Oggi al ministero della Salute, l’incontro, dedicato al tema del farmaco accessibile, è servito a fare il punto sul percorso avviato con la legge di Bilancio 2024, con la riforma che ha superato il modello organizzativo fermo dalla legge 495/200. Ma anche a fare il punto sui prossimi passaggi operativi, il più immediato riguarda nuove categorie di farmaci che, secondo quanto annunciato ai giornalisti dal sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, verranno trasferite entro il 30 marzo dalle farmacie ospedaliere alla distribuzione territoriale. L’obiettivo indicato è arrivare gradualmente a spostare fino al 90% dei medicinali oggi distribuiti attraverso la cosiddetta distribuzione diretta nelle farmacie pubbliche e private convenzionate. Un passaggio che punta a migliorare l’aderenza alle terapie e semplificare l’accesso ai farmaci per i pazienti cronici.Per Gemmato un bilancio positivo“Lo spostamento dalla diretta alla convenzionata e da A-pht ad A non ha portato a un aumento di spesa ma a uno spostamento di imputazione della stessa”, ha detto a chiare lettere il sottosegretario. “I dati confermano la bontà della scelta”, ha sottolineato, secondo Aifa, la riclassificazione delle gliflozine ha generato un risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale di 9,2 milioni di euro tra settembre e novembre 2025, con una proiezione annua di circa 36,5 milioni. Parliamo di 3,4 milioni di confezioni, con consumi in linea con le attese e risparmi ottenuti anche grazie alla negoziazione condotta da Aifa con le aziende farmaceutiche. Portiamo il farmaco in prossimità facendo risparmiare le casse dello stato”, ha poi aggiunto.Il nodo dell’aderenza alle terapieUna “rivoluzione gentile” che permette di “arrivare sotto casa, soprattutto nelle zone remote e interne, con una popolazione anziana, spesso in politerapia, segnata da cronicità e vulnerabilità”, spiega Robert Nisticò, presidente di Aifa, sottolineando come “fare un passo in quella direzione e portare sempre più il farmaco al cittadino può anche migliorare l’aderenza terapeutica”. Il tema dell’aderenza è infatti stato uno dei punti più richiamati durante il confronto. Secondo il presidente di Aifa, avvicinare la distribuzione dei farmaci ai cittadini può contribuire a ridurre uno dei problemi più persistenti della sanità pubblica: l’abbandono o l’uso non corretto delle terapie.I dati citati durante l’incontro mostrano tassi di non aderenza ancora elevati: circa la metà dei pazienti cardiovascolari non segue regolarmente le cure prescritte, mentre tra i pazienti diabetici l’aderenza si fermerebbe intorno al 24%. Percentuali simili si osservano anche nelle patologie respiratorie croniche come asma e Bpco. Il quadro si complica ulteriormente con l’età. Nella popolazione sopra i 65 anni, è stato ricordato, un paziente su tre assume più di dieci farmaci diversi, rendendo ancora più delicata la gestione delle terapie e la continuità terapeutica. Il presidente di Aifa non ha dimenticato comunque di menzionare il focus sulla spesa sottolineando come il passaggio “permette di alleviare la pressione sulla distribuzione diretta”.La prospettiva dei pazientiDal punto di vista delle associazioni civiche, la riforma interviene su una criticità che negli anni è stata più volte segnalata. La segretaria generale di Cittadinanzattiva, Anna Lisa Mandorino, ha definito paradossale la situazione precedente, in cui farmaci destinati a patologie diffuse e croniche erano spesso disponibili solo attraverso la distribuzione ospedaliera. Secondo Mandorino il trasferimento verso le farmacie di comunità è stato generalmente accolto positivamente dai cittadini, anche se, ha osservato, resta ancora poco conosciuto. Un dato confermato anche dal Censis nell’ultima rilevazione 2026 sulla farmacia come presidio di prossimità: il 94% degli intervistati si dichiara soddisfatto del passaggio dalla distribuzione per conto alla convenzionata.Oltre la prossimità fisicaUn altro punto emerso nel dibattito riguarda il significato stesso di “prossimità”. Per il direttore generale di Agenas, Angelo Tanese, la vicinanza fisica delle farmacie non basta da sola. La prossimità, ha osservato, deve essere letta come capacità dell’intero sistema sanitario di ripensarsi. Questo significa integrare la rete territoriale con il digitale, utilizzare meglio i dati e costruire un sistema in cui ogni elemento, ospedali, farmacie, medicina territoriale, funzioni come parte di un’unica rete.In questa prospettiva, il passaggio dei farmaci dalla distribuzione diretta alla farmacia di comunità rappresenta solo uno dei tasselli di un cambiamento più ampio del modello di assistenza farmaceutica. Un processo che, nelle intenzioni dell’esecutivo, continuerà con il riordino della normativa del settore e il futuro testo unico della legislazione farmaceutica.