i pm si danno sempre ragione. Ma a Garlasco è il caso più eclatante di pm e di giudici che si danno sempre torto da 19 anni”, conclude Travaglio.L'articolo Da Mantovano a Meloni e Nordio, Travaglio e le storture del Referendum: “Il ministro della Giustizia miglior smentitore di se stesso”. Su Accordi&Disaccordi proviene da Il Fatto Quotidiano.