Meloni e le dimissioni di Santanchè: cosa succede dopo il no della ministra

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«Non mi dimetto, anzi. Sono pronta a presentarmi al prossimo Consiglio dei ministri». Così risponde attraverso i retroscena dei giornali la ministra del Turismo Daniela Santanchè alla premier Giorgia Meloni, che ha chiesto le sue dimissioni. E ancora: «Delmastro è rimasto al governo da condannato per un anno, perché dovrei lasciare io con un semplice rinvio a giudizio?». Anche perché, spiega, i problemi nel suo caso sono dovuti «alla mia privata attività di imprenditrice». Tutte «storie peraltro vecchie di anni», che «nulla hanno a che fare con il mio ruolo di ministro». Intanto si parla già di chi potrebbe sostituirla. Al Turismo potrebbe andare «un uomo del Sud», visto come ha votato il Meridione al referendum. Oppure Giovanni Malagò.Le dimissioni di Santanchè e il ruolo di La RussaIl Corriere della Sera fa notare che la diatriba tra le due somiglia a quella di Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini: «Che fai, mi cacci?»; «Che fai, mi sfidi?». In realtà a oggi la situazione somiglia molto alla diatriba tra l’allora premier Lamberto Dini e il suo guardasigilli Filippo Mancuso, poi risolta con la “sfiducia individuale” al ministro in parlamento. «Da oggi non copro più nessuno: chi sbaglia paga», è la convinzione della premier. Che dopo le dimissioni di Giusi Bartolozzi e di Andrea Delmastro (Nordio le ha offerte per salvare la sua capa di gabinetto, ma Meloni ha detto no perché così il governo avrebbe dovuto affrontare un passaggio parlamentare) ha puntato Santanchè. L’amico (di Daniela) Ignazio La Russa ha provato a mediare tra le due senza successo.La ricattabilità di GiorgiaDi certo la richiesta di dimissioni nei confronti di Santanchè non c’entra nulla con l’esito del referendum. Dal quale la Pitonessa si è sempre tenuta lontana, per evitare polemiche. Per questo non capisce perché, dopo tanto tempo passato dall’attualità dei suoi guai giudiziari, la sua richiesta sia arrivata proprio ora. Smentendo le insinuazioni circolate negli ultimi tempi (e arrivate anche in parlamento) su una sua presunta ricattabilità e sul doppio filo (simul stabunt, simul cadent) che la legava alla ministra del Turismo. La sfiducia pubblica nei suoi confronti è una dichiarazione di guerra. «Non ci penso nemmeno», fa sapere lei tramite Repubblica. Nel giorno in cui la premier decide di «cambiare fase», di «rilanciare l’azione di governo», di «stringere i bulloni», sembra proprio una provocazione.Il senso di impunitàLa svolta di Giorgia arriva per «rispondere alla bocciatura delle urne su un senso di impunità che sembra albergare nel governo», hanno spiegato gli emissari di Meloni Giovanni Donzelli, Arianna Meloni, Francesco Lollobrigida a La Russa. Ma lei non sembra avere intenzione di cedere: «Non mi dimetto, anzi. Sono pronta a presentarmi al prossimo Consiglio dei ministri». E c’è chi racconta che ieri ha rinfacciato «all’amica Giorgia» le percentuali da prefisso telefonico di Fratelli d’Italia all’inizio della sfida e i risultati di oggi. Ma i meloniani non ci cascano: «Ha lasciato uno storico come Delma, deve fare altrettanto Daniela. Stavolta dovrà cedere», profetizzano i colleghi di partito.».Il redde rationemOggi Meloni alle 12 atterrerà ad Algeri per trattare con il governo sul gas. Santanchè ha un appuntamento istituzionale alle 15 a Napoli. È molto probabile che FdI si aspetti una soluzione alla crisi entro la mattinata. Con l’addio di Santanchè dopo una nottata di riflessioni, magari condito da una nota in cui ribadisce la sua innocenza e l’estraneità alle difficoltà dell’esecutivo. La soluzione alternativa è un massacro parlamentare con i piatti sporchi da lavare in piazza. Che non conviene a nessuna delle due. O forse sì?L'articolo Meloni e le dimissioni di Santanchè: cosa succede dopo il no della ministra proviene da Open.