Due studi recenti mettono in discussione altrettante convinzioni molto diffuse: che le emozioni negative sul lavoro siano sempre dannose e che il contatto con la natura renda automaticamente più creativi. Lavoro ed emozioni negativePubblicato sul ‘Journal of occupational health psychology’ e guidato da David Lebel, il primo studio analizza l’impatto delle emozioni sul lavoro durante la pandemia di Covid-19. Il risultato è controintuitivo: solo metà delle relazioni tra emozioni negative e performance lavorativa ha avuto effetti realmente dannosi. In molti casi non c’è stato alcun impatto, e in altri addirittura effetti positivi.Secondo Lebel, il punto non è eliminare le emozioni negative – impossibile, soprattutto in tempi di crisi – ma gestirle. Il fattore decisivo è la leadership: empatia, compassione e comunicazione positiva hanno dimostrato di attenuare gli effetti negativi, migliorando coinvolgimento e performance economiche.Natura e creativitàUn’altra ricerca, pubblicata sul ‘Journal of Environmental Psychology’ e condotta da Amy Lim della Murdoch University, smonta invece un altro mito contemporaneo: quello della natura come scorciatoia per la creatività.“L’esposizione alla natura può influenzare la percezione che le persone hanno della propria creatività, ma non si traduce necessariamente in migliori risultati”, spiega Lim. In tre esperimenti, le performance creative sono risultate sostanzialmente simili tra ambienti naturali e non naturali.Il dato più interessante è che ambienti costruiti – spesso associati a stress e ansia – non peggiorano la creatività. Anzi, una certa tensione può attivare meccanismi utili: “Queste risposte psicologiche e fisiologiche possono spingere all’azione e alla risoluzione creativa dei problemi”, osserva Lim.Questo non significa che la natura sia inutile, tutt’altro: resta fondamentale per ridurre stress e affaticamento mentale. Ma non è la bacchetta magica che molti immaginano.Questo articolo Lavoro e creatività, le ricerche che smentiscono 2 luoghi comuni proviene da LaPresse