Troika in allarme: è di nuovo la Francia a preoccupare per i propri conti. Nonostante una leggera riduzione del deficit, il debito francese raggiungerà i 3.460,5 miliardi di euro. Inoltre per milioni di lavoratori l’occupazione si concretizza in incarichi a breve termine: come dire che il mercato del lavoro francese, nonostante le successive riforme e i ripetuti appelli alla regolamentazione, non riesce a tirarsi fuori dalle secche, contribuendo al malcontento sociale. Due elementi che, gioco forza, avranno un peso sulle prossime elezioni politiche e che, in parte, hanno già manifestato alcuni segnali in occasione delle recenti amministrative, dove il partito di Emmanuel Macron è praticamente scomparso, senza dimenticare un piccolo grande caso legato alla neo presidente della Corte dei Conti, l’ex ministra macroniana de Montchalin che apre un problema di opportunità.Deficit, debito e il caso de Montchalin Anche se il deficit pubblico ha mostrato piccoli segni di miglioramento rispetto alle previsioni (5,1% del pil contro il 5,4% stimato in precedenza dal ministero dell’Economia) il debito continua ad aumentare, consegnando al governo un’amara realtà: lo spazio per far fronte alle crisi non c’è. Molti sono gli economisti che sostengono come la Francia sia il Paese più arretrato in termini fiscali in Europa. Ma c’è anche un problema di opportunità, al momento che l’arrivo di Amélie de Montchalin alla guida della Corte dei Conti sta sollevando non pochi interrogativi su potenziali conflitti di interesse, oltre che sull’indipendenza dell’istituzione dal momento che fino a poco prima della sua nomina è stata Ministro macroniano dell’Azione Pubblica. Per questa ragione in occasione della nomina alla Corte dei Conti l’opposizione ha denunciato un potenziale conflitto di interessi. Di conseguenza la neo presidente ha annunciato di volersi astenere dal partecipare alle deliberazioni relative ai lavori di esecuzione del bilancio statale e previdenziale per il 2025 e alla certificazione dei conti per il 2025. Ma per le destre di Bardella e Le Pen non è sufficiente, anche perché il bilancio 2026 è stato approvato negli ultimi giorni del suo mandato e nel febbraio scorso (quindi dopo poche settimane dal travaglio in Aula) si è insediata alla Corte.Il mercato del lavoro si fa più precarioIn secondo luogo la Francia si trova ad affrontare una grande quantità di contratti a brevissimo termine, in riferimento a quell’81% di assunzioni del 2024 che tocca contratti a tempo determinato o incarichi temporanei di durata inferiore a un mese. Per questa ragione le parti sociali stanno premendo sul governo ma faticano a trovare un accordo, semplicemente perché non ci sono margini di manovra per il premier Lecornu. Molti sono stati gli incontri realizzati fino ad oggi, ma il più significativo è in programma dopo Pasqua quando i rappresentanti dei datori di lavoro avanzeranno una prima bozza di accordo. A preoccupare sono i numeri dei contratti a breve termine: dal 5% del 1982 si è passati al 10% nel 2024, a fronte (dati di oggi) di contratti a tempo indeterminato saliti al 77,2% dell’occupazione totale, di quelli a tempo determinato al 7,6% e di quelli cosiddetti interinali all’1,9%.