AGI - Trent'anni fa, il 31 marzo 1996, ci lascia, ucciso dall'AIDS, Dario Bellezza, il "miglior poeta della sua generazione" secondo una famosa definizione di Pier Paolo Pasolini di cui fu segretario e amico e che lo stimò profondamente. Nato il 5 settembre 1944 a Roma, nel quartiere di Monteverde, da una famiglia piccolo-borghese e cattolica: padre impiegato, madre casalinga, una sorella, Gloria. Frequenta un liceo clericale che descriverà come "altamente repressivo" e tiene la propria omosessualità nascosta fino ai vent'anni, schiacciata sotto il peso di un'educazione che non prevedeva certi nomi e certe storie.Il primo incontro con Elsa Morante avviene intorno al 1959, quando Bellezza ha quindici anni e si trova ospite nella campagna viterbese. Lei lo dissuade dall'idea di fare lo scrittore: "fu odio a prima vista", dirà. La rivedrà anni dopo, "bellissima con i suoi occhi viola e un vestito arabo" - "un misto trascinante di femminilità e mascolinità" e sarà passione immediata e impossibile, destinata a non risolversi mai.L'ingresso nei salotti letterariIl 1966 è l'anno che cambia tutto. Amelia Rosselli sua amica intima e coinquilina per qualche anno, segretamente innamorata di lui lo introduce nei salotti letterari romani. È la Morante stessa a presentargli Pasolini e Moravia, a trovargli casa e lavoro, ad aprirgli ogni porta. Quando capisce la sua omosessualità le richiude tutte con la crudeltà che sa riservare a chi la delude. Bellezza non smette di amarlo: "Le due sole donne di cui mi sono innamorato - dirà - sono Amelia Rosselli ed Elsa Morante". Nello stesso anno inizia a lavorare come segretario di Pasolini nella casa all'Eur: tre anni a correggere bozze e rispondere alla posta, in un rapporto di devozione e risentimento che non si scioglierà mai del tutto. Nel 1970 pubblica il primo romanzo, 'L'innocenza' (De Donato, Bari), dedicato all'omosessualità e al desiderio, con una prefazione di Moravia che vi riconosce "un realismo sposato contro l'avanguardia, un'idea della poesia come ricerca di verità". L'anno dopo, nel 1971, Garzanti pubblica 'Invettive e licenze' con il risvolto firmato da Pasolini: "il miglior poeta della nuova generazione". Una consacrazione che Bellezza accoglie con orgoglio e diffidenza e la coscienza che "ora mi odieranno in parecchi", come dice al poeta e amico Renzo Paris e che gli resterà addosso per sempre, come un'etichetta troppo forte da portare e impossibile da togliere. Seguono 'Lettere da Sodoma' (1972) e 'Il carnefice' (1973), romanzi trasgressivi che la critica ufficiale fatica ad accettare.Opere e riconoscimentiNel 1975 muore Pasolini, il 2 novembre, all'Idroscalo di Ostia: Bellezza ne è sconvolto e sei anni dopo pubblica 'Morte di Pasolini' (Mondadori, 1981), libro controverso che ipotizza un delitto politico camuffato, con nota introduttiva di Moravia. Nel 1976 intanto 'Morte segreta' vince il Premio Viareggio, e nel 1979 esce 'Angelo' (Garzanti), il romanzo che considera il suo capolavoro. E' anche l'anno di Castel Porziano, della folle notte dei poeti in cui Bellezza fu fischiato e di cui c'è testimonianza in un celebre documentario Rai del 1980 di Andrea Andermann, 'Castelporziano, Ostia dei poeti'.Nel 1982 e nel 1983 arrivano 'Libro d'amore' e 'Io', due delle sue raccolte poetiche più intense. Nel 1986 pubblica 'L'amore felice' (Rusconi), romanzo a chiave sulla storia con Elsa Morante. Inoltre assume la direzione per l'editore Antonio Porta della collana Edizioni del Giano, dove pubblica opere di molti giovani autori italiani allora sconosciuti.La malattia e gli ultimi anniNel 1987 scopre di essere sieropositivo. Lo dice soltanto alla sorella Gloria. La malattia comincia a filtrare nella poesia senza nominarsi il "vuoto", l'"avversario", il "congedo ripetuto" mentre pubblica 'Serpenta' e inizia per Garzanti la traduzione dell'opera completa di Rimbaud. Nel 1990 muore Moravia, il 26 settembre: "Non era Moravia per me, era Alberto", dirà. Escono 'Libro di poesia' (1990), 'Testamento di sangue' (1992), 'L'avversario' (1994) e 'Nozze col diavolo' (1995).La sieropositività e la ghettizzazioneNel settembre 1995 uno scoop giornalistico rende pubblica la sieropositività. La ghettizzazione è immediata e brutale: gli intellettuali spariscono, i colleghi poeti si dileguano, la gente del rione lo guarda con diffidenza. Rifiuta le terapie antiretrovirali e si affida a una macchina sperimentale a impulsi elettromagnetici che le autorità sequestrano. Il suo stato precipita rapidamente. Nel gennaio 1996 muore suicida Amelia Rosselli: Bellezza, già gravissimo, apprende la notizia dal letto.Gli ultimi giorni e la morteTra febbraio e marzo 1996 Maurizio Gregorini poeta, giornalista, amico da un decennio veglia le sue ultime settimane di vita assistendolo in casa la notte e trascrivendo i suoi vaneggiamenti notturni e le sue ultime poesie su audiocassette. In una notte di metà marzo Bellezza, delirando, chiede di intitolare un libro immaginario su questo suo ultimo periodo di vita 'Appunti per non morire'. Non sa che Gregorini sta già riempiendo i quaderni. Quel libro esiste e viene pubblicato nel 1997 da Gregorini col titolo: 'Morte di Dario Bellezza. Storia di una verità nascosta' (edito da Castelvecchi che torna oggi sugli scaffali col titolo 'Dario Bellezza. Un incontro' per le edizioni Il Simbolo). Alle 3.25 del 31 marzo 1996 smette di respirare nel reparto infettivi dello Spallanzani dove è stato trasferito nelle ultime ore. Dario Bellezza viene sepolto nel Cimitero Acattolico alla Piramide, a pochi metri da Amelia Rosselli. Poche settimane dopo esce postumo il suo ultimo lavoro, 'Proclama sul fascino' (Mondadori).Il libro di Maurizio GregoriniA trent'anni dalla scomparsa di Dario Bellezza, uno dei più importanti poeti italiani di fine '900 morto di AIDS il 31 marzo 1996, arriva in libreria 'Dario Bellezza. Un incontro' di Maurizio Gregorini (Ed. Il Simbolo, pagg.336; prezzo 20 euro). Si tratta del libro che raccoglie una sorta di diario degli ultimi giorni del poeta scritto dalla persona che gli è stata accanto durante le notti di delirio e confessioni. Giunto alla sua quarta edizione ampliata e "risolutiva", come recita il sottotitolo in occasione del trentennale della morte del poeta romano, il libro è molto più di un memoriale. È una testimonianza diretta, un diario notturno, una raccolta di interviste e, soprattutto, un atto di fedeltà verso un grande poeta stroncato dall'HIV a soli cinquantun anni, nell'indifferenza della maggior parte di coloro che lo avevano frequentato. Il volume, che Gregorini pubblica con la sua casa editrice insieme a un prezioso volume di Marco Beltrame, l'unico esistente sul teatro di Bellezza ('Tra inferni e paradisi. Vita e teatro di Dario Bellezza' con prefazione di Elio Pecora, edizioni Il Simbolo, pagg.458, prezzo: 30 euro) si articola in varie sezioni ben distinte. Il cuore del libro resta il Diario: settantacinque pagine intense e dolorose in cui Gregorini descrive notti in cui Bellezza chiama la madre nel delirio, cade dal letto nel buio, confonde l'interlocutore con persone scomparse. Eppure in questi frammenti tragici riaffiorano bagliori di ironia, di lucidità improvvisa, di grandezza.Il colloquio col poetaIl 'Colloquio col poeta' è forse la sezione di maggiore valore documentario. Bellezza parla con libertà sorprendente: della sua relazione con Pasolini ("non posso dire o scrivere nulla su di lui che non corrisponda a verità"), del rapporto devastante con Elsa Morante, dell'amicizia con Moravia, della neoavanguardia che detestava con passione, della poesia omosessuale come etichetta che rifiutava ("sono e resto contrario a operazioni commerciali del genere"). Il Bellezza delle interviste è un uomo contraddittorio, a volte insopportabile, capace di magnificenza e di meschinità nello stesso respiro e proprio per questo autentico.INTERVISTA A MAURIZIO GREGORINI Maurizio Gregorini, dopo 30 anni ripubblichi, con la tua casa editrice 'Il Simbolo' un libro che ha fatto molto rumore sulla morte di Bellezza uscito nel 1997 per la prima volta per Castelvecchi."È la quarta edizione: è uscito nel 2006 per il decennale, nel 2016 per il ventennale, nel 2026 per il trentennale della morte. Lo ripubblico, primo perché il libro mancava, era esaurito e il vecchio editore che l'aveva pubblicato, neanche quando è uscito il docufilm su Dario ('Bellezza, addio', ndr), girato da Massimiliano Palmese e Carmen Giardina, l'aveva riproposto. E poi perché credo che ci sia ancora un'attenzione nei suoi riguardi, tanto più che il libro dopo il docufilm era richiesto, quindi per questa occasione per il trentennale ho aggiunto due saggi sulla questione dell'AIDS e sulla visione dell'AIDS nell'ultimo periodo di Dario Bellezza, della sua opera poetica e varie interviste che ho ampliato sia nel 'Colloquio' con Dario che nel 'Diario Bellezza'. Il libro è aumentato di 150 pagine e in più è uscito insieme al libro di Marco Beltrame che è un lavoro sul teatro di Dario Bellezza che non era mai stato fatto prima".Dopo 30 anni dalla morte di Bellezza che cosa rimane di questo grande poeta? "Intanto resta la sua opera anche se in parte non è ripubblicata, resta molto. Resta questo suo modo di essere completamente alternativo negli anni '70 che ha segnato anche la letteratura, perché senza di lui autori come Busi, Pier Vittorio Tondelli ed altri non sarebbero mai esistiti, quindi ha segnato un'epoca fondamentale e resta come canto libero, scevro da qualsiasi giudizio, della poesia italiana del '900. Credo che un certo tipo di poesia di tendenza omosessuale sia rappresentato da una triade che è formata da Pasolini, Penna e Dario Bellezza, una cosa ormai assodata. Quindi resta il suo canto, anche se attualmente non sono ripubblicati dei libri, ci sono questi due volumi - il mio e quello di Marco Beltrame - che stanno a formare una sorta di biografia sulla persona di Dario e sulla sua opera".Viviamo in momenti molto oscuri anche dal punto di vista della cultura, qual è la tua opinione?"Sì, direi di sì, ma questo credo che faccia parte di un disegno editoriale ormai moderno che ahimè un certo tipo di cultura la metta a latere, che possiamo farci? Fortunatamente ci sono dei piccoli editori che invece provano a riproporre dei testi che altri editori non si sognano di fare. Entrare in un libro, in un'opera come quella di Dario Bellezza, significa entrare in un mondo, perdersi in un mondo in cui forse oggi nessuno ha tanta voglia di fare. Forse non c'è neanche una preparazione soggettiva e culturale per poter entrare e capire certi meccanismi". Tu sei anche editore. In un momento questo è quasi una follia. Perché hai compiuto questo passo?"Sì, una follia totale. Beh, intanto era un desiderio che avevo da tempo, soprattutto una libertà di potersi muovere e sapersi muovere come io intendo muovermi. Quindi è una libertà secondo me necessaria, non soltanto per la mia poesia o per il mio modo di essere, ma necessaria anche per dare voce ad altre persone che non avrebbero possibilità di essere pubblicate. Ovviamente lo faccio col mio gusto, lo faccio col mio intento (che è discutibile, non è che io abbia sempre ragione su tutto) e questo mi permette di esserci e di far esistere, come in questo caso Bellezza, in un momento in cui la grande editoria non lo prende in considerazione".