(...il post Sfogatoio ha suscitato molta, troppa attenzione. Ringrazio tutti e do qui una risposta collettiva, poi con calma darò quelle individuali...)Assisto con olimpica indifferenza al divaricarsi dello scollamento fra gli interessi dell'autore di questo blog, che per forza di cose costituiscono l'argomento del blog, cioè l'economia (di cui con tutto il rispetto non capite un gran che), e gli interessi della community del blog, cioè la politica (di cui con tutto il rispetto non capite un cazzo, però vi sono grato di venirmela a insegnare aggratise)!Non dovrebbe essere difficile capire il perché e il percome del risultato referendario.Non l'ho detto in pubblico ex ante, mi sono limitato a dirlo in una situazione riservata a uno di voi (con cui ho vinto una scommessa) in presenza di tre altre persone (un assessore regionale col suo assistente e un manager pubblico), e non era assolutamente difficile capirlo. Dovrebbe parimenti essere facile capire perché non l'ho detto in pubblico a tutti voi: è quello che un altro amico mi ha detto chiamarsi "il paradosso del revisore". Ci sono ruoli in cui non puoi permetterti di emettere una profezia perché rischia di essere autoavverante, o semplicemente di esporti alla triste nomea di menagramo. A fronte di questo rischio, il vacuo vantaggio di vanità consistente nell'aggiungere l'ennesimo QED o VLAD è del tutto irrilevante (e, del resto, l'ultima edizione del nostro convegno annuale è stata anche un modo per chiuderla coi QED, di cui abbiamo constatato l'assoluta irrilevanza politica, perché, come mi ha detto un relatore del prossimo convegno annuale: no one lives in a counterfactual).Tuttavia, chi segue il blog dall'inizio aveva (avrebbe avuto) gli elementi per capire come sarebbe andata a finire.Il voto referendario non è stato un voto per la magistratura (di cui, come abbiamo capito, una metà scarsa degli italiani comunque non si fida, cosa di cui la stessa magistratura, dopo il voto, è consapevole), o per la Costituzione (di cui i nove decimi degli italiani legittimamente ignorano genesi e contenuto), e non è nemmeno stato un voto contro il Governo (che i 99 centesimi degli italiani non sanno distinguere dal Parlamento).Il voto referendario è stato, come tanti voti precedenti (referendari o meno), un voto in odio alla "politica", cioè ai parlamentari, cioè ai rappresentanti del popolo (perché per gli italiani "la politica" è il Parlamento, nonostante che sia sotto i loro occhi che la politica si fa in altre sedi: a Bruxelles, nell'ANM e nei private markets, rispetto ai quali il Parlamento potrebbe offrire un minimo di garanzie).L'esito era abbastanza scontato, bastava esaminare gli sviluppi storici. Gli italiani:hanno votato (o non votato) per ridurre il numero dei parlamentari nel 2020;poi non hanno votato per riformare la giustizia ai referendum promossi dai radicali e dalla Lega nel 2021 (chiaro segno dell'irrilevanza del problema ai loro occhi, col paradosso che all'epoca il tema era talmente rilevante che perfino il PD si sentì in dovere di affrontarlo proponendo l'istituzione di un'alta corte disciplinare);poi nel 2025 da 200.000 follower siamo riusciti a estrarre appena 2.000 firme a sostegno del ripristino dell'art. 68 della Costituzione.Ne bastano due di punti a individuare una retta, ma quando lungo la stessa retta, quella della punizione dell'odiata politica, di punti se ne allineano tre, che il quarto possa essere un outlier è una pia illusione.L'elettorato italiano è ormai irretito e catturato dalla narrazione antipolitica: Mani Pulite prima, e il grillismo poi, col sostegno di appendici della governance globalista come Transparency International et similia, hanno confermato l'elettore medio in un'unica certezza: quella che il suo peggior nemico siano i suoi rappresentanti. La sincronia di Mani Pulite col Britannia ci dovrebbe far capire bene a chi giovi disseminare e radicare questa convinzione, e di questo qui abbiamo parlato molto (ne avete parlato soprattutto voi, ad esempio qui, qui, qui, e infinite altre volte). Del resto chi mi legge da PC vedrà che la prima voce del tagcloud è "propaganda": non è un caso se qui ci siamo interessati fin da subito delle tecniche di condizionamento sociale, e se abbiamo avuto fra i graditi ospiti, nonché protagonisti, della nostra opera di divulgazione gli autori de La fabbrica del falso e Gli stregoni della notizia. Non è un caso se questo ci ha permesso di prevedere cose ben più difficili da prevedere del risultato del referendum (che su Polymarket era perdente dal 3 marzo, come mi faceva notare prima un nostro amico), come la saldatura fra PD e 5 Stelle, che oggi diamo tutti per scontata, ma che nel 2016 era leggibile solo a chi avesse i nostri strumenti di analisi.Prima di andare avanti, però, fatemi subito fare una doverosa precisazione: non vorrei che questa constatazione fattuale (la subalternità del popolo italiano - élite comprese - alla narrazione autorazzista e antipolitica) venisse presa per la consueta, stantia recriminazione radical chic contro il popolo che vota male, signora mia!, perché ignorante o disinformato (dai bot russi o dai media controllati dal grande capitale finanziario, poco cambia). Se avessi mai voluto continuare a pensarla così (credo di non averla mai pensata così, in effetti...) sarei potuto restare di sinistra! L'odio del popolo verso i suoi rappresentanti può sembrare quello del bambino che prende a calci la gamba del tavolo contro cui ha sbattuto la testa, e forse in qualche sparuto caso sarà anche questo, ma non dobbiamo nasconderci che in realtà questo odio, per quanto possa essere controproducente (come ogni odio di sé), in effetti è una risposta perfettamente razionale al fatto che nel contesto in cui ci siamo cacciati (si dice per volontà di quello stesso popolo), i rappresentanti, per il popolo che rappresentano, non possono fare e conseguentemente non hanno fatto niente!Fra le tante cose che gli altri non sanno e noi sappiamo c'è questa:Il punto rosso corrisponde alla data in cui scrivevo Ortotteri e anatroccoli, il post in cui dopo una involontariamente illuminante uscita di Grillo (uscito di scena nel modo che sapete, peraltro...), secondo cui il problema non era l'euro ma il debito pubblico, commentavo:Ma se già allora i piccoli dottor Livore marci di invidia e di odio sociale erano legione, quanti volete che siano dopo quattordici anni in cui le regole della illuminata governance europea non hanno permesso praticamente a nessuno di recuperare significativamente terreno? Tra l'altro, anche se non credo sia stato determinante, il grafico sui salari reali, che avevamo visto l'ultima volta a dicembre, aggiornato coi dati rilasciati il 4 marzo si presenta così:In inverno la crescita si è interrotta, e questo certamente non ha aiutato. Ma anche a prescindere da questo dato congiunturale, i piccoli dottor Livore certamente non saranno diminuiti negli ultimi quattordici anni! Ognuno di noi ne conosceva uno e ora ne conosce decine. Qualsiasi tentativo, compreso questo (posto che non sia stato l'unico) di canalizzare il loro motivato risentimento (un buco di 602 miliardi nel Pil reale non è uno scherzo...) verso qualcosa di meno autolesionistico dell'odio di sé (o, for what it's worth, dei propri rappresentanti) ci possiamo dire serenamente che ha fallito. Un pezzo di questo fallimento è l'impossibilità di far capire il grafico della vergogna, ma un altro pezzo consiste nel fatto che quel grafico, se pure non compreso, è sentito fin nel midollo delle ossa dalla stragrande maggioranza degli italiani, che alla fine non sa nemmeno perché sta male, visto che non sa da quando sta male, e a causa di chi sta male. La risposta a questo malessere tanto grave quanto difficile da mettere a fuoco, perché sviluppatosi nel tempo, in modo strisciante, sotto forma di stagnazione, non di recessione, è ovviamente una risposta essa stessa sfuocata, rivolta a un bersaglio indistinto: la politica.Ora, io ho aperto questo blog per aiutare chi stava male (e non ci sono riuscito) facendomi capire (e non ci sono riuscito), e non sarà certo ora che cambierò idea dando ai destinatari la colpa del mio (e loro) fallimento! Questo per evitare la gnagnera del "colpevolizzi l'elettore!", non senza ricordare però che l'elettore, in quanto adulto, è oggettivamente responsabile dei risultati delle sue scelte o non scelte, tant'è vero che ne paga il costo, qualora siano sbagliate.Aggiungerei un'altra precisazione.Voi, amici cari, siete popolo in senso giuridico, costituzionale, siete un pezzo di quel popolo cui appartiene la sovranità, ma in termini sociologici, per il semplice fatto di essere qui, siete élite e, vi assicuro, del popolo sapete meno un terzo di un quindicesimo della metà di un cazzo (detto con affetto). Che cosa pensa "er popolo" lo so io, che ogni giorno mi ci confondo e mi ci mischio, io, che ogni settimana, a Pizzoferrato, a Sant'Omero, a Villa Santa Lucia, o dove mi sputa il destino che mi sono scelto "transferiscomi poi in sulla strada, nell'hosteria; parlo con quelli che passono, dimando delle nuove de' paesi loro; intendo varie cose, e noto varii gusti e diverse fantasie d'huomini" (e naturalmente "m'ingaglioffo per tutto dí giuocando a cricca, a trich-trach, e sfogo questa malignità di questa mia sorta, sendo contento mi calpesti per questa via, per vedere se la se ne vergognassi".)(...un pensiero affettuoso agli scolarizzati nel XXI secolo che dovranno googlare...)Ora, naturalmente, del referendum si parlava, e quindi anch'io "in villa" ne parlavo "all'hosteria" con chi sapeva chi fossi, e con chi, grazie ai premurosi uffici del servizio pubico abruzzese, non lo sapeva affatto: huomini diversi, ma le loro fantasie erano singolarmente coincidenti (e coincidenti con il pronostico di Polymarket), l'idea che si erano fatta del referendum era una e una sola: che il loro nemico (i parlamentari) avesse trovato un modo per farla franca, per sfuggire alla scure della giustizia, e che questo andasse impedito a tutti i costi.Gli errori giudiziari? Capitano, e poi a me non capiteranno (come l'aghetto, no?)La totale impunità di chi li compie? Chi se ne frega, tanto a me non capiterà, e poi sempre meglio della politica che se ne sta nel palazzo a non far niente.La volontà eversiva di imporre un indirizzo politico difforme dalla volontà popolare (ovviamente declinato in modo comprensibile da un marrucino o da un frentano o da un marsicano: "Scusa, ma come fa la polizia a garantire sicurezza se lei li mette dentro e quelli li tirano fuori?")? Sì, va bene, questo è uno scandalo, non si può più uscire di casa (all'Aquila!), ma il vero problema è che se sò magnati tutto e vogliono farla franca.Siamo.Ancora.Qui.Punto.Il resto è pura masturbazione mentale di eletti membri della affluent society, inclusi il nostro Valeriuccio e il nostro Marcellino.Fatta questa dovuta precisazione, andrei avanti con una considerazione che, per quanto banale, non mi sembra nessuno abbia fatto, se non io in privato ad alcuni di voi (fino a quello che vi dico qua sopra c'è in realtà arrivato anche il terzo Feltri, Mattia). Che lo si voglia o meno, il successo di Giorgia Meloni è stato anch'esso un successo dell'antipolitica. Non credo infatti che sia stato dovuto, come il successo di Matteo Salvini nel 2018, alla proposta di una diversa visione del mondo. Anzi! Pur essendo il primo a dire che i social sono una lente deformante, se per un attimo facciamo finta che dietro certi account ci siano delle persone in carne e ossa, o anche se scendiamo un attimo di qualche ponte giù dalla prima classe del Titanic, potremo constatare che molte scelte fatte dal premier, per quanto fossero esplicitamente annunciate nel programma del partito di maggioranza relativa, incontrano un certo disappunto da parte dei suoi elettori, che però o non hanno letto il programma (ipotesi più probabile) oppure si sono turati il naso e hanno premiato comunque Giorgia, e perché? Perché si era opposta a Draghi, cioè (piaccia o no) alla politica!Sì, lo so bene che LVI non è "la politica" ma "la tecnica". Io lo so, tu lo sai, ma noi siamo élite. La "non élite", inutile girarci intorno, vedeva in LVI l'ennesima ipostasi (o metastasi) di quella oscura potenza demoniaca, fluida e indistinta, che qui gergalmente chiamiamo #aaaaabolidiga (con le cinque "a" dei Cinque Stelle).E la "non élite" a questo si era opposta.Aggiungo che, pur non avendo mai affrontato il tema con l'interessata, che certo non ha tempo da dedicare a analisi così salottiere, di questo credo che in qualche modo lei fosse consapevole, con l'intelligenza che la contraddistingue. Vi faccio alcuni esempi. Sappiamo tutti, autore compreso, che la riforma delle province di Delrio andrebbe smantellata, non solo perché l'aveva chiesta LVI con la lettera della BCE (al punto 3), ma soprattutto perché ha creato una situazione di ingestibilità del territorio, emersa tragicamente in fase acuta a Rigopiano, ma pervasiva e persistente in fase cronica per ogni dove (in questo momento a Silvi sta venendo giù una provinciale, ad esempio...). La risposta pare sia stata: lasciamo tutto com'è, altrimenti gli italiani ci accuseranno di pensare alle poltrone! Sappiamo tutti che la riforma costituzionale del 1993 ha gravemente alterato l'equilibrio fra i poteri dello Stato, ma la proposta (peraltro non sostenuta dal consenso popolare, a differenza di quella sulla remigrazione) per il ripristino dell'art. 68 nella sua formulazione originaria ha incontrato grande freddezza nel partito di maggioranza relativa, e anche lì l'argomento è stato: lasciamo tutto com'è, altrimenti gli italiani ci accuseranno di volere l'impunità! Aggiungo che ovviamente nel corso della legislatura borbottii a favore di un rimpasto si son sentiti, ma l'argomento era sempre: non dobbiamo far pensare agli italiani che teniamo alle poltrone!Ora, in tutta franchezza: io ho una stima enorme dell'attuale premier, da quando Antonio Triolo me lo presentò, saranno presto quindici anni. All'inizio, però, questi argomenti mi urtavano, perché li trovavo grillini. Poi mi sono detto: Carlo Carafa non era un tipo raccomandabile, e infatti ha fatto una brutta fine, però una cosa giusta l'ha detta: vulgus vult decipi, ergo decipiatur. Del resto, è quello che vi dico sempre anch'io: quando si è in netta inferiorità numerica, bisogna sfruttare la forza dell'avversario, e se la maggioranza del popolo ti ha scelto come nemico, per batterlo devi fare (o almeno raccontare) esattamente quello che vuole lui. Si chiama demagogia, e funziona (normalmente per fottere il popolo, ma anche per aiutarlo, dato che l'una e l'altra cosa prevedono come condizione necessaria che il popolo ti dia il potere). In modo meno brutale, e forse più veritiero: le democrazie occidentali sono in mano a due categorie di persone semplici, gli elettori e "i mercati", cioè qualche decina di idiots savants acculturati in università anglosassòni. Queste persone semplici hanno bisogno di messaggi semplici: ad esempio, puoi pensare che ci sia bisogno di fare un tagliando al Governo, ma quanto è più efficace, come messaggio da dare ai mercati (o agli elettori): abbiamo garantito cinque anni di stabilità! E, attenzione, io non vi sto dicendo che questo sia sbagliato! Anzi! Una volta messi a fuoco i presupposti politici del consenso, queste scelte erano esattamente quelle che occorreva fare, e infatti, anche quando non era d'accordo (come parlamentare) me ne sono sempre stato rispettosamente zitto aspettando di capire, e ho capito. Continuo, peraltro, a essere uno di quelli che pensa che se ai casini in cui siamo aggiungessimo una simpatica bufera sui mercati non avremmo risolto un cazzo, ma questa è una mia idea (che deriva dalla convinzione che la bufera arriverà comunque - basta vedere come la Bce si sta distanziando dai private markets - e quindi meglio non prendersi la responsabilità di averla causata).Naturalmente, su queste basi, aspettarsi che il quarto punto, cioè il referendum sulla "separazione dei poteri", potesse cadere fuori dalla retta era un po' avventato, anche perché un mandato "anti" non è esattamente un mandato a riformare il Paese, ma a combattere il nemico, cioè il Parlamento. Sotto questo profilo quindi, il cosiddetto "premierato", nella misura in cui punisce quegli infidi voltagabbana dei parlamentari che si azzardassero a prendere troppo sul serio l'art. 67 Cost., è o sarebbe stata una riforma molto più palatable (mi duole ricordarlo, ma in italiano "palatabile" non esiste ed è bene che non esista) di un referendum fatto "per sfuggire alla magistratura" (perché così è stato capito).Chest'è.Quindi va tutto bene e la colpa è del popolo?None, non va tutto bene (mi sembra evidente) e la colpa non è del popolo.Che la colpa non sia del "popolo" l'ho argomentato sufficientemente, posso anche ripetermi, ma mi sembra più utile soffermarmi sul resto.La prima cosa che non è andata bene, una volta fatta questa scelta avventata, è stata il racconto della riforma. E il rito accusatorio, e il rito inquisitorio, e i padri costituenti, e la riforma Vassalli, e tutte cose di cui alla maggior parte delle persone non importava assolutamente nulla, quando si poteva tranquillamente raccontarla così:cioè in modo "logico-culturale", come diceva l'amico Mario, partendo dal presupposto che ci sono alcune categorie di persone, come i medici e i magistrati, che per fare del bene devono fare del male (tagliare, incarcerare), che questo male devono poterlo fare con serenità nell'interesse di tutti, e che gli eventuali errori commessi non devono essere demonizzati ma devono essere gestiti: non ha senso arrestare per lesioni un chirurgo nel momento stesso in cui incide il derma per andare a vedere che c'è sotto, ma non ha nemmeno senso che un magistrato che lascia per dimenticanza una persona in carcere per mesi, o un magistrato specializzato nella pesca a strascico (tanto non esistono innocenti ma solo colpevoli che l'hanno fatta franca) viva nella certezza dell'impunità.Gli errori sono umani, ma in questo caso si rischia che siano sopra la media, e il rischio deriva dal fatto che il processo non garantisce serenità di giudizio al giudice, perché gli avanzamenti di carriera del giudice dipendono da un organo in cui potrebbe sedere il pubblico ministero o un suo amico. Deriva da qui la richiesta di separare le carriere. Non le funzioni, che nel processo sono già distinte, ma le carriere, i giudizi sull'operato dei magistrati.L'impunità, a sua volta, dipende dal fatto che la funzione disciplinare è affidata allo stesso organo che esercita la funzione amministrativa. Se vi fanno una multa che ritenete ingiustificata, dove andate a contestarla? In consiglio comunale? E perché mai chi ha collocato l'autovelox dovrebbe dare torto a se stesso! Andate ovviamente dal giudice di pace (entro 30 giorni), per il semplice e ovvio motivo che eviterete di rivolgervi a chi è parte in causa. Viceversa, quando un magistrato esercita male la sua funzione, a giudicare il suo operato è chiamato proprio chi lo ha messo a esercitarla (un po' come se si chiedesse al sindaco di verificare se è omologato l'autovelox che ha messo per far cassa...)! Si capisce perché non funziona, no?On top of all that, a causa di una legge elettorale del 1975, quindi ben posteriore alla Costituzione, le elezioni in CSM avvengono col metodo proporzionale su collegio unico nazionale. Questo significa che bisogna creare dei giganteschi comitati elettorali, che vanno dalla "A" di Aosta alla "A" di Agrigento, e che servono a decidere chi mettere in lista e in quale posizione, e a organizzare la campagna elettorale, una campagna che, come tutte, si basa ovviamente sul "cosa mi dai se ti voto?". Qui sì che la politica gioca un ruolo, nel senso deteriore e partitocratico del termine, e per risolvere questo problema c'è solo un metodo, quello che gli ortotteri proponevano: il sorteggio.2589 battute.Punto.Quando è intervenuto, il premier l'ha raccontata così. Poteva o doveva farlo prima? Non lo so. Sono state dette tante cose controproducenti? Certamente sì. Aggiungo che siccome l'ultracasta si è disvelata, sarebbe bastato lasciar parlare lei. Ma purtroppo c'è una destra che, nel suo desiderio di essere o apparire migliore della sinistra, si propone di superarla in tutto, anche negli errori di comunicazione.Amen.Il problema più serio tuttavia è e resta un altro, la cui soluzione rischia di essere rinviata alle generazioni di un futuro che a questo punto sia molto distante, perché sono convinto sempre di più che questa soluzione non possa non prevedere un passaggio molto doloroso: è il problema di come ricostruire un mondo in cui i rappresentanti del popolo siano liberi di rappresentare il popolo con un minimo di efficacia! La soluzione di questo problema passa per un percorso di emancipazione del Paese che, lo sappiamo, non è nelle corde della sinistra, e richiede quindi che la destra al potere ci vada e ci si mantenga, naturalmente dimostrando di meritarselo, e rispettando le regole (visto che chi può permettersi di non rispettarle ha vinto!).E qui casca la destra, che oltre a non aver riflettuto con la dovuta attenzione sulla natura del suo consenso (questo riguarda tutti, anche noi), soprattutto non ha fatto una accurata selezione del popolo da rappresentare, come invece ha fatto e continua a fare la sinistra! Ce lo siamo detti tante volte qui, no? Le Marie Antoniette della sinistra al popolo che voleva pane hanno dato, in no particular order, i matrimoni omosessuali, la schwa, l'inclusione, il kleema, il voto ai ggiovani, i migranti, i bambeenee, e via dicendo. Così facendo, le Marie Antoniette sono costruite un elettorato a loro immagine e somiglianza che ha funzionato benissimo perché ha consentito loro non tanto di scegliere i soldati con cui combattere, ma il terreno su cui combattere! Non quello della distribuzione del reddito e della giustizia sociale, dove rischierebbe, se qualcuno a destra avesse un po' di cattiveria, di essere messe di fronte alle proprie responsabilità (vedi sopra il buco da 602 miliardi), ma quello di tante battaglie identitarie che, per quanto minoritarie, e anzi proprio in quanto minoritarie, sono suscettibili di attirare un forte coinvolgimento "per", l'unico in grado di sovrastare, o meglio di aggirare e indirizzare, il diffuso coinvolgimento "anti". Questo spostamento dell'asse del discorso è evidente: alla fine, scegliere la Schlein anziché Bersani ha avuto un senso, e il senso era questo (che fosse voluto e cosciente o meno). Perché sì, nei paesi dal nome non inferiore a quattro sillabe fra cui mi aggiro io, ma anche negli strati del terziario sottoproletarizzato, cioè fra il famoso "popolo" (in senso sociologico), il voto è stato contro #aaaaabolidiga, ma, beninteso (i sondaggisti lo avranno certamente misurato), a questo voto conto la politica si è aggiunto un voto contro il Governo, cioè contro il fasheesmo, cioè per i bambeenee, e così via. Quello che rende compatibili le istanze della sinistra versicolore con il qualunquismo endemico qui da noi è, del resto, proprio il fatto che quelle istanze non sembrano (e in effetti forse non sono) politiche, cioè non sembrano "politica".E questo spiega la celeste corrispondenza di amorosi sensi fra chi ha votato contro i propri interessi reali e chi ha votato per i propri interessi percepiti!Che cosa possiamo fare?Io tiro dritto e continuo a pensarla come quattordici anni fa:Dobbiamo continuare a resistere, senza ignorare una consapevolezza che ormai credo abbiamo raggiunto tutti, o almeno l'ho raggiunta io, studiando meglio la storia, in particolare quella del mio collegio: chi all'epoca decise di mettere in gioco tutto, nella maggior parte dei casi lo fece perché non aveva più nulla da perdere. In altre parole, resta drammaticamente vero che perché l'amato popolo italiano, come tanti altri popoli, ricominci ad amare la democrazia, rifugga dalle lusinghe dell'antipolitica, occorre che sperimenti un po' l'alternativa. Insomma, è la solita storia, un po' paternalistica, ma non per questo meno fondata, dell'effetto Chichijima: ogni tanto occorre che, non riuscendoci nessuno, qualcosa faccia riflettere chi è nato dalla parte giusta della distribuzione del reddito che pace e democrazia devono essere conquiste quotidiane, che non si conseguono né con l'eccidio dei rappresentanti né con la tirannia delle minoranza. Non è da oggi né da ieri che faccio queste considerazioni, e non le vedo meno attuali dopo quello che è successo.Dobbiamo resistere, deponendo però definitivamente la fiducia illuministica nel potere salvifico della verità. Che essa renda liberi lo si può raccontare solo se si è molto ben raccomandati, e anche in quel caso non è detto che poi vada a finire bene (così racconta la storia)! Certo, questo blog riposa ancora, in parte, su questa meravigliosa illusione. Far capire a chi non vive in un controfattuale che un altro mondo sarebbe possibile è un compito impervio e ingrato. Nel farlo sai che ti farai dei nemici (esempio: la Bce e le sue local branches), ma magari non metti in conto che il tuo nemico più accanito sarà chi astrattamente volevi aiutare! Va bene così. Non dobbiamo nemmeno arrovellarci troppo. Mentre qui ci poniamo tante domande, due forze lavorano per riportare un equilibrio: una è il rifiuto del globalismo espresso ormai dalla maggioranza degli elettorati europei (mi limito a questi perché sono quelli che ci possono aiutare a ripensare il sistema in cui siamo impaniati), e l'altra è la violenza dei mercati. Nel frattempo, per tenere la posizione bisognerà capire che il "se sò magnati tutto" è una costante biometrica inalterabile: non la puoi combattere, devi trovare un modo di girarle intorno. Non credo che questo abbia a che fare con aliquote fiscali, o con opere grandi o piccole, purtroppo. Mi limito a osservare una cosa: questo blog in qualche modo aveva anticipato il metodo della sinistra, perché aveva creato una minoranza consapevole e incazzata (che credo sia più o meno ancora qui). Quindi si possono costruire minoranze consapevoli e incazzate, che per l'antipolitica sono kriptonite, anche al di fuori del perimetro dei messaggi ammessi dall'intellighenzia "de sinistra".Non aggiungo altro, per ora, aspettando i vostri riveriti commenti.(...a scanso di equivoci e per risparmiarvene alcuni inutili: so benissimo che la riduzione dei parlamentari era anche nel programma della Lega del 2018. L'ho saputo dopo, a dire il vero, ma nel 2026 lo so! Quindi è inutile dirmelo. Non sarebbe inutile sapere se fosse una convinzione intima, o uno sfruttare la forza dell'avversario: ma questo non potremo saperlo mai...)