AGI - Il consumo di grandi quantità di cibi ultra processati è associato a una ridotta fertilità maschile, ma anche a una crescita più lenta degli embrioni nelle prime fasi di sviluppo. A questa conclusione giunge uno studio, pubblicato sulla rivista Human Reproduction, condotto dagli scienziati dell'Erasmus University Medical Center di Rotterdam. Il team, guidato da Romy Gaillard e Celine Lin, ha analizzato i risultati di 831 donne e 651 partner maschili, seguiti dal periodo pre-concezionale fino all'infanzia dei figli.I ricercatori hanno valutato la dieta dei genitori attraverso un questionario somministrato intorno alla dodicesima settimana. Il consumo medio di alimenti ultra processati era del 22 e del 25 per cento rispettivamente per gli uomini e le donne. I cibi ultra processati, spiegano gli esperti, sono ricchi di zuccheri aggiunti, sale, grassi saturi e additivi, e sono poveri di fibre, ingredienti integrali e nutrienti essenziali. In alcuni paesi ad alto reddito, questi prodotti rappresentano fino al 50-60 per cento del consumo quotidiano.Risultati e correlazioni con la fertilitàNell'ambito dell'indagine, gli autori hanno raccolto informazioni che riguardavano anche i tempi di concepimento, la fertilità, e una serie di parametri legati allo sviluppo embrionale, misurati durante la gravidanza. I risultati, commentano gli scienziati, dimostrano che ridurre il consumo di alimenti ultra processati, soprattutto nel periodo del concepimento e della gravidanza, può portare benefici sia ai genitori che agli embrioni. "L'uso eccessivo di questi cibi - aggiunge Lin -, era associato a una minore fertilità e a un maggior tempo di concepimento in entrambi i generi, ma nelle donne è emersa una correlazione anche con lo sviluppo embrionale".Considerazioni e prospettive future"C'è da precisare - sottolinea Gaillard -, che il nostro lavoro era di natura osservazionale, per cui non è possibile stabilire un nesso causa-effetto, ma solo delle associazioni". Gli scienziati aggiungono che saranno necessari ulteriori approfondimenti per replicare i risultati, considerando popolazioni diverse e valutando i meccanismi biologici alla base degli effetti osservati. "Nel complesso - concludono gli autori -, il nostro lavoro dovrebbe pensare in modo più ampio alla fertilità e alle prime fasi della gravidanza. Dovremmo riconoscere il ruolo centrale che la salute di entrambi i genitori gioca nel concepimento e nello sviluppo embrionale".